Ipnotizzare con il corpo

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Una nuova tecnica che fa uso di segnali non verbali si é mostrata più efficace, rapida e potente delle altri procedimenti induttivi … con grandi vantaggi sul piano dell’appicazione pratica

Ma ciò che accade veramente in quei momenti è altro: si chiama ipnosi!
E’ proprio constatando che i fenomeni ipnotici si presentano nelle comuni interazioni umane che gli studiosi di questa disciplina hanno appeso al chiodo pendolini, “guardami, guardami, guardami” e metronomi per investigare e trovare il modo di riprodurre quanto avviene già naturalmente.
Fatti non parole! L’indagine condotta con una sistematica e accurata osservazione e valutazione di queste occorrenze ha messo in luce che a suscitare questa condizione sono solo in alcune occasioni delle parole; il più delle volte, si tratta di segnali non verbali: suoni, toni di voce, certe scene, contatti fisici.
Gli stimoli hanno la caratteristica di essere inattesi, evocativi, emotivamente coinvolgenti.
Il corpo rivela La presenza di ipnosi è segnalata da cambiamenti nelle fisiologia osservabile dell’individuo; spesso le reazioni sono spesso sottili: dilatazione delle pupille, fissità dello sguardo, schiudersi della bocca, lieve dondolio del corpo, riduzione del tono muscolare ed altri ancora.
Minuti contati: La durata delle trance varia in genere da qualche secondo a parecchi minuti e si produce centinaia di volte al giorno.
L’ipnosi è un’esperienza quotidiana Queste scoperte hanno dimostrato che chiunque è stato ipnotizzato innumerevoli volte nella sua vita e che ognuno di noi, una volta, identificate le sue personali, uniche e irripetibili chiavi d’accesso all’ipnosi, è ipnotizzabile.
Ma il limite è stato subito evidente: la profondità di queste trance spontanee e la loro durata si sono rivelate troppo ristrette per un appli- cazione terapeutica.
Come potenziare l’effetto degli stimoli ipnotici Dopo il primo scorcerto, gli scienziati hanno ideato due possibili soluzioni:
i abbassare la soglia della sensibilità del soggetto agli stimoli (e aumentare quindi la sua recettività)
i aumentare la “forza” d’impatto delle sollecitazioni.
Gli “artifici” per il potenziamento dell’ipnosi: Una selezione delle tecniche più efficaci nella modificazione del comportamento, ha portato alla selezione di due modelli:
il’Ipnosi Dinamica, il primo procedimento ipnotico basato sul linguaggio del corpo, elaborato Stefano Benemeglio
iIl procedimento del ricalco-guida, ideato dalla Programmazione Neuro-Linguistica.
Due parole di spiegazione: L’Ipnosi Dinamica attraverso la gestione di toccamenti, rumori, variazioni della distanza interpersonale e con artifici per disorientare, “mettere sottosopra” e confondere la percezione, si innalza il tono emotivo del soggetto ipnotico, rendendolo estremamente permeabile alle suggestioni e ad ogni più piccola variazione del comportamento dell’operatore.
Un’altra tecnica per rendere più efficace e pilotare le reazioni degli individui con cui si interagisce é il Ricalco-Guida; consiste innanzitutto nel rispecchiare posture, gesti, timbro e quant’altro del modo di porsi dell’altro.
Il ricalco può essere fedele (ad esempio, si può assumere la stessa posizione dell’interlocutore), parziale (ci si può toccare il mento, quando chi ci sta di fronte lo liscia tra le dita) o incrociato (si può dare un colpetto al tavolo ogni volta che l’altro mostra un aumento dell’attenzione). Dopo un certo numero di ripetizioni, nella mente del soggetto si stabilisce un’associazione stabile tra il nostro e il suo comportamento, per cui una nostra variante sarà seguita da una sua analoga replica – guida -.
I passi dell’induzione ipnotica:Il metodo descritto deve molto alle impostazioni originali dell’Ipnosi Dinamica cui, oltre all’integrazione del modello ricalco-guida, sono state apportate delle rettifiche che ne hanno reso più snella e rapida l’applicazione.
L’individuo viene messo in piedi in mezzo ad una stanza; gli viene chiesto di tenere una postura eretta, ma non tesa; di non fare movimenti volontari e involontari, di non parlare, di non aprire gli occhi una volta che si siano chiusi: tutto questo ha tre obiettivi:
– “scoraggiare” l’individuo dal fare azioni che allentino la
tensione emotiva
;
ridurre la percezione dell’ambiente esterno;
agevolare lo spazio di manovra dell’operatore.
La stimolazione dei sensi l’operatore fa la richiesta di osservare i gesti che eseguirà all’altezza degli occhi (aprire e chiudere le dita, fare movimenti circolari, far scorrere la mano avanti e indietro; ecc.).
Non appena viene scorto il più piccolo cenno di alterazione della coscienza in coincidenza con uno specifico segnale; si procede ad un “aggiustamento del tiro” (il movimento è fatto più veloce o più lento; più vicino o lontano, da destra oppure da sinistra, ecc.) per individuare la forma che meglio si attaglia al soggetto.
Individuato il “grimaldello” giusto, lo si ripete, attenti a adattarlo ad ogni minimo cambiamento nella risposta.
Ripetizione e adeguamento portano ad una intensificazione della reazione, riflesso di una più pronunciata modificazione dello stato di coscienza.
Se la stimolazione visiva si mostra poco efficace, si può passare a quella sonora (si producono vocalizzi o rumori) o quella tattile (si può toccare l’individuo sulla fronte, appoggiarsi ad esso, poggiargli una mano sulla spalla o sul petto). Il protocollo che segue è lo stesso che per la modalità visiva (si cerca il “profilo” adatto per tono, volume, ritmo e velocità dei suoni o il punto e il modo “corretto” del contatto). Accentuare la recettività.
In quel momento, si può elevare la responsività dell’ipnotizzato:
– gli si gira attorno, parlando (in genere dicendo frasi vuote o facendo banali descrizioni di ciò che si sta facendo) per far si che il soggetto individui un riferimento preciso; poi, si cambia direzione all’improvviso.
– ci si mette di fronte al soggetto e, nel parlare, si dirige la voce verso l’orecchio destro o quello sinistro oppure in alto o verso il basso;
– si parla a voce bassa e con tono calmo e soffice; quindi, si da un forte battito di mani. · si sposta la testa del soggetto verso dietro (la sua percezione dell’equilibrio viene fisiologicamente alterata)
– si fanno suoni acuti, aspirati; si fanno cadere oggetti alle sue spalle; si scuote un portapenne con moto ascendente e discendente o da destra a sinistra; ecc.
A quel punto, la reazione tipica è la caduta; cioè, la perdita dell’equilibrio.
Si pone quindi l’individuo su una poltrona o su un divano e si formulano delle suggestioni, questa volta verbali. Anche quelle sono calibrate in base alle alterazioni emotive e di coscienza che suscitano (gli studi più recenti si stanno muovendo nel senso di scoprire come ottenere, con lo stesso metodo, le suggestioni articolate con la parola).
Potremmo dire che procedere con il consueti metodi di induzione ipnotica è come provare a guidare una macchina senza aver fatto prima il pieno; se c’è benzina, l’auto (individuo altamente ipnotizzabile) va avanti lo stesso; se è “a secco” (persona refrattaria), il veicolo non va in moto. Chi applica l’ipnosi non verbale, prima di “mettersi la voltante” – dare le suggestioni – riempie sempre il serbatoio!

I MITI DA SFATARE

iAndare in ipnosi vuol dire dormire o perdere la coscienza:
FALSO: il più delle volte, comporta una condizione che potremmo paragonare al dormiveglia. Questo stato può comportare talvolta una specie di torpore che rende percezione e ricordo annabbiati; ma più comunmente, la trance é una “rilassata” vigilanza.

iSe non si viene “risvegliati”, si può non uscire più dallo stato ipnotico: FALSO: in realtà, per quanto la trance sia un esperienza piacevole, se non si ricevono sollecitazioni, dopo un po’ ci si riprende da sé

iNel corso di una seduta ipnotica, l’individuo diventa un automa nelle mani dell’ipnotista:
FALSO: la persona mantiene sempre un certo grado di autocontrollo e interagisce comunque, anche se a livello passivo e involontario, con l’operatore.

iL’ipnotizzatore può far fare quello che vuole all’ipnotizzato: FALSO:durante la trance, si produce una maggiore disinibizione, ma se l’individuo moralmente o per volontà non vuole veramente fare qualcosa non lo fa.

iPer ipnotizzare bisogna essere dotati di poteri particolari:
FALSO: l’ipnosi è semplicemente una tecnica; tutti possono apprenderla. Naturalmente, come per ogni attività umana, c’è chi è più portato e chi meno.

iL’ipnosi è uno scontro di volontà:
FALSO: chi viene ipnotizzato ha una personalità debole: anche questa è una credenza priva di fondatezza; anzi, chi è maggiormente “suggestionabile” spesso tende a mostrare una maggiore rigidità e un più alto grado di allerta.

iL’ipnosi fa dire o fare cose che non si vorrebbero:
VERO/FALSO: stato di ipnosi è una condizione di inerzia psichica e motoria per cui la persona non ha “voglia” di produrre delle azioni spontanee o di pronunciare delle parole
Di solito la persona non parla in ipnosi, se non dopo un lungo e laborioso allenamento: nello stato trance, si attiva una parte del cervello in cui il linguaggio è rudimentale; per altro, corde vocali e gli altri organi fonatori sono rilassati e per l’individuo pronunciare delle parole comporta un grosso sforzo e un impegno arduo.

iCon l’ipnosi possono emergere impulsi, pensieri e ricordi che possono far star male:
VERO/FALSO: si tratta di un evento piuttosto raro; più di frequente, l’individuo può avere crisi di pianto, tremori o provare forti emozioni all’inizio dell’induzione, quando il rilassamento favorisce lo scarico di tensioni fino a quel momento trattenute; ma lo stesso può fare una scena di un film o un racconto particolarmente commovente.

LE CAUTELE NECESSARIE

L’ipnosi in linea di massima non ha controindicazioni, purché l’operatore rispetti la personalità, lo stato d’animo e le necessità dell’individuo e abbia una solida esperienza e conoscenza del fenomeno.
Gli eventuali danni ed “collaterali” che andremo ad elencare sono comunque reversibili e passeggeri. I problemi procurati con l’ipnosi possono essere di natura psicologica e/o organica:

iEmotivi: attacco di panico o d’ansia, percezione di una distorsione della propria immagine o dell’ambiente esterno; attacchi d’ira o di pianto; stato confusionale; sensazione di perdita di controllo o di identità.
iFisici: emicrania, sensazione di instabilità, torpore, nausea, crampi, disturbi gastrointestinali. Queste complicanze non si verificano o sono contenute quando l’ipnotista segue il protocollo precisato di seguito:
– Il soggetto non va “risvegliato” rapidamente quando è in uno stadio profondo d’ipnosi;
–  Non bisogna spingere l’individuo a fare cose contro il suo volere ne fargli fare cose umilianti o che lo rendano ridicolo. – Non ipnotizzare individui psicotici o borderline*: la psicosi può essere scatenata dalla condizione di dissociazione (tra comportamento volontario e risposte automatiche) che accompagna la trance.
– eventuali crisi di ansia, pianto, agitazione e somatizzazioni vanno risolte in ipnosi, se il soggetto si trova ad un livello profondo di trance; se la trance è leggera, vanno tolti eventuali vincoli (del tipo di “non puoi aprire gli occhi” o “non riesci a fare un passo avanti”) e l’individuo è sollecitato a muoversi, ad aprire gli occhi e a parlare.
– E’ importante fare attenzione a non dare suggestioni postipnotiche involontarie – ad esempio, con un lapsus (il soggetto potrebbe viverle come un’incomprensibile perdita di controllo e sviluppare una crisi d’angoscia).

Perché funzioni bene

Le condizioni che favoriscono l’induzione ipnotica e quindi la riuscita dell’ipnosi sono:
hFiducia nell’operatore sia comeprofessionista, ma soprattutto come persona
hL’ambiente deve essere; poco rumoroso; la temperatura va tenuta attorno ai 20 gradi; le luci é importante siano soffuse; inoltre, pareti e arredamento é consigliabile abbiano una tinta distensiva (blu, verde, violetto, rosa pallido)
hSottoporsi all’ipnosi tra le 11 del mattino e le 16-17 del pomeriggio
hFare l’ipnosi non troppo vicino ai pasti

C’è un ritmo dentro di noi

E’ stato scoperto che tutte le persone possiedono un ritmo interno tale, per cui, ogni ora e mezza circa, si altera naturalmente lo stato di coscienza;
questo “calo” ha la funzione di spingere l’organismo ad una sosta così da riprendere le energie.
Il ritmo prende il nome di “Ciclo Ultradiano“. I suoi segni sono:
– Sbadigli, respiri profondi, sospiri;
– fatica a mettere a fuoco la a fare sogni ad occhi aperti o a fissare nel fuoco;
– difficoltà a concentrarsi, – tendenza a distrarsi, goffaggine, sbadataggini, dimenticanze, gaffe.
– scarabocchiare distrattamente, dondolarsi sulla sedia, tamburellare, da seduti oscillare un piede o dalla posizione eretta, sollevarsi sulle punte, ecc.

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori:
I Segreti del
Linguaggio del Corpo

ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2010
Marco Pacori:
Il Linguaggio del
Corpo in Amore

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2011
Marco Pacori:
Il linguaggio segreto
della Menzogna

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2012

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