Algebra dell’interpretazione

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Non sempre quando parliamo pronunciamo le parole correttamente, oppure ci può capitare di invertire l’ordine sintattico della frase o di omettere certi elementi grammaticali.

Fin da quando Freud ha scritto “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901), sappiamo che questi errori non sono casuali, ma manifestazioni di esigenze inconsce. Molte volte, però, certe espressioni dei nostri interlocutori ci lasciano perplessi pur non rilevando nelle loro parole né un lapsus né un’inversione sintattica né altre violazioni linguistiche vistose.
Altre volte, la presenza di un termine ambiguo all’interno di queste frasi ci induce a commenti maliziosi, ma mai penseremmo che le interpretazioni che diamo possano essere letture corrette; eppure, proprio questi enunciati, molto più spesso di quanto non si creda, rivelano realmente quanto trapela.
Facciamo un esempio. Due donne sono appena salite su un autobus; una delle due si accinge ad infilare il biglietto nell’obliteratrice, ma il biglietto è piegato e la donna non riesce a timbrarlo. Allora, con il volto inespressivo, dice “neanche a mio marito entra mai”.
L’altra, non rilevando il potenziale doppio senso della frase (considerata l’appropriatezza del commento), replica che alle volte capita anche a lei. La frase della prima donna ha, in realtà, proprio i connotati del doppio senso, solo che la denotazione sessuale delle sue parole non è riconosciuta né da lei stessa né dall’amica.
Potremmo dire, allora, che ci troviamo di fronte a una di quelle comunicazioni che Robert Langs ha definito “plurivoche” (Langs, 1985,1986); dotate, cioè, di due significati che viaggiano paralleli sullo stesso binario sintattico: il primo, quello cosciente, è detto “messaggio manifesto”; il secondo, inconscio, è chiamato “messaggio latente.

Per comprendere a fondo la struttura di enunciati del tipo descritto, dobbiamo ora fare una breve parentesi sulla branca della linguistica elaborata da Chomsky, detta “Grammatica Trasformazionale”.
Senza addentrarci troppo negli elaborati modelli proposti da questa disciplina, ci limitiamo a dire che Noam Chomsky ritiene che le frasi possiedano una duplice “architettura”: siano cioè composte da una “struttura superficiale”, che è la frase così come viene enunciata o scritta, e da una “struttura profonda” che è, invece, la rappresentazione completa della proposizione.
Alle volte, infatti, a causa di determinati processi che lo studioso definisce “generativi”, la struttura profonda, nel momento in cui si “concretizza” in struttura superficiale, subisce la trasformazione di alcuni elementi e l’omissione di altri.
Un’altra rilevazione della “Grammatica Trasformazionale” è che esistono strutture a metà tra la frase e la parola, chiamate “sintagmi”: si tratta delle più piccole aggregazioni linguistiche che possiedano un senso compiuto e sono costituite da elementi lessicali legati fra loro: così, il sintagma nominale è composto dal nome più l’aggettivo o l’articolo che l’accompagna; il sintagma verbale, da un verbo più un aggettivo o un nome, e via dicendo.
Ora, prima di tornare al nostro esempio, facciamo un altro appunto. Nella Logica Simbolica consideriamo le proposizioni secondo un doppio binario: vere o false: lo stesso principio, vedremo, lo possiamo applicare alle espressioni del tipo illustrato.
Riprendiamo quindi la frase “incriminata”, cioè “neanche a mio marito entra mai” e analizziamola alla luce dei modelli “presi a prestito” da linguistica e logica. Non viene specificato cosa non entri; è omesso quindi il “sintagma nominale” (sebbene sia implicito, data la presenza fisica del referente – il biglietto); la frase appare di conseguenza ambigua; presa di per sé – cioè al di fuori del contesto -, potrebbe riferirsi anche al SN “il pene”.
In questo caso, perciò, potremmo ipotizzare che l’ambiguità sintattica offra all’inconscio l’opportunità di veicolare un secondo messaggio parallelo al primo; si produrrebbe quindi una “condensazione” e verrebbe realizzato anche un altro importante obiettivo “caro”, secondo Freud, all’inconscio: l’economia energetica (una sorta di “due al prezzo di uno”). Tutto questo grazie ad una struttura superficiale che rappresenti, allo stesso tempo, due differenti strutture profonde.
Scomponendo le due strutture nei loro singoli elementi, in base ai dettami della Grammatica Trasformazionale, ne risulta allora schema riprodotto qui sotto.
Confrontando, quindi, i due enunciati, prendendo come criterio la distinzione tra vero e falso, possiamo ricavare le seguenti regole:
1) un enunciato è VERO se sono vere le condizioni descritte dall’enunciato logico: e cioè, se l’oggetto tema della proposizione verbale possiede realmente la proprietà attribuitagli (“di non entrare, di essere piccolo, di essere stretta”, ecc.) e potrebbe fungere da simbolismo sessuale in un sogno (un biglietto, un gommone, ecc. e altri simboli fallici o dell’organo genitale femminile).
2) Il simbolismo deve essere attribuito, anche implicitamente, ad un essere umano e deve essere “coerente” con il suo sesso.
3) Chi ha pronunciato la frase deve essere in relazione intime con il soggetto logico della frase; e quindi, deve essere: se stesso, il marito, la moglie, il figlio, ecc.
4) Manca il SN o c’è un SN generico (es. quello).
Prendiamo a questo punto due frasi che contengano delle parole ambigue (simbolismi) e mettiamo alla prova il modello;
A) ” … E’ una larga fetta di mercato quella in cui vogliamo entrare, ma è duro trovare dei finanziamenti adeguati “.
B) ” (riempiendo una borsa) … E’ proprio capiente; quella di mia moglie invece è stretta e non ci sta tutto“.
Nel primo caso, una “fetta di mercato” che, per altro è già una metafora, è larga per convenzione linguistica e tale è anche il riferimento degli altri simbolismi.
Nel secondo esempio, invece, possiamo ritrovare i “canoni” che abbiamo indicato come requisiti per frasi dal “doppio senso”: la frase è “vera”, cioè la borsa è veramente stretta – non c’è motivo di dubitare delle parole del locutore -;  la borsa (quella) può essere realmente un simbolismo sessuale; inoltre, – è attribuibile ad una donna, con cui chi parla è in relazioni intime.
Anche “non ci sta tutto“, d’altra parte, può essere inteso come un riferimento ad un’azione compiuta con il genitale maschile. Infine, “quella” è generico e non c’è un riferimento preciso nemmeno per “non ci sta tutto“. In definitiva, ci troviamo di fronte ad una frase che riporta un doppio significato.
L’interpretazione dell’inconscio è sempre stata affidata all’esperienza e all’abilità del singolo; modelli come quello illustrato dimostrano invece come si possano creare dei veri e propri “algoritmi”, così da emancipare la psicoanalisi e le discipline affini da etichette come “teoria” o “metafisica”. La decodifica può dunque diventare un evento riproducibile e preciso, meno soggetto a distorsioni e capacità individuali.

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori:
I Segreti del
Linguaggio del Corpo

ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2010
Marco Pacori:
Il Linguaggio del
Corpo in Amore

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2011
Marco Pacori:
Il linguaggio segreto
della Menzogna

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2012

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