Uno sguardo nel cervello mentre inventa

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Che cosa distingue un ottimo esecutore di sonate per piano da Chopin o un accurato ritrattista da Picasso? La risposta è: l’estro creativo. Una qualità rara. Da cosa dipende? In parte dall’ambiente in cui si cresce: genitori che sollecitano l’autonomia e l’indipendenza del figlio facilitano l’acquisizione di questa facoltà.

Inoltre pare che il talento artistico si possa in parte apprendere con la semplice esposizione continuata a modelli, i genitori perlopiù, che siano artisti di mestiere o per hobby. Recenti ricerche però sembrano dimostrare che la differenza principale tra creativi e non-creativi è di tipo neurologico. Varie indagini hanno messo in risalto che i creativi tendono a “pensare” in prevalenza con l’emisfero destro del cervello: emisfero specializzato nell’elaborazione di rapporti spaziali, nella raffigurazione simbolica e nell’uso degli aspetti non verbali del pensiero e del comportamento. Ultimamente si è scoperto che entrano in gioco altri fattori e soprattutto un modo particolare di funzionare del cervello. A questa conclusione sono arrivati quasi in contemporanea, e con procedure diverse, due gruppi di studiosi che pubblicano i loro studi rispettivamente su “Neuropsychologia” e su “International Journal of Psychophisiology”. Scopo del primo studio, degli psicologi Ingererd Carlson, Peter Wendt e Jarl Risberg dell’Università di Lund in Svezia, era indagare quali aree cerebrali si attivassero durante l’esecuzione di compiti creativi, un esame reso possibile grazie alle moderne tecniche per il monitoraggio della circolazione sanguigna del cervello. Da un gruppo iniziale di 60 soggetti, i ricercatori hanno selezionato un campione di 12 individui altamente creativi e di altrettante persone scarsamente dotate in questo senso. Sono seguiti test che richiedevano ora una soluzione logica ora un’intuizione. Il risultato più significativo è che chi era particolarmente creativo, nei compiti in cui era necessario trovare una soluzione originale, mostrava un incremento della circolazione in entrambe le regioni anteriori del cervello (i lobi frontali). Gli individui dotati di poco estro invece mostravano un aumento del flusso del sangue nel solo lobo sinistro; in altre parole, continuavano a usare il pensiero razionale anche nel processo di invenzione. I creativi, dunque, sembrano avere un migliore interscambio tra gli emisferi cerebrali; inoltre, questa interazione appare facilitata e regolata da una stretta collaborazione dei due lati del lobo frontale; nel lato destro verrebbero sviluppate le idee; nel sinistro queste verrebbero raffinate e riordinate. In linea con questa scoperta è anche l’osservazione del neurologo Miller e altri dell’Università di Los Angeles fatta su pazienti colpiti da “demenza fronto-temporale”. In essi il deterioramento dell’area frontale “dominante” aveva letteralmente scatenato la loro vena artistica; tuttavia, proprio perché mancava la proprietà di riorganizzazione del lobo sinistro (il linguaggio era molto degradato), solo in termini di produzione pittorica. A sostegno dell’ipotesi del ruolo direttivo dei lobi frontali nella creatività arriva anche un esperimento dei neurologi Norbert e Ksenija Jaou?ovec dell’Università di Maribor in Slovenia. Il loro studio si avvale dell’elettroencefalogramma, strumento registra i campi elettrici prodotti da vaste porzioni del cervello. Abbiamo 4 fondamentali ritmi cerebrali: le onde alfa, che hanno una frequenza che va dalle 7,5 alle 13 onde al secondo; le beta, che superano i 14 herz; e infine le theta e le delta, molto più lente. Le beta sono caratteristiche dello stato di vigilanza; le alfa del rilassamento o del dormiveglia; mentre le ultime due accompagnano comunemente il sonno. Il neurologo Klimesch e i suoi colleghi hanno dimostrato che la banda alfa va distinta in alta (10,3-12,3 hz) e bassa (8,3-10,3 Hz). La fascia bassa è legata in particolare ai momenti in cui siamo concentrati o attenti, mentre la banda alta è rilevabile quando cerchiamo di ricordare qualcosa.  Con l’elettroencefalogramma è possibile inoltre verificare l’intensità di un fenomeno chiamato “coerenza”, cioè l’attivazione contemporanea di diverse regioni cerebrali. Su queste basi, gli psicologi Jaoušovec e Jaušovec hanno esaminato le variazioni elettroencefalografiche in rapporto all’esecuzione di compiti ora ordinari e logici ora creativi. Dall’esame dei tracciati si è appurato che quando siamo impegnati a formulare idee nuove il cervello emette soprattutto onde alfa di basso “voltaggio”, concentrate nella regione frontale; queste onde appaiono fortemente desincronizzate, indice di un’elevata attività cerebrale. Anche la “coerenza” risulta notevole nel corso dell’ideazione creativa: aree distanti del cervello si attivano simultaneamente.

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori:
I Segreti del
Linguaggio del Corpo

ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2010
Marco Pacori:
Il Linguaggio del
Corpo in Amore

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2011
Marco Pacori:
Il linguaggio segreto
della Menzogna

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2012

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