Anche il potere ha un “genere”

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I segnali non verbali di dominanza vengono interpretati in modo diverso se a farli è un uomo o una donna

Nonostante il gentil sesso abbia raggiunto, almeno sulla carta, la parità con gli uomini, sul piano lavorativo sono ancora poche le donne che rivestono posti di prestigio.

Un ricerca condotta in America ha, ad esempio, messo in luce che solo terzo del totale dei manager sono donne.
Numerose indagini hanno dimostrato che il sesso femminile tuttora trova difficoltà ad essere riconosciuto in posizioni di potere.

A perpetuare quest’immagine contribuiscono, oltre alla cultura, i media che ancora rappresentano le donne in ruoli tradizionali: in uno studio pubblicato su Journalism Quarterly, Gary Warren Melton e Gilbert Fowler hanno esaminato 2058 spot della radio, scoprendo che quando le donne sono protagoniste dell’annuncio sono rappresentate come consumatrici o in lavori “umili” o impiegatizi e quasi mai in ruoli prestigiosi come dottori o avvocati.
In una ricerca analoga condotta dalla psicologa Jane Simmons sui 253 commercial televisivi, l’autrice ha appurato come le donne siano tipicamente raffigurate come figure senza autorità e comunque con minor potere rispetto agli uomini.
Questa diversa prospettiva si riflette, in ogni caso, nel comportamento caratteristico dei due sessi.

Gli uomini, nei loro rapporto personali e di lavoro, esibiscono tipicamente quelli che sono conosciuti come “indizi di status elevato”: ad esempio, tenere le gambe larghe, appoggiare le braccia sullo schienale di un di un divano o di un bancone o assumere posture rilassate, scomposte e comode.
Altri tipici segnali maschili di dominanza sono mettere le mani sui fianchi o massaggiarsi con vigore il retro del collo; sollevare le braccia e unire le mani dietro la nuca o ancora stare in piedi mentre l’interlocutore è seduto.

Per contro, le donne, nelle loro interazioni, tendono ad usare naturalmente segnali di sottomissione come unire le ginocchia sia in posizione in piedi sia sedendosi, tenere le mani in grembo, assumere posture tendenzialmente erette e composte o stare sedute tenendo il busto inclinato in avanti o piegare di lato la testa, usare un tono di voce più acuto del normale, evitare il contatto visivo diretto, ecc.

In un’indagine su reali colloqui di assunzione, lo psicologo olandese Marc Fokke Luxen ha osservato che il comportamento maschile e femminile dei selezionatori (persone quindi in posizione di potere) mostra vistose differenze: le donne del suo studio tendevano a mostrarsi più cordiali e a mettere a proprio agio i candidati; mentre gli uomini erano più seri, diretti e dominanti: ad esempio, le esaminatrici del sesso “debole” ridevano di più rispetto agli uomini, avevano posture più aperte e nelle loro domande erano più generiche; i maschi, per contro, scuotevano più spesso la testa, sedevano in posture più chiuse, chiedevano le cose in modo più diretto e, in linea di massima, avevano meno remore a fare delle osservazioni.
Non solo le donne si mostrano in linea di massima meno autoritarie, ma anche quando rivestono posizioni di potere il loro comportamento è spesso equivocato.

La percezione del proprio potere sul posto di lavoro da parte di subordinati, pari e superiori è una determinante critica del successo a livello manageriale ed organizzativo.

Il modo più convincente di comunicare la propria leadership è sicuramente attraverso i segnali non verbali: ad esempio con il contatto visivo, con la mimica facciale, con le posture e con altre forme di espressione.

Tuttavia, l’impressione che procura uno stesso atto non verbale è diversa se eseguito da un uomo o da una donna; questo perché nella nostra percezione siamo condizionati dall’idea dei ruoli sessuali e dalle aspettative che sviluppiamo di conseguenza.
La psicologa americana Brandi Olson ha approfondito lo studio di come il comportamento dominante e quello gregario siano vissuti in modo diversi se a esibirli è un uomo oppure una donna.
Per il suo studio ha ingaggiato 55 studenti e 34 liberi professionisti e ha chiesto loro di giudicare delle foto di uomini e donne sia in posizione dominante sia in posa sottomessa.
Il risultato ha dato prova che la percezione della dominanza è influenzata dal genere sessuale delle persone ritratte: gli uomini nelle posizioni dominanti erano giudicati più dominanti che le donne nella stesse posture.

Questo esito è in linea con le indagini della Judee Burgeon, psicologa e docente all’Università dell’Arizona, che ha osservato come una postura aperta e rilassata sia vista come informale se messa in atto da una donna; mentre è colta come dominante se prodotta da un uomo.

Altri due studiosi, Herman Aguinis e Christine Henle dell’Università americana del Colorado hanno sviluppato ulteriormente queste osservazioni.
Questi psicologi hanno reclutato degli studenti e hanno chiesto loro di valutare il potere di impiegate femminili raffigurate in delle vignette che le vedevano impegnate in tre tipi di comportamenti: contatto visivo, espressione facciale e postura.
Il risultato ha dimostrato che guardare fisso negli occhi (un comportamento da leader) da parte di una donna opposto al guardare di traverso induce a pensare quest’ultima non sia autorevole, ma coercitiva.
Questo per il fatto che questo comportamento è incongruente con le aspettative rispetto al ruolo sessuale.
Lo stesso comportamento messo in atto da soggetti degli uomini suscita invece ad una maggiore credibilità.

Le donne che mostravano un espressione rilassata, rispetto a quelle che avevo i tratti del volto tesi, apparivano meno autorevoli.
Infine, le impiegate sedute dietro una scrivania con le gambe incrociate davano l’idea di essere competenti e determinate.

Questa ricerca appare in linea con altre indagini che mettono in luce come le donne in posizione di leader siano giudicate in modo più severo quando deviano dai tradizionali canoni femminili; sono particolarmente mal viste quando sfoderano uno stile di leadership autoritario e direttivo; mentre, sono considerate al pari degli uomini quando adottano uno stile dominante più tipicamente femminile: cioè democratico e sensibile nei rapporti interpersonali.

Bibliografia citata:

Gary Warren Melton and Gilbert L. Fowler, Jr. (1987). Female Roles in Radio Advertising. Journalism Quarterly, 64 (1): 145-49. 

Jane M. Simmons (1986). Gender Differences of Nonverbal Power Cues in Television Commercials. Proceedings of the 1986 Convention of the American Academy of Advertising, (ed.), Ernest F. Larkin: R72-R76. 

Marc Fokke Luxen: Evolutionary studies in personnel psychology, tesi discussa il 2 settembre 2004 

Brandi Olson: Perceptions of Nonverbal Behavior: A Comparison of Corporate and Undergraduate Samples, presented at PSI CHI Undergraduate Research Conference, Chicago, Illinois 1999 

Burgoon, J. K. (1991). Relational message interpretations of touch, conversational distance, and posture. Journal of Nonverbal Behavior, 15, 233-258. 

Aguinis H, Henle CA.(2002) Effects of nonverbal behavior on perceptions of a female employee’s power bases. J Soc Psychol. 2001 Aug;141(4):537-49.

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