Guardami mentre ti parlo! Lo sguardo distingue chi domina e chi é sottomesso

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di Giorgio Maggi

Lo sguardo può essere sfuggente o fermo; tenero o duro; ingenuo o malizioso…insomma, con gli occhi possiamo trasmettere un’infinità di messaggi.

Non é una prerogativa esclusiva dell’essere umano; anche gli animali hannno i loro “giochi di sguardo”; nelle specie inferiori il modo di guardare può esprimere paura, attrazione e disinteresse, ma viene usato principalmente per segnalare dominanza e minaccia,

Si è osservato che nei primati, durante gli scontri tra maschi in competizione per stabilire chi è il capobranco, lo sguardo fisso viene usato come segnale per ostentare minaccia provocando aggressione e/o sottomissione. L’animale che per primo interrompe o distoglie lo sguardo si mostra sconfitto e quindi sottomesso; questo perché l’atto di guardare altrove indica riappacificazione e cessazione della volontà di lottare.
Al contrario lo sguardo diretto e prolungato suggerisce minaccia e l’intenzione di proseguire il combattimento per la leadership. Qualora nessuno dei duellanti non distolga lo sguardo, quasi sempre si passa all’attacco fisico vero e proprio.

In un ordine gerarchico ben stabilito, ovvero quando la fase della lotta per la supremazia è stata superata, si verificherà invece quello che gli etologi inglesi Michael Chance e Ray Larsen (¹) definiscono la “struttura di attenzione” dell’inferiore verso il dominante. Si tratta della frequente osservazione che gli animali subalterni dedicano al comportamento degli animali dominanti. Questi ultimi sono cioè al centro dell’attenzione e tutti gli altri sono orientati verso di loro sia perché sono temuti sia perché rappresentano un rifugio in caso di pericolo.

Negli esseri umani si ripropongono, con significati sostanzialmente simili, le stesse dinamiche dello sguardo nei rapporti di status studiatii negli animali.

In ogni gruppo umano con un ordine gerarchico ben stabilito, i subordinati tendono a guardare l’individuo dominante; di converso, quest’ultimo tende ad ignorare gli individui subordinati. Esiste una forte correlazione tra quantità di sguardi ricevuti e collocazione nella scala del potere . Nell’ambito dei gruppi, le persone guardano maggiormente al leader che viceversa; questo per contro non si preoccupa quasi mai di guardare i suoi subordinati durante le normali interazioni o gli scambi di battute e assume un atteggiamento di indifferenza, cioè che ignora i presenti! Ma se si rivolge ad uno dei suoi subordinati lo guarderà in maniera diretta fissandolo negli occhi. L’individuo puntato probabilmente non sarà in grado di reggere lo sguardo e, mentre ascolta, distoglierà gli occhi altrove.

Quando per esempio un individuo amico e sottomesso entrerà in una stanza, i suoi occhi cominceranno a saltare da un punto all’altro della sala controllando tutti i presenti. Nel momento in cui individuerà il leadere continuerà a guardarlo e, ogni qualvolta ci sarà una battuta, una polemica o qualcuno esprimerà un’opinione personale, gli occhi del subordinato cadranno in direzione della persona dominante per constatare la sua reazione.
Il significato che si coglie dal comportamento del subordinato si potrebbe tradurre come “aspetto la tua reazione e la emulo, ti seguo nei tuoi movimenti perché mi ispiri sicurezza e protezione e ti riconosco come figura dominante!”

Ciò che vale per i primati conta anche nelle interazioni umanei. Se l’individuo subordinato non rivolgesse lo sguardo altrove quando viene fissato dall’individuo dominante allora la faccenda si complicherebbe e, nei gruppi sociali (per es. gang di quartiere, gruppi ultras, organizzazioni criminali in genere) in cui vigesse la regola della violenza, quasi sicuramente sarebbe aggredito. Questo perchè il significato del sostenere lo sguardo quando si viene fissati dall’individuo dominanteè può essere un segnale di sfida nei confronti del leader in carica; il quale per difendere la sua posizione, potrebbe attaccare simbolicamente e non il suo sfidante.
Nel caso in cui il superiore di rango non fosse un abitante della “giungla” o un capo di una gang metropolitana, bensì un amministratore delegato di una grande azienda, un leader politico o un direttore d’ ‘azienda come andrebbero le cose? Licenziamento in tronco o espulsione immediata! A parte queste opzioni del tutto prevedibili e consentite dal codice civile, quasi sicuramente non si verificherebbe nessun tipo di aggressione fisica contro chi osasse sfidare o mettere in discussione il capo, ma questi probabilmente metterebbe in atto una serie di azioni tendenti a reprimere simbolicamente qualsiasi tentativo di ribellione e insubordinazione.

Un tipico gesto di dominanza è quello del braccio “protettivo” proteso in avanti con la mano appoggiata sulla spalla; é chiamato così perché in origine era un gesto di protezione. Esistono varianti di questo gesto originale che possono essere effettuate mediante la manipolazione di oggetti di forma fallica come penne, giornali arrotolati, ombrelli o anche semplicemente sventolando il dito indice; il dito che “indica la strada”M il più indipendente e importante delle quattro dita … chiamato, non a caso, anche “dito napoleonico”.

 

* Gli studi citati sono:

 

¹ Michael R.A. Chance e Ray R. Larsen: Social Structure of Attention, London, Wiley; 1976

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