Mano nella mano

Categories: Articoli sul linguaggio del corpo

Siamo così abituati a fare il gesto di dare la mano, quando incontriamo o conosciamo qualcuno che nemmeno ci rendiamo conto che il modo in cui lo facciamo parla di noi.

Si tratta di un comportamento che salta all’occhio solo se è eseguito in modo insolito: la stretta è molle o troppo forte, vengono offerte le sole dita, ci viene ruotato il polso nel momento in cui la offriamo e così via.

Ricerche ed osservazioni dimostrano che sebbene sia un’azione appresa, ognuno ha un proprio modo di dare la mano e attraverso questo parla involontariamente di sé.

Variazioni anche minime della sua esecuzione possono dirci molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che predilige.
Ad esempio, chi, nello stringere la mano, torce il polso dell’altro o appoggia la propria mano sulla sua spalla, esprime il desiderio di porre l‘interlocutore in un ruolo di sudditanza.

La persona che invece offre il «pesce lesso» o solo la punta della dita non gradisce il contatto con gli altri e si tratta di un individuo altezzoso o schivo e comunque quasi sempre falso e opportunista.
Un’indagine di un’equipe di psicologi dell’Università americana dell’Alabama capitanata da William Chaplin ha studiato in modo sistematico quest’azione; facendo delle interessanti scoperte.
Innanzitutto, è stato appurato che il modo di dare la mano è stabile nel tempo ed indipendente dalla persona che incontriamo (perciò è legato alla personalità).

Gli studiosi hanno quindi osservato che una stretta energica e calorosa è tipica degli individui estroversi e di chi è molto espressivo; nelle donne, inoltre, è associata anche ad apertura mentale e a curiosità per le novità.
Al contrario, chi è timido o ha un temperamento ansioso e instabile da la mano in modo esitante e la sua stretta appare piuttosto debole.

Infine, si è constatato che questa forma di saluto incide molto sulla prima impressione che ci si fa dell’altro; per cui dare una salda stretta di mano può disporre favorevolmente l’interlocutore verso di noi, specie se a farlo è una donna cui viene attribuito un carattere aperto, socievole e gioviale¹.

Nel dare la mano, il porla con il palmo rivolto verso il basso indica la volontà di mantenere una posizione di dominanza.
Per altro, la stesso vale quando una coppia eterosessuale si tiene per mano ai tavolini del bar o passeggiando per strada.
Due studi successivi dello psicologo Chapel hanno messo in luce come nella stragrande maggioranza dei casi, è l’uomo a tenere la mano sopra quella della compagna²,³

Se le due mani si uniscono: cioé se i palmi si toccano, è evidente come stabilire quale mano si trovi sopra.
Non è altrettanto intuitivo, se le mani sono tenute lungo i fianchi, come quando si cammina mano nella mano.

In quel caso, “comanda” chi tiene l’altro con la destra (cioè la mano dominante)
Con quest’azione, l’uomo attesta in modo non verbale la sua posizione di «conduttore« all’interno della relazione.

* Gli studi citati sono:
1) Chaplin WF, Philips JB, Brown JD et al.: Handshaking, gender, personality and first impressions; J of Pers and Soc Psychol; n° 79, luglio 2000;
2) Chapel M e al: men and women holding hands: whose hand is uppermost?; Percept Mot Skills, n° 87, agosto 1998
3) Chapel e al.: M: men and women holding hands: II. Whose hand is uppermost?; Percept Mot Skills, n° 89, ottobre 1999)

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori:
I Segreti del
Linguaggio del Corpo

ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2010
Marco Pacori:
Il Linguaggio del
Corpo in Amore

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2011
Marco Pacori:
Il linguaggio segreto
della Menzogna

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2012

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