Nato sotto una buona stella? No semplicemente bello! Nascere con un bell’aspetto spiana molte strade

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Chi é di bella presenza é spesso avantaggiato nella vita; ha più chanche e viene giudicato più positivamente e con più indulgenza. Ingiusto? Probabilmente sì, ma la ricerca dimostra che in effetti é una vera e propria “marcia in più” nella vita

I lineamenti del volto, la corporatura, l’altezza e la forma fisica in generale condizionano il nostro modo di essere e la relazione con gli altri sin dal nostro primo vagito.

– La personalità di chi si piace: uno dei punti cardine della nostro carattere è la stima di sé. L’aspetto fisico è il fattore che per primo e più prepotentemente agisce su questo concetto. Quanto più siamo o ci consideriamo belli, tanto maggiore è la fiducia che abbiamo in noi stessi.
Chi sa di piacere, rivela spesso una maggiore stabilità d’umore e di carattere e di norma è più popolare e ricercato di chi é meno “fortunato” in questo senso².
Un’interessante esperimento al riguardo ha coinvolto giovani donne e uomini.
La ricerca mirava a verificare se il fatto di piacersi, renda l’individuo più capace di mantenere le proprie posizioni, quando è sottoposto a pressione sociale ³.
E’ emerso che maschi dai bei lineamenti e che vestono bene e in modo curato, hanno una minor tendenza al conformismo rispetto a chi e meno bello e più trascurato; inoltre, hanno un’alta concezione di sé.
Le ragazze graziose di viso, ma anche magre, riportavano un atteggiamento analogo.
L’indagine ha portato alla luce altri aspetti socialmente desiderabili legati alla bellezza: chi si piace, comunemente, sa farsi valere, è di compagnia ed è flessibile; sa valutare le cose in modo obiettivo e tiene in considerazione il punto di vista dell’altro.
In genere, ha dei risultati scolastici e personali elevati, mostrando intelligenza e spirito d’osservazione.
Infine, si comporta in modo responsabile e rivela un buon grado di autocontrollo ².

– Il complesso del “brutto anatroccolo: il non apprezzare le proprie fattezze o il proprio corpo (e questo vale in particolare per le donne) porta a sviluppare tratti meno “piacevoli”: ad esempio, maschi che hanno un fisico magro e spigoloso, reputano di avere poco controllo sugli eventi e minori opportunità.
Gli studi evidenziano il fatto che in genere chi non si apprezza, è anche piuttosto emotivo, timido e introverso; inoltre, ha una bassa tolleranza dello stress ².

Mentre l’essere attraenti porta ad una buona stima di sé, il non piacersi rende l’individuo incline a svalutarsi; questo vale soprattutto per chi è sovrappeso; specie se si ritiene (a torto o a ragione) responsabile di questa sua condizione; questo atteggiamento porta chi é in carne a perdersi facilmente d’animo quando deve affrontare una prova e, in generale, a colpevolizzarsi per i propri insuccessi scolastici, lavorativi e sentimentali; soprattutto se attribuisce la sua “mala sorte” alla propria “taglia” (4).

Uno dei tratti che contraddistinguono chi non si piace ha una più alta probabilità di adottare comportamenti nevrotici. Forse coscienti di questa vulnerabilità, i meno belli spesso riconoscono di celare la paura di essere a rischio di sviluppare malattie mentali.

– L’Identità Sessuale: il giudizio che si da della propria bellezza e di conseguenza sulla stima di sé influisce anche sull’identificazione sessuale.
Chi si valuta positivamente si riconosce meglio nel proprio sesso: così le donne si sentono più femminili e gli uomini, più virili (5).

– L’atteggiamento degli altri nei confronti dell’aspetto fisico: le altre persone ritengono che chi è attraente assomma su di sé altre qualità positive; tra queste soprattutto l’essere affabili, coscienziosi, emotivamente stabili, vincenti e aperti. Le bella o i belli rendono gli altri più tolleranti verso le loro intemperanze o trasgressioni: in una ricerca è stato provato che la bellezza ha l’effetto di ridimensionare l’aggressività.
Una provocazione (seppure modesta) veniva fatta da collaboratori degli sperimentatori.
Se questi erano attraenti, la reazione era moderata; mentre se erano “bruttarelli”, la risposta era più immediata e aggressiva (6).

– Bellezza e relazioni interpersonali: chi è più attraente ha una maggiore disinvoltura e destrezza nei rapporti umani.
Abituato fin da piccolo ad essere ammirato, incoraggiato e approvato dagli adulti, acquista consapevolezza della proprio fascino e del proprio “potere” persuasivo. Chi non piace, viene al contrario spesso ignorato o trattato con maggiore intransigenza e insofferenza ².

Queste esperienze precoci, lo segnano, rendendolo impacciato, schivo e poco pretenzioso. Le osservazioni e la ricerca hanno messo in evidenza che chi non si piace, tende a scegliere compagni di lavoro o di vita poco attraenti. Chi, per contro, si sente piacente (vale soprattutto per le donne), ha un maggior numero di corteggiatori e è più selettivo ed esigente. Sia donne che uomini che si reputano avvenenti si aprono e si confidano di più con interlocutori del sesso opposto che giudicano attraente.· Il piacersi e il linguaggio del corpo: il comportamento di chi è attraente è in genere più sicuro, sciolto e spontaneo rispetto a chi non si apprezza. Chi si piace, tende ad avvicinare e a mantenere distanze interpersonali più prossime all’altro; questo suo modo di fare non è in genere percepito come invadente, ma come indice di una personalità estroversa.

– L’attrazione e il contatto fisico: anche la quantità e il modo dei contatti fisici cambia a seconda della percezione del proprio fascino. Gli individui che si piacciono tendono a toccare di più, a essere più intraprendenti, disinibiti e spudorati: non solo sono loro a prendere l’iniziativa, ma mantengono il contatto più a lungo e usano forme di contatto più intime e confidenziali (abbracciano più facilmente; accarezzano o sfiorano zone più personali come i capelli, il volto, il tronco e la gambe dell’altro). Chi non si piace, ritiene che gli altri la pensino allo stesso modo; per cui, per evitare incontri imbarazzanti o di essere giudicato, in genere, tende a tendersi alla larga dagli astanti. Alle feste o agli incontri di gruppo, si mette spalle al muro e in punti poco illuminati; tende a isolarsi e ad essere sbrigativo quando gli viene rivolta la parola, così da defilarsi alla svelta; con il pericolo però di sembrare di altezzoso o scocciato. Nel contatto fisico, di solito tocca molto poco e preferisce toccare le parti prensili: avambracci, dorso delle mani, parte alta delle braccia. Tocca prevalentemente con le mani, se non addirittura con le dita e in modo veloce per non irritare l’altro. A volte, questi suoi “picchiettamenti” sono particolarmente insistiti; lo fa per verificare l’accettazione dell’altro, non capendo che questo suo modo di fare il più delle volte è avvertito come fastidioso. –

Il rapporto con se stessi: le persone belle, in particolare le donne, tendono a preservare e “tutelare” questo loro “dono”; quindi, fanno estrema attenzione all’abbigliamento (sempre curato e a tono – anche quando vestono casual; dedicano molto tempo alla cura del corpo (e questo è vero anche per gli uomini) e del viso: fanno grande e oculato uso di balsami, maschere e cosmetici; spesso non escono se non truccate e con la pettinatura a posto. Le donne che non si piacciono invece tendono a prendersi poca cura della propria immagine; vestono capi senza badare agli accostamenti e non è infrequente che scelgano colori smorti e pallidi (con il fine di mimetizzarsi e non essere notate); hanno spesso il volto privo di trucco e, se la disistima è alta, anche la loro igiene lascia a desiderare.

– Il fascino offusca il giudizio dello specialista : Il clinico teoricamente dovrebbe essere piuttosto immune dall’effetto della bella presenza, ma l’effetto di quest’ultima é talmente forte da distorcere persino il giudizio e il comportamento di chi lavora in ambito sanitario.
Alcune ricerche dimostrano che la percezione della bellezza dello psicologo o del consulente familiare, induce i pazienti a considerarli più competenti, affidabili, spontanei ed efficaci rispetto a specialisti altrettanto bravi, ma meno avvenenti. Inoltre, quanto più lo psicologo è attraente, tanto più l’individuo tende ad aprirsi e parlare più a fondo dei suoi problemi (8).
L’equazione vale anche in senso inverso: si scoperto ad esempio che i medici sono inclini a giudicare i propri pazienti più capaci e tollerare il dolore e, assurdamente, più in salute se belli (7).
Gli psichiatri, dal canto loro, tendono a giudicare più ben adattati i ricoverati che hanno un aspetto più avvenente (7) .

 

Articoli citati: 

 1) Patzer GL: Improving self-esteem by improving physical attractiveness; J Esthet Dent 1997; 9 (1): 44-46 
2) Krebs D, Adinolfi AA: Psysical attractiveness, social relations, and personaltiy style; J J Pers Soc Psychol, 1975, Feb. 31 (2); 245-53
Decoding wordless messages, Human Nature, 1, 69-75.
3) Adams GR: Psysical attractiveness, personality and social reactions to peer pressure; J Psychol, 1977, Jul; 96 (2d Half): 287-96
4) Ogden J, Evans C: The problem with weighing: effets on mood, self-esteeem and body image; Int J Obes Relat Metab Disord 1996, Mar, 20 (3): 272-277 
5)Alcock D, Solano J, Kayson WA: How individual’s responses and attractiveness influence aggression; Psychol Rep 1998, Jun; 82 (3 Pt 2): 1435-1438 
Frideli SR, Zucker KJ, Bradley SJ, Maing DM: Psysical attractiveness of girl with gender identity disorder; Arch Sex Behav 1998 Feb; 25 (1): 17-31 
7) Hadjistavropoulos HD, Ross MA, Von Baeyer CL :Are psysician’s rating of pain affected by patients’ psysical attractiveness? Soc Sci Med, 1990; 31 (1): 69-72) 
8) Martin PJ, Friedmeyer MH, Moore JE: Pretty patient – healthy patient. A study of physical attractiveness and pscyhopathology; J Clin Psychol 1977 OCt; 33 (4): 990-4 Harris SM, Busby DM: Therapist physical attractiveness: an unexplord influence on client disclosure; J Marital Fam Ther, 1998 Apr; 24 (2) 251-7

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