Questa volta ti prendo in “castagna”: pericoli e precauzioni nell’arte di svelare la menzogna

Categories: Articoli sul linguaggio del corpo

di Giorgio Maggi

La menzogna è uno schermo sottile; se guardi con attenzione, è trasparente” … o almeno così la pensava Seneca.
In effetti, cogliere le bugie é tutt’altro che facile: richiede, é vero, molta attenzione, ma anche molta arguzia e non poca malizia.

La menzogna comunque é un mal comune; chiuque si é ritrovato in momenti diversi a mentire o tentare di distinguere la verità dalla bugia.

Raccontare frottole é un’abilità che acquisiamo piuttosto precocemente; se quando un bambino é sotto i tre anni non si rende conto che i suoi pensieri sono segreti e quindi non ha motivo di nasconderli; a tre o quattro anni lo comprende perfettamente…e comincia a dire le bugie. Dal quel momento in poi tutti, durante il corso della nostra vita, per un motivo o per l’altro, intenzionalmente o meno abbiamo detto delle bugie o abbiamo edulcorato o esagerato i nostri racconti.

In altre occasioni ci siamo trovati o a dover invece aguzzare l’istinto per capire se l’altro ci dice la verità o mente; Ci sono professioni in cui é cruciale imparare a distinguere il vero dal falso; é il caso di giudici, poliziotti, agenti segreti, venditori o manager.
Per altro, esistono anche individui che pur non dovendo fare di “necessità, virtù” sono particolarmente dodati nell’interpretazione degli indizi di menzogna.

in ogni caso, smascherare le bugie nella pratica é decisamente difficile così, la sentenza dell’inquisitore, spesso, finisce paradossalmente per condannare un innocente e assolvere un colpevole. E’ un fatto che la maggior parte delle bugie vada in effetti segno; questo accade perché ci sono troppi segnali comportamentali da tenere sott’occhio ;. È un vero e proprio bombardamento d’informazioni: parole, voce, pause nel discorso, espressioni e mimiche facciali, gesti e movimenti corporei, posture, ritmo della respirazione, rossore, pallore, sudorazione e così via.

A complicare la decodifica c’è il fatto che tutte queste fonti si presentano più o meno contemporaneamente disorientando e confondendo chi non intende lasciarsi buggerare.

La maggior parte della gente tende a prestare attenzione alle fonti meno attendibili: le parole e la mimica facciale. Il bugiardo di “mestiere” di solito ne é ben consapevole é così camuffa; e cerca di controllare proprio le parole e l’espressioni del viso

Il bugiardo sa che tutti faranno attenzione al canale d’informazione verbale per cercare di smascherare una bugia e di conseguenza eserciterà una forte censura su quello che dice, consapevole che probabilmente gli verrà chiesta ragione più delle parole che ha pronunciato più che di come le ha pronunciate.
Si fa sempre in tempo a negare un‘espressione irritata del viso o un tono brusco della voce: (“Non è vero che avevo la faccia arrabbiata sei tu che hai visto male!” o “la mia voce non era affatto acuta e afona; sono solo un po’ raffreddato e senza voce!”)

Tutti abbiamo assistito, in campagna elettorale,ad un dibattito televisivo in cui il politico di turno promette mari e monti, usando parole calibrate e assumendo un’una mimica facciale leale e sicura di sé.
O magari rispondere con giri di parole a qualche domanda incalzante dei giornalisti.
I cittadini-telespettatori, attenti ad ascoltare le parole e le frasi costruite con maestrìa e arte oratoria da parte del candidato di norma trascurano tutti gli altri indizi comportamentali come il tono di voce, i gesti manipolatori (infilare un dito nel colletto della camicia, giocherellare con l’orologio o con il polsino della camicia, picchiettare la stanghetta degli occhiali e altri segnali); la posizione delle gambe, del bacino e soprattutto dei piedi; le alterazioni fisiologiche come la sudorazione,l’arrossamento o un leggero tremolio nel movimento.

Naturalmente, nonostante tutti questi segnali indichino un turbamento emotivo o uno stato di di disagio, tuttavia, non possiamo affermare con certezza assoluta che chiunque li compia sia un bugiardo, e perciò consigliabile qualora li si colga seguire una linea di prudenza e precauzione.

Esistono due tipologie di errore di giudizio al riguardo; esattamente l’una opposta all’altro, in chi cerca di scovare le bugie: non credere alla verità e credere alle bugie.
La prima si verifica quando l’inquisitore non reputa verosimile che l’altro stia dicendo la verità magari perché l’innocente non è molto bravo a recitare o da qualche segno di turbamento emotivo. La cautela è quella di non considerare un segno di emozione come necessariamente un indizio di menzogna. Ci può capitare di fronte una persona caratterialmente introversa o inibita che può facilmente cadere in agitazione per timore di non essere creduta. Oppure una persona con un alto livello di autostima che potrebbe andare su tutte le furie perché non creduto.

Una regola d’oro da tenere sempre a mente è quella, appunto, di riconoscere e tenere in considerazione le differenze individuali; cioè valutare i messaggi del corpo in confronto con il comportamento solito del “sospetto”.

Il secondo tipo di errore si verifica invece quando il detective della bugia non si accorge dell’inganno perché il colpevole è è freddo e controllato; capace di controllare le proprie emozioni e di conseguenza i propri movimenti corporei; oppure è uno psicopatico che non prova nessun senso di colpa nell’ingannare il prossimo.
Potremmo, poi, avere a che fare anche con chi riesce volontariamente a modulare il tono della voce e simulare perfettamente autentiche emozioni.
In tal caso saremo dinnanzi ad un abile simulatore che si immedesimi in quello che racconta al punto tale da apparire genuino e credibile (perfino le sue reazioni fisiologiche possono essere convincenti).
La precauzione da prendere per evitare questo “abbaglio” é è quella di non considerare l’assenza di indizi d’inganno come sinonimo di verità e dimostrazione d’innocenza.

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