La neurologia della CNV

Categories: CNV: il corpo parla

Quando si parla di comunicazione non verbale una delle obiezioni più comuni al significato e al valore dei gesti involontari é che si assume una data posizione perché é comoda, o ci si sfrega il naso perché prude, ci si lecca le labbra perché sono secche e via dicendo.
In effetti, sarebbe strano se uno si sfregasse le narici se non provasse un fastidio o modificasse la sua postura se non fosse scomodo.
Queste sensazioni sono reali, ma il particolare che sfugge a chi le vive è che si producono in assenza di un quasivoglia stimolo esterno.
In sostanza, se durante una conversazione ci pizzichiamo il naso o se incrociamo le braccia è molto probabile che ci sentiamo infastiditi o seccati.
Quando facciamo azioni come queste infatti stiamo reagendo ad uno stimolo emotivo e di solito la sua origine é legata all’interazione o al dialogo: può trattarsi così di una parola o di un commento del nostro interlocutore, o anche della sua stessa presenza.
Certo, queste forme di reazioni sono di per se assurde e prive di senso, ma sono provocate da una regione del cervello, preposta all’elaborazione dell’emotività, che fa una valutazione sommaria e grossolana.
Spetta, in un secondo tempo (ma parliamo di frazioni di secondo) alla corteccia (l’area evoluta) a mettere delle pezze alle risposte più inadeguate o sproporzionate.
Il diverso “ragionamento” delle due aree cerebrali si risolve in un “pari e patta” che consiste in genere nell’esecuzione di un frammento della reazione (ad esempio, orientare il piede verso una porta quando si prova l’impulso a scappare) o di un ‘atto simbolico (spezzare un gessetto invece di rompere la faccia a qualcuno).
Più avanti daremo un nome a queste strutture e vedremo più precisamente come interagiscono.
Tutti ricorderanno Fantozzi che si passa vistosamente la lingua sulle labbra quando incontra la signorina Silvani.
Sebbene in maniera più moderata, tutti noi facciamo quest’azione quando vediamo o sentiamo qualcosa che ci piace.
Umettarsi le labbra é un’azione legata all’ eccitazione sessuale; quando siamo coinvolti sul piano sessuale le labbra inturgidiscono e diventano particolarmente sensibili ed “erogene”; leccarle diventa così una sorta di soddisfazione autoerotica.
Se in questa situazione il gesto ha una suo motivo d’essere, non così in altre circostanze in cui pure lo eseguiamo: se siamo attratti dalla fisica quantistica o dai viaggi esotici, possiamo comportarci infatti come se lo stimolo fosse sessuale.
Questo avviene per un processo chiamato generalizzazione della risposta: in altre parole, estendiamo quel tipo di reazione a tutte le stimolazioni che ci procurano eccitazione.
Del “ragionamento” descritto è responsabile in “prima persona” la struttura arcaica del cervello cui abbiamo accennato e che si chiama amigdala.
L’amigdala é una sorta di “cervello primordiale”, nato con lo scopo di preservare l’ organismo dal pericolo e a farlo con prontezza.
Si tratta di una sorta di archivio dei comportamenti d “stimolo-risposta”: in soldoni, potremmo paragonarla ad uno schedario; ogni volta che uno stimolo esterno perviene a questa struttura, l’amigdala fa una ricerca nei suoi “file”; se l’evento (o per lo meno qualcosa che gli assomiglia) é schedato, l’amigdala “parte in quarta”.
Dato che la reazione deve essere immediata (pena un possibile danno), la valutazione é, come detto, piuttosto generica e segue il principio della somiglianza: in altre parole, se lo stimolo presenta delle similitudini con qualcosa di pericoloso, la reazione si innesca.
Naturalmente, un giudizio così “sommario”, porta spesso al fatto che la risposta si riveli sproporzionata o inappropriata e così l’amigdala finisce con il prendere fischi per fiaschi.
Detto altrimenti, questa parte si comporta allo stesso modo sia che lo stimolo sia l’ aggressione di una belva feroce, sia che si tratti della sfuriata del capoufficio.
Per quanto questa regione sia nata con lo scopo di “tenere a bada” gli eventi pericolosi, il suo ambito d’azione si é esteso a tutte le cose che provocano un’alterazione emotiva; anche se piacevole.
Se fossimo tutt’amigdala, il nostro comportamento sarebbe scriteriato e irrazionale; invece, subito dopo la reazione viene soffocata dalla seconda area che riceve il messaggio, la corteccia prefrontale.
Una volta però che la prima risposta è messa in moto, non si può semplicemente inibirla; per cui ciò che osserviamo è un «compromesso» tra l’impulso iniziale e l’azione soppressiva della corteccia prefrontale; così se l’impulso iniziale era la fuga, ma lo stimolo è semplicemente un colloquio di lavoro o un esame universitario, potremmo schiarirci la voce (per ovviare allo strozzamento della faringe e della laringe dovuto all’ansia), lanciare lo sguardo più volte all’uscita o se siamo seduti, mettere le mani sui braccioli e portare il busto in avanti come per alzarci e via dicendo.
Uno stato di attivazione emotiva innesca una parte del Sistema nervoso autonomo (il sistema di nervi che parte dal midollo spinale e che innerva ghiandole, cuore, polmoni e visceri) detto simpatico.
L’attivazione del sistema simpatico mette l’organismo in condizione di fronteggiare uno stress; così, il cuore batte più veloce, la respirazione accelera, il sangue viene ritirato da pelle, visceri e sistema digestivo e portato a muscoli e cervello.
Quando questo accade, possiamo osservarne le conseguenze: ad esempio, possiamo notare che le pulsazioni della giugulare sul collo accelerano oppure che il nostro interlocutore comincia a sbattere più velocemente le palpebre e così via.
Un’altra parte del cervello che è coinvolta nelle reazioni non verbali è l’Ipotalamo: da qui vengono regolati sia i comportamenti sessuali sia quelli alimentari.
Una struttura dell’ipotalamo intensamente coinvolta nei comportamenti detti di gradimento (sporgere le labbra, orientare il corpo verso l’interlocutore, sollevare un piede e altri), é il cosidetto circuito del piacere e in particolare il nucleo accumbens.
Questa regione fa “uso” di un particolare neurotrasmettitore detto dopamina.
La dopamina é il mediatore chimico che accompagna le sensazioni di piacere e che etichetta un evento come qualcosa che conduce al piacere; cioè é responsabile di quello che definiamo “desiderio”.
La dopamina accompagna il piacere sessuale, il senso di appetito e induce la ricerca della “dose” in chi fa uso di stupefacenti.
In sostanza, quando produciamo un atto di gradimento (inclinare il busto in avanti, dilatare le pupille, tenere un dito vicino alla bocca, ecc.) guardando o ascoltando qualcosa avviene un rilascio di dopamina nel nucleo accumbens; questo significa che lo stimolo che l’ha provocato suscita lo stesso tipo reazione biochimica che ha la droga su chi é tossicodipendente.
Il nostro cervello é diviso in due metà con funzioni e specializzazioni in parte diverse; nell’esecuzione e nella comprensione del linguaggio del corpo interviene soprattutto l’Emisfero destro della corteccia cerebrale; chi è maggiormente «sintonizzato» con questo emisfero (come le donne, in generale) è più abile nel gestire e capire il comportamento non verbale; specie per quanto riguarda atti più complessi, come passarsi la mano fra i capelli, mettere le mani sui fianchi o accarezzare un parte del corpo o un oggetto.