Natural Born Killer

Categories: Articoli Marco Pacori, In evidenza

Nato criminale?

A dispetto di quanto sosteneva Freud, sembra che i criminali siano
veramente diversi dagli individui comuni: tutte le ricerche più recenti sembrano puntare il dito su un alterazione del meccanismo di autoregolazione di due importanti mediatori chimici cerebrali: la serotonina e la dopamina …e le cause che la provocano sono per lo più impensabili e sorprendenti

Come crescere un perfetto criminale? Trovate una madre troppo giovane, levate di torno il padre e fate in modo che gravidanza, travaglio e parto siano un tormento; inoltre, create un ambiente di vita il più possibile opprimente e insicuro.
Soprattutto però provvedete a procurare un “guasto” permanente dei sistemi di regolazione di serotonina e dopamina, due importantissimi mediatori chimici cerebrali.

Ovviamente, stiamo parlando per assurdo. Ma nemmeno tanto. Recenti ricerche sulla devianza criminale sembrano aver dimostrato che l’attitudine a delinquere sia favorita da un ambiente disagiato e scarsamente stimolante, ma pare che le cause principali risiedano in un’alterazione dell’equilibrio chimico dei due messaggeri cerebrali.

La serotonina ha il compito di regolare l’umore e in particolare di “tenere a bada” l’aggressività; la dopamina è la sostanza che ci consente di sperimentare la sensazione del piacere: nei criminali sembra non funzionare a dovere, spingendoli a cercarsi stimoli estremamente forti per provare un appagamento, come la violazione della morale o della legge.

Le cause che portano ad un alterazione del metabolismo nel cervello di questi due neuromediatori sono diverse e alcune decisamente sconcertanti.

La scoperta più recente al riguardo ha identificato che una buona responsabilità nel determinare uno squilibrio delle due sostanze e nello sviluppo conseguente di un attitudine a delinquere ce l’ha un fattore impensabile: fumare durante la gravidanza.

E’ quanto è emerso da uno vasto studio condotto da gruppo di ricercatori dell’Università di Oulu in Finlandia e appena pubblicata sulla rivista “American Journal of Psychiatry”.
Esaminando un vasto campione di uomini le cui madri fumavano durante la gestazione, questi studiosi hanno accertato che proprio il mantenimento di questa abitudine mentre si aspetta un figlio, aumenta il rischio che il nascituro venga alla luce con una “vocazione” criminale. Chi ha avuto una madre fumatrice, secondo questa indagine, avrebbe un rischio più che doppio rispetto al resto della popolazione non solo di diventare un delinquente, ma di essere efferato e recidivo.
Se poi l’individuo cresce in una famiglia disturbata o dall’unione instabile e sua madre è una sbandata, un’adolescente o una ragazza-madre questa probabilità sale da 9 fino a 14 volte.
Il fumo, secondo lo psichiatra finlandese Matti Rantakallio, procurerebbe un intossicazione al feto, provocando dei danni permanenti al cervello e specialmente alle strutture legate all’autocontrollo.
Ma la causa principale sarebbe lo squilibrio apportato dalla nicotina al ricambio dei due messaggeri biologici indicati.

Per quanto riguarda la dopamina, un esperimento condotto su cavie da laboratorio ha dimostrato come la somministrazione di nicotina possa determinare uno scompenso nei processi biologici cerebrali. Somministrando dosi massicce di nicotina a delle femmine di topo gravide, il medico Katsumasa Muneoka e altri suoi colleghi dell’università di Kagoscima in Giappone, hanno constatato come tutta la prole mostrasse una vistosa disfunzione dell’equilibrio dopaminergico a livello dell’amigdala (una struttura del cervello responsabile delle risposte emotive) e della corteccia frontale, altra regione fondamentale per moderare le emozioni e l’impulsività.

Tra le funzioni più importanti della serotonina c’è quella di limitare la produzione di adrenalina e noradrenalina, due ormoni-neurotrasmettitori alla base del comportamento aggressivo. Ma se il suo livello è troppo basso (cosa che è stata spesso riscontrata nei delinquenti) o se altri fattori aumentano l’aggressività, la sua funzione inibitrice diviene meno efficiente.

Uno di questi è un’alta concentrazione dell’ormone maschile, il testosterone. Gli psichiatri Brooks e Redoon hanno pubblicato su “Journal of Clinical Psychology” una ricerca in cui hanno esaminato individui violenti, non violenti e molestatori sessuali. I più pronti a ”menar le mani” sono risultati proprio coloro che avevano alte dosi di testosterone in circolo.

Il neurologo Paul Fehlow ha individuato un’altra causa che è spesso legata allo sviluppo di una futura condotta criminale: una precoce saldatura delle ossa del cranio.
Come avrà notato chiunque vedendo una calotta cranica, questo “guscio” non è omogeneo; è attraversato da numerose striature: queste sono delle suture che si saldano in un periodo successivo alla nascita, consentendo, in un primo momento, l’espansione del cervello. Se si “attaccano” troppo rapidamente, procurano una sofferenza cerebrale che rende l’individuo più aggressivo e reattivo.
Su cento persone che avevano subito questo problema, Felhow ha verificato come più di un terzo avessero difficoltà di adattamento: la metà di questi ultimi, inoltre, aveva commesso dei reati e spesso in modo ripetuto.

Una delle cause che suscita una tendenza alla violenza e alla delinquenza é una gravidanza difficile, con un parto sofferto e molteplici minacce di aborto. Questi problemi possono procurare delle lesioni al cervello e queste a sua volta possono determinare dei particolari segni sul volto degli individui.
Kandel e altri ricercatori dell’Università di Southern California di Los Angeles hanno scoperto che nei giovani malfattori sono presenti proprio piccole anomalie fisiche, segno dei danni cerebrali. Tuttavia, precisano che rilevare queste “deformità” non è di per sé indice di un orientamento al crimine: le anomalie cerebrali che ne sono alla base creano le premesse per una futura “carriera” criminale, solo se il giovane viene su in un contesto “fertile”.

Un’altra peculiare e precoce caratteristica dei futuri criminali è stata rilevata dallo psicologo Adrian Raine nell’atteggiamento di bambini e adolescenti: chi ha questa inclinazione, mostra una bassa soglia di eccitabilità psicofisiologica; in altre parole, si tratta di ragazzi per lo più disinteressati alle cose che farebbero saltare di gioia i loro coetanei, che prediligono giochi violenti e che sono in genere spregiudicati e spericolati.

Questo temperamento li indurrebbe a cercare stimolazioni più intense del comune, ad essere sfacciati e disinibiti e a trovare esaltante compiere azioni delittuose. Anche in questo caso, possiamo perciò ipotizzare un’alterazione dell’equilibrio della dopamina.
Sembra che l’attrazione per il rischio sia una caratteristica comune ai criminali: un indagine condotta su donne in carcere ha messo in evidenza come queste siano asociali e disadattate, ma soprattutto particolarmente eccitate dal rischio cui si espongono commettendo un atto criminale. Tipico poi della personalità del delinquente, specie se violento, è inoltre un basso controllo dell’impulsività; proprio quella che dovrebbe frenare la serotonina.
Uno scarso “turnover” della serotonina è stato trovato in chi ha una rara tara cromosomica: cioè in individui maschili che nel segmento sessuale del cromosoma hanno una doppia Y (il cromosoma maschile); questa sindrome, detta appunto XYY, è legata, secondo gli psichiatri Michael Gotz, Eve Jonhstone e John Ratclife del Royal Hospital di Edimburgo in Scozia, ad una predisposizione al crimine.

Anche chi compie con frequenza reati minori sembra caratterizzato da un’alta aggressività o da un bisogno di sperimentare emozioni forti.
E’ il caso dei cosiddetti “pirati della strada”: è stato scoperto che chi possiede la personalità “A”, nota perché particolarmente predisposta al rischio di infarto, è un vero proprio collezionista di violazioni del codice stradale. Questi individui sono particolarmente impazienti, collerici e frenetici: staticamente, ricevono più multe rispetto a chi non possiede questa tendenza, superano sistematicamente i limiti di velocità e fanno mille infrazioni. In compenso, vanno su tutte le furie per le scorrettezze degli altri.

Anche gli individui chiamati Sensation Seeking, cercatori di emozioni, hanno una spiccata confidenza con gli incidenti e sono particolarmente imprudenti al volante: il fatto di correre e di infrangere le regole è per loro un modo per stimolarsi. Per quanto non si possa propriamente etichettarli come “criminali”, hanno in comune con questi ultimi un’alterazione sia del circuito della serotonina sia di quello della dopamina.

Marco Pacori