Labbra, le parole del silenzio

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Labbra "eloquenti"


Le ultime battute della famosa romanza “Nessun dorma” della “Turandot” recitano: “…ed il mio bacio scioglierà il silenzio/che ti fa mia”. Che potere quelle labbra! Eppure, è qualcosa che tutti sappiamo: non c’è niente di più intimo, di più coinvolgente, di più profondo di due labbra che si uniscono in un bacio.

Per chi la vive, questa esperienza resterà sempre una magia; ma la scienza ha scoperto, almeno in parte, l’alchimia misteriosa e affascinante dell’attrattiva della bocca umana.
Innanzitutto, fra le specie animali, quella umana è l’unica a possedere labbra estroflesse, nelle quali sporge anche parte della mucosa. Inoltre, questo tessuto è il solo lembo di pelle che abbia un colore diverso dal resto dell’epidermide.

Il perché è presto spiegato. Per l’uomo, comunicare è un bisogno primario, come respirare o mangiare. Possiamo quindi ritenere che la forma e l’estrema mobilità della bocca siano un frutto della selezione naturale: le labbra hanno un colorito rosato e sono estremamente espressive per assolvere ad una funzione sociale.


Uno dei messaggi più importanti della bocca è di natura sessuale.
Le labbra della donna sono generalmente più grandi di quelle del maschio. Ora, a differenza di quanto avviene solitamente per l’uomo, negli altri animali, l’accoppiamento avviene sempre da tergo; e la femmina mostra la sua disponibilità all’atto, esponendo le natiche, spesso più turgide e dal colore più acceso, e parte delle pareti esterne della vagina.
La donna allora avrebbe sviluppato labbra grandi e arrossate per inviare, per analogia, un messaggio erotico: infatti, si è constatato che, nel momento in cui la donna è eccitata, le sue labbra aumentano di volume, assumono una tonalità rossa ancora più intensa e vengono bagnate più di frequente con la lingua: simulano i cambiamenti fisici e la lubrificazione dell’organo genitale. Lo stesso motivo è alla base della ragione per cui le donne dipingono le labbra con il rossetto o ne aumentano lo spessore con il silicone o con il collagene.
Ma le labbra, oltre ad aumentare di dimensione, possono anche rimpicciolire: è quanto succede quando si prova una senzazione di collera: in quella circostanza, osserviamo che le labbra si assottigliano; appaiono anche più terree e retratte.

Tutte le emozioni, in realtà, sono distinguibili dalla posizione o dalla forma che assumono le labbra (il ché ne rimarca l’importante valore espressivo). Nella paura sono ritirare e tese agli angoli esterni; nella felicità risultano aperte, con gli angoli tesi e sollevati; nel disgusto sono spinte verso l’alto e sotto il labbro inferiore e facile notare un certo rigonfiamento. Per riconoscere la tristezza è sufficiente rilevare la presenza di un tremolio di questi due lembi. Quando la persona è amareggiata o giù di corda, infine, la bocca assume un aspetto atonico, cadente e gli angoli sono piegati verso il basso.


Louis Corman, uno degli attuali esponenti della fisiognomica (la disciplina che studia i rapporti fra fattezze e personalità), proprio partendo da osservazioni come quelle illustrate, e restringendo il campo di studio, agli aspetti immutabili della morfologia del volto, asserisce che labbra strette, sottili e chiuse sono segno di introversione, riservatezza, diffidenza, avarizia e indisponibilità. Labbra grandi e aperte indicherebbero invece generosità, espansività e sensualità. Che queste correlazioni siano fondate è tutto da provare (dove la mettiamo l’ereditarietà?). Ma sicuramente Corman ha colto quello che è il senso comune: indipendentemente dal fatto che sussistano realmente rapporti come quelli descritti, noi tendiamo ad attribuire a chi mostra quelle caratteristiche facciali gli stessi attributi caratteriali indicati dallo studioso. E’ provato sperimentalmente, ad esempio, che è più facile che estranei che si trovino nella stesso ambiente, inizino una conversazione con chi tiene le labbra socchiuse piuttosto che con chi le tiene serrate. 


Uno dei gesti più comuni che facciamo, coinvolgendo le labbra, è leccarle. Ci passiamo la lingua sulle labbra ogni volta che vediamo o sentiamo qualcosa che giudichiamo gradevole. Quest’azione sarebbe la versione “matura”, generalizzata, stilizzata e parziale dell’atto di suzione dal seno di quando si era bambini. In effetti, la sensazione che proviamo lambendo con la punta della lingua le labbra è molto simile a quella sperimentata succhiando il capezzolo. Leccare, ma anche mordere le labbra, equivarrebbe in altre parole a “gustare” qualcosa che troviamo gradevole (non a caso, parliamo di “notizie ghiotte” o di argomenti per “palati fini”, ecc.), paragonando questo piacere a quello vissuto durante l’allattamento. Non sempre lambire le labbra ha questo significato.
Se il movimento della lingua è un guizzo veloce che percorre in particolare il labbra inferiore, da un lato all’altro è segno di uno stato d’ansia. L’apprensione è infatti accompagnata da una riduzione della secrezione salivare; per cui, ci umettiamo le labbra perché abbiamo l’impressione di sentirle secche, così di riflesso le bagniamo. Spesso tocchiamo le labbra con le dita. Tenere un dito su di esse, specie se la bocca è dischiusa, assume il valore di gradimento.

Quando però poggiamo il pollice in quella regione del volto può però voler dire che ci sentiamo a disagio o tristi e che stiamo “recuperando”, con un abbozzo dell’azione originale, il conforto procuratoci dal succhiarci il “ditone”. Le donne tendono a mettere il dito mignolo sulle labbra più frequentemente delle altre dita. La spiegazione è semplice: si tratta del dito più piccolo; quindi, con quest’atto, non solo segnalano attrazione, ma intendono essere percepite fragili, sottomesse e arrendevoli – in sostanza, il mignolo rimanderebbe al dito di un bambino e questa “rievocazione” farebbe sì che l’intera persona venga pensata come una bambina.

Appoggiare un dito sulla bocca può a volte esprimere anche rifiuto e diffidenza: è questo il senso di quando teniamo il dito trasversalmente sulla bocca chiusa o lo premiamo con forza contro di essa: si può cogliere un’analogia tra questi atti e il segnale stradale di divieto di accesso. Un messaggio affine è dato dal comportamento di spingere con l’indice contro il labbro inferiore: in questo modo si replica parte dell’espressione di disgusto o disprezzo e lo facciamo quando non siamo in condizione di poter manifestare queste emozioni apertamente o quando sostenere la posa delle labbra con i soli muscoli del volto sarebbe troppo faticoso perché il nostro atteggiamento è indirizzato non a una frase o a una scena cui assistiamo, ma ad un discorso o ad una faccenda che va per le lunghe.

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori:
I Segreti del
Linguaggio del Corpo

ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2010
Marco Pacori:
Il Linguaggio del
Corpo in Amore

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2011
Marco Pacori:
Il linguaggio segreto
della Menzogna

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2012