Lo sai che parli che parli con i piedi

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I piedi tradiscono ciò che pensiamo

Oggi la conoscenza della comunicazione non verbale (CNV) è molto più diffusa soprattutto per quanto riguarda alcuni comportamenti comunemente percepiti come difensivi, per esempio incrociare le braccia e accavallare le gambe, o di apprezzamento, per esempio toccarsi i capelli o passarsi la lingua sulle labbra.
Sono atteggiamenti che si possono facilmente controllare e utilizzare in modo intenzionale. Le donne in particolare possiedono un ampio repertorio di segnali e sono abili nel decodificare quelli altrui.

La psicologa Monica Moore della Webster University di Saint Louis ha svolto alcuni studi su un campione di ragazze e donne adulte. Oltre a una buona consapevolezza dei significati del linguaggio non verbale, è emerso che nelle donne i comportamenti sono più sottili ed elaborati rispetto a quelli dei coetanei del sesso opposto.

Tutto dipende dagli emisferi

L’uomo conosce il linguaggio non verbale in modo grossolano e ne ha una gestione maldestra nel senso che decodifica male i segnali; la donna ne ha una comprensione più intuitiva e per una motivazione biologica. A metterlo in evidenza è uno dei massimi esperti italiani del settore, Marco Pacori: psicologo e psicoterapeuta, ha dedicato corsi e libri al tema della CNV fondando una propria struttura dedita alla formazione, il CSR-CNV (Centro Studi e Ricerche sulla Comunicazione non Verbale) la cui sede centrale è a Gorizia. «Il cervello femminile si differenzia da quello maschile per aspetti morfologici e funzionali», spiega, «ovvero nel cervello femminile c’è una migliore connessione tra l’emisfero destro, quello che dà origine al pensiero di tipo intuitivo, e l’emisfero sinistro, quello che regola il pensiero logico-razionale, mentre invece in quello dell’uomo esiste una sorta di cerniera che rende più difficili le interazioni intraemisferiche», continua Pacori. Proprio questo, quindi, nella donna il passaggio dal segno al significato è immediato.

«Ci sono però dei segnali che vengono emessi in modo automatico da entrambi i sessi ma la loro genuinità non è data dal comportamento in sé, bensì dalle modalità con cui viene messo in atto», aggiunge lo psicologo. Le braccia conserte o un tronco orientato non nella direzione del nostro interlocutore sono chiari segnali di ostilità e disappunto.

Come capire, però, se sono incontrollati o voluti?
Marco Pacori evidenzia due aspetti importanti. In primo luogo esiste una sfasatura temporale tra il momento dello stimolo, per esempio una frase offensiva, e la reazione non verbale, per esempio l’incrociare le braccia: dura un secondo, il tempo di cui le strutture cerebrali hanno bisogno per mettere in atto, in modo automatico, la reazione.
Se l’intervallo di tempo è più lungo si tratta probabilmente di un atteggiamento studiato. Un’altra spia di autenticità è il fatto che i segnali non verbali sono in genere più di uno: le braccia conserte sono spesso accompagnate da una contrazione della mascella o da un corrugamento della fronte o da una certa tensione nelle spalle.
Al contrario, se il segnale è singolo, probabilmente l’atteggiamento è artefatto o mira a gettare fumo negli occhi dell’osservatore.

Ditelo con i piedi

«Potenzialmente tutti questi segnali si possono utilizzare coscientemente ma, per motivi culturali, alcune parti del corpo sono più facilmente controllabili di altre, a partire dal volto la cui mimica può simulare realisticamente tutte le emozioni», continua Pacori, «i destrorsi hanno un discreto controllo sulla parte destra del corpo, e lo stesso vale per i mancini con la parte sinistra». Un controllo che, in tutti, tende a decrescere dalla vita in giù. I piedi sono la parte meno sotto controllo, quella più espressiva e genuina nel comunicare, perché sfugge all’attenzione di chi parla e di chi ascolta. «Non ci curiamo di nasconderli perché spesso sono già nascosti da una scrivania o da un tavolo“.

Difficilmente osserviamo i piedi per capire una persona. Eppure i piedi parlano molto. Al di là degli atteggiamenti più facili da interpretare (un piede che si muove a scatti o sbatte contro le gambe della sedia tradisce nervosismo) esistono segnali più sottili e difficili da tenere sotto controllo.
Sollevando e tendendo il piede esprimiamo, senza volere, interesse per quello che il nostro interlocutore ci sta dicendo. Se invece durante la conversazione la nostra attenzione è attratta da qualcun altro o qualcosa d’altro la punta del nostro piede funzionerà come l’ago di una bussola orientandosi naturalmente verso la nuova fonte di interesse. Sollevare il tallone esprime un desiderio di fuga. Incurvare le dita dei piedi indica apprensione: nel caso siano coperte dalla scarpa la punta della calzatura diventerà parallela al terreno».

Tra i due sessi i fraintendimenti sono all’ordine del giorno anche per quanto riguarda la comunicazione non verbale. «Di base c’è un modo diverso di esprimersi con il corpo, dovuto anche a fattori culturali», continua Pacori, «la donna usa molto la postura per comunicare le emozioni e lo fa in modo spontaneo. L’uomo in questo è meno aperto ed espressivo perché tende a controllare di più le proprie emozioni e il corpo lo riflette; se su di lui un segnale tradisce apertura e disponibilità, non è così sulla donna, ma lui tenderà ad attribuirgli lo stesso il significato che ha per lui». In generale le donne tendono a minimizzare i segnali maschili che esprimono impegno e interesse e ad accentuare quelli che esprimono fastidio o disappunto mentre gli uomini tendono a caricare di significato i segnali di simpatia e amicizia interpretandoli quasi sempre come segnali di disponibilità sessuale. «La donna sorride molto più dell’uomo ma in realtà lo fa per controllare la situazione: è una reazione ancestrale di autodifesa contro una minaccia possibile; a volte, per prevenire atteggiamenti aggressivi, adotta davanti a un uomo comportamenti infantili come rannicchiarsi, giocare con i capelli, auto abbracciarsi, far convergere le punte dei piedi, atteggiamenti che il più delle volte sono da lui interpretati come segnali d’invito», conclude lo psicologo. Quindi gli uomini vedono apertura dove c’è chiusura e viceversa: ecco una delle ragioni per cui i tempi della seduzione sono spesso sbagliati.

Di Francesca Tozzi (pubblicato su “Wise Society”).

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori: Il Linguaggio del Corpo in Amore
ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2011