La stretta di mano: un saluto che parla per noi

Categories: Articoli, Articoli Marco Pacori, In evidenza

Un saluto che dice chi siamo

Il gesto di porgere e stringere la mano, come forma di saluto, può dirci molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che predilige

Dare la mano è uno dei modi più consueti e pressoché universali di entrare in contatto con un altra persona. I momenti e le circostanze per cui compiamo quest’azione sono molteplici: la usiamo come rituale per rompere il ghiaccio con un estraneo, come forma di saluto all’inizio o alla fine di un incontro, per congratularci con qualcuno o per cercare una rappacificazione.
Il suo impiego più comune è comunque come atto formale per facilitare l’approccio con un altro individuo.

Lo scopo, in questo caso, è precisamente di autorizzare l’interazione e di mostrare accettazione e apertura nei confronti dell’altro. E’ proprio dall’intento di far capire che le nostre intenzioni, nell’approssimarci a qualcuno, sono innocue che presumibilmente ha preso origine questo gesto. 


L’uomo avrebbe “ideato” l’atto di offrire la mano, sì, per mostrare cordialità, ma anche perché, allungando e tendendo il braccio, avrebbe modo di tenere a “ragionevole” distanza il conoscente. Questo impulso è maggiormente sentito dal sesso maschile che è particolarmente suscettibile ad un avvicinamento; così, tendere la mano potrebbe essere inteso anche come un segnale dal significato di “arrestati lì e non invadere oltre il mio spazio”.


Il fatto che sia un comportamento appreso ci fa ritenere che si tratti di un segnale formale e impersonale. Questa è però solo una credenza comune: quando diamo la mano, il modo in cui lo facciamo parla di noi.

Si tratta di un comportamento che salta all’occhio solo se è eseguito in modo insolito: la stretta è molle o troppo forte, vengono offerte le sole dita, ci viene ruotato il polso nel momento in cui la offriamo e così via, ma in questo gesto di saluto intervengono moltissime altre variazioni, anche minime, che possono dirci molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che predilige.

Ad esempio, chi torce il polso dell’altro, così da fargli girare il palmo verso l’alto o chi mette una mano sulla spalla dell’interlocutore nel dargli la mano, esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza. La persona che invece offre la mano molle o solo la punta della dita non gradisce il contatto con gli altri e si tratta di un individuo altezzoso o schivo e comunque quasi sempre falso e opportunista.


La mano ha una peculiarità: quando suda, questo avviene, non a causa di un aumento della temperatura esterna, ma esclusivamente in conseguenza di uno stress emotivo. 
Così il fatto che il palmo sia più o meno “bagnato” è legato alla capacità di gestione dell’ansia e all’essere più o meno a proprio agio e disinvolti nei rapporti umani.
E’ stato scoperto ad esempio che una mano asciutta è legata alla socievolezza negli uomini, ma non nelle donne.
Uno studio su pazienti psichiatrici poi ha messo in luce come una mano fredda e umida sia spesso associata ad un temperamento introverso, a depressione e alla tendenza a sviluppare comportamenti nevrotici; questo lo si osserva soprattutto nelle donne.
Bisogna però precisare che il gentil sesso ha una circolazione periferica meno efficiente degli uomini; quindi, non è infrequente trovare una donna con la gelida manina.
Però se la mano di una donna che conosciamo è calda, facilmente ci troviamo di fronte ad una persona equilibrata e sicura. Quando è un uomo ad avere l’estremità superiore fredda non è improbabile che  sia un  individuo inibito e apprensivo. 
Anche l’intensità della forza impressa alla stretta è legato alla personalità. Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale; se la pressione è eccessiva però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.

Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive, timide e diffidenti. Anche chi è depresso tende a stringere in modo blando. Per altro, si è appurato che un progressivo declino nell’intensità della stretta è legato ad un peggioramento dello stato malinconico.


Una recente ricerca di un équipe di psicologi dell’Università dell’Alabama, capitanata dallo psicologo William Chaplin ha studiato in modo sistematico quest’azione; facendo delle interessanti scoperte. Innanzitutto, è stato appurato che il modo di dare la mano è stabile nel tempo ed indipendente dalla persona che incontriamo (perciò è legato alla personalità).

Gli studiosi hanno quindi osservato che una stretta energica e calorosa è tipica degli individui estroversi e di chi è molto espressivo; nelle donne, inoltre,  è associata anche ad apertura mentale e a curiosità per le novità. Al contrario, chi è timido o ha un temperamento ansioso e instabile da la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta, come già emerso nelle indagini citate in precedenza, risulta piuttosto moscia. 
Infine, si è constato che questa forma di saluto incide molto sulla prima impressione che ci si fa dell’altro; per cui dare una salda stretta di mano può predisporre favorevolmente l’interlocutore verso di noi, specie se a farlo è una donna cui viene attribuito un carattere aperto, socievole e gioviale.


Due studi successivi di Mark Chapell e di altri psicologi della Rowan University di Glasboro, New York,  hanno messo in luce come nella stragrande maggioranza dei casi, è l’uomo a tenere la mano sopra quella della compagna. Se le due mani sono una con il palmo verso il basso e l’altra con il dorso verso l’alto è chiaro come stabilire l’estremità di chi si trovi sopra; non è così intuitivo, se le mani sono tenute entrambe verticali, come quando si cammina mano nella mano. In quel caso, non è tanto la mano, quanto l’avambraccio a stare sopra. Attraverso quest’azione, l’uomo attesta in modo non verbale la sua posizione di conduttore all’interno della relazione.

Per approfondire l’argomento:

Marco Pacori:
I Segreti del
Linguaggio del Corpo

ed. Sperling&Kupfer,
ottobre 2010
Marco Pacori:
Il Linguaggio del
Corpo in Amore

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2011
Marco Pacori:
Il linguaggio segreto
della Menzogna

ed.Sperling&Kupfer,
ottobre 2012