Effetto spiaggia

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Spiaggia e mare sono un “microcosmo”

sulla spiaggia siamo diversi: liberi dalle convenzioni sociali, siamo più pronti a comunicare, a fare nuove amicizie, a superare le barriere sociali e a innamorarci

Un po’ accampamento, un po’ condominio, un po’ palcoscenico. La spiaggia è una piccola società. Con regole ben precise che disciplinano i rapporti tra vicini di ombrellone e i meccanismi della seduzione tra uomini e donne.

A cominciare dal primo momento. Avete fatto caso a come chiunque, appena arrivato in spiaggia, occupi subito lo spazio attorno a sé con stuoie, borse, sdraio? “Non è solo un’esigenza pratica: è una vera delimitazione del proprio territorio. Un’esigenza profonda dell’uomospiega Marco Pacori, psicologo e ricercatore nel campo della comunicazione non verbale.

Chi sta sotto l’ombrellone crea una specie di accampamento, come i nomadi. E lo protegge dagli estranei: è una difesa inconscia, che avviene con gli sguardi. Se qualcuno si avvicina, il “proprietario” si alza o assume una posizione più eretta; se sta parlando, alza il tono di voce; sono messaggi di dominanza, tipici dei maschi.
Basti pensare al fastidio inspiegabile che proviamo quando qualcuno sosta nella – nostra- ombra per proteggersi dalla sabbia rovente”. Inoltre, commenta ancora Pacori, “in spiaggia si delimita il proprio spazio con degli oggetti (sdraio, lettini, borse frigo, teli, secchielli, ecc.)

Anche le distanze tra i teli da spiaggia non sono casuali.
Gli psicologi sociali le hanno persino misurate: “almeno tre metri separano gruppi di estranei. Tra amici e conoscenti, lo spazio tra le stuoie va da 40 cm e 1,20 m. Più aumenta l’intimità, più si riduce la separazione. Se i lettini sono accostati, si tratta di partner o di amici molto strettiaggiunge Pacori.

Condominio all’aperto

Dopo qualche giorno, però, la comunità della spiaggia si trasforma. “Prima ci si ignora, poi tra i frequentatori abituali si stringono amicizie e le distanze si riducono. – La spiaggia diventa un condominiochiarisce Pacori. “Cambiano gli atteggiamenti delle persone. «Socializzare è più facile, anche perché cadono in parte le convenzioni e i ruoli assegnati” dal lavoro o dalla posizione sociale» spiega Orazio Licciardello, docente di psicologia sociale all’Università di Catania. “Non c’è più la “divisa” degli abiti: si è tutti in costume, ci si spoglia materialmente e mentalmente della vita di tutti i giorni“.

Si dà del tu ai vicini di ombrellone e passano in secondo piano le differenze sociali e professionali. “Cambiano gli elementi rispetto ai quali ci si considera: contano l’abilità nei giochi e nello sport, nel nuoto, nel windsurf” dice Licciardello. Cambiano orari e ritmi: in parte, si torna ragazzi.
Anche l’attrazione per il mare è una sorta di ritorno all’infanzia: il ricordo inconscio dell’elemento liquido in cui si è stati immersi per nove mesi” aggiunge Licciardello.

Tutti in passerella

Oltre che per mettersi in mostra, i giochi e lo sport diventano. un pretesto per socializzaredice Pacori. “Gesti e posture vengono calibrati per dare l’immagine migliore di sé.
Gli uomini mantengono una posizione più eretta, con il petto in fuori ,e i muscoli più tesi. Le donne assumono pose più sinuose, per esempio sul lettino. Da sedute, tengono le ginocchia vicine per mettere in risalto la forma dei fianchi. I piedi sono allineati con la gamba, con l’arco plantare accentuato, per assumere una forma slanciata: si esalta il potenziale seduttivo dei piedi nudi
“.

In spiaggia, non c’è il camuffamento di vestiti o scarpe: aspetto fisico e postura sono immediatamente evidenti. “Anche perché sulla sabbia è il corpo che attira l’attenzione e seduce a distanza“.
Altri elementi che possono – funzionare – in una cena, come gli occhi, si notano poco” spiega Adele Fabrizi, psicoterapeuta dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma. “Così, per esempio, le donne moltiplicano inconsciamente i gesti di seduzione che attirano gli sguardi sul corpo:
scuotono e sciolgono i capelli se passano vicino a un uomo; indugiano nello spalmare le gambe di olio solare; praticano il gioco del nascondere o svelare qualche centimetro in più o in meno di pelle con parei, veli; gonnellini sul costum
e”.

Messaggi sessuali

La “passerella”: così Monica Moore, psicologa della Webster University (Usa), ha definito la passeggiata “seduttiva” delle donne lungo la battigia. “L’atteggiamento di seduzione tipico delle donne è quello di staccarsi dal gruppo e passeggiare: è un segnale di disponibilità generica, che dà modo al maschio di farsi avanti.
Si segnala poi un interesse specifico fermandosi non lontano da un uomo, senza guardarlo ma rivolgendo occhiate indifferenti attorno a sé
“. spiega Pacori.
Queste recite” sono incoraggiate dal fatto di essere continuamente sotto lo sguardo degli altri.

L’esibizione di parti del corpo (seno, glutei, fianchi per le donne; petto e spalle per gli uomini) è un segnale sessuale e attrae sicuramente l’attenzione dell’altro sesso” spiega Adele Fabrizi. “L’esposizione del nudo ha oggi un effetto diverso rispetto a qualche anno fa.
E diminuito il valore erotico e trasgressivo del mostrare il corpo scoperto.
Il senso del pudore è cambiato, ci siamo abituati al nudo nelle pubblicità e al topless
“.
È nata però un’ansia da prestazione” da spiaggia. “Se il corpo non è all’altezza, si prova un senso di inadeguatezza e vergogna” aggiunge la psicoterapeuta.
Questo spiega l’ossessione della preparazione all’estate, in palestra e con le diete“.

Meno pensieri, più amori

Il gioco della seduzione. comunque, sembra riuscire. “A favorire gli amori estivi é però sopratutto il relax“.
La mente non è distratta da incombenze pratiche e ci si concentra sui propri desideri. Si è più predisposti a essere curiosi, a fare amicizia con i vicini di ombrellone. Ma anche disinvolti e liberi: “si comincia a chiacchierare al bar o giocando, molto più facilmente che in città” dice Adele Fabrizi.

Per approfondire

Ma le conquiste da spiaggia sono anche un mito culturale. “Così come il – mito – del bagnino conquistatore o del latin lover” dice Licciardello. “Luoghi comuni che fanno parte più del gioco della spiaggia che non della realtà“.
Questi stereotipi, però” aggiunge Fabrizi “fanno sì che si crei un’aspettativa. Quindi ci si impegna di più per fare conoscenze e avviare una relazione“. Con
la consapevolezza che la storia, in molti casi, finirà con l’estate.

Giovanna Camardo, Focus n. agosto 2002, pag. 106-108.