L’ipnosi Istantanea

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L’ipnosi istantanea é una delle forme più spettacolari, suggestive e impressionanti di induzione ipnotica.

L’emozione e lo sbalordimento che suscita sono attribuibili principalmente a tre fattori: la rapidità con cui avviene lo sviluppo della trance; la conseguente attribuzione all’ipnotista di qualche potere magico che gli abbia consentito questo “miracolo” e il fatto che vada incontro ad una delle credenza più diffuse sull’ipnosi: cioé, che nel soggetto venga provocata un’improvvisa perdita di coscienza.

Tuttavia, questi attributi sono per lo più apparenti: l’operatore ipnotico non possiede nessuna facoltà o magnetismo (ma semmai una grande sensibilità ai segnali che indicano un’alterazione dello stato di coscienza e una notevole prontezza nel reagire a questi indizi); il soggetto, dal canto suo, ha una repentina e totale perdita del tono muscolare che lo porta ad una caduta, restando inerte come se fosse tramortito; tuttavia, la sua coscienza é modestamente alterata.

In effetti, il più delle volte, l’effetto delle pratiche induttive dell’ipnosi istantanea é quasi immediato, ma se l’ipnotista non prosegue poi a mantenere e approfondire la condizione ipnotica, la persona si riprende in tempi altrettanto veloci.

In realtà, a dispetto di luogo comune sull’ipnosi istantanea , questa non viene prodotta nell’arco di pochi secondi: solo il suo effetto più evidente (la caduta o l’apparente perdita dei sensi del soggetto) si sviluppa in tempi rapidi.

Per prima cosa, l’ipnotista scelglie soggetti particolarmente suggestionabili, in estrema sintonia con lui o inclini alla condiscendenza; oppure fa un lavoro di induzione occulta creando confusione, eccitazione emotiva, sorpresa o, ancora, aspetta di cogliere gli indizi che suggeriscano che le energie fisiche e la lucidità mentale attraversino un momento di calo (in genere, si tratta di un ritmo biologico di tipo ciclico).

In ogni caso, tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che questo procedimento può funzionare se il soggetto in precedenza viene a proprio agio; è rilassato e ha fiducia nell’ipnotista (anche se può non sapere che questo é il suo ruolo); altrimenti, si richia che il primo possa trovarsi in allerta, impettito e intimorito per quello che può succedere.

L’ipnotista Calvin Banyan sottolinea, al riguardo, che alcuni individui sono particolarmente restii a sviluppare un’ipnosi rapida: chi è troppo cerebrale, eccessivamente stanco, ha difficoltà a concentrarsi o parla in modo piuttosto spedito e logico non é certo un buon candidato per questa forma di induzione.

Una delle tecniche più conosciute e praticate per ottenere quest’effetto é una procedimento che fa leva sull’effetto sorpresa e comporta un contatto fisico con il soggetto: un modello di induzione che prende spunto dall’induzione per stretta di mano ideato dal noto ipnologo Milton Erikson.

La variante più comune di questo modello consiste nel dare la mano alla persona da ipnotizzare, mantenendo il contatto a lungo; allo stesso tempo, gli si chiede di fissare l’ipnotista negli occhi; quindi l’ipnotista pone la mano libera dietro il collo del soggetto per almeno qualche secondo.
A quel punto, l’ipnotista grida “dormi” e strattona la testa del “malcapitato” in avanti e verso il basso.
Nel momento in cui si da l’ingiunzione “dormi”, l’ipnotista scioglie velocemente la stretta di mano: questo è un passaggio molto importante e la sua esecuzione deve fatta con tempismo e sicurezza.

La maggior parte delle forme istantanee o rapide di ipnosi fanno leva, come in questo caso, sul principio dello shock o della sorpresa.
Procurando un leggero shock al sistema nervoso del soggetto ipnotico, le barriere coscienti sono temporaneamente interrotte. Dare una perentoria e veloce suggestione come “dormi” ha così di solito l’effetto di provocare un apparente perdita dei sensi.

L’ipnosi istantanea, benché sia usata spesso sul palcoscenico per la sua spettacolarità, può avere avere i suoi vantaggi anche sul piano clinico: sopratutto perché, come già detto, lo sviluppo di quello che ad occhio sembra uno svenimento è un’aspettativa comune nei riguardi di questo fenomeno; per questo motivo, l’ipnosi diventa più convicente e aumenta la suggestibilità del soggetto.

Inoltre, ci sono contesti, come nelle cure dentarie in cui l’odontoiatra non può dilungarsi nell’applicazione di una lunga procedura di induzione: molti hanno paura del dentista; inoltre, alcuni sono allergici all’anestesia: l’ipnosi istantanea è usata qui si per ridurre l’ansia e per il suo effetto analgesico e, in certi casi, antalgico. Anche certi malesseri psicologi possono richiedere un’intervento tempestivo, come un’attacco di panico, una crisi isterica oppure di astinenza in chi abusa di sostanze stupefacenti.

Chi assiste ad un’ipnosi rapida è portato a pensare che la persona che sviluppa questa condizione stia semplicemente seguendo le istruzioni dell’operatore ipnotico: invece, questa forma di ipnosi è indotta sfruttando gli schemi percettivi della mente; in particolare, ci riferiamo alla rottura dello schema: quando una successione di azioni ben “rodata”, come stringere la mano, viene interrotta o prodotta in modo insolito provoca una sorta di cortocircuito mentale, una breccia che l’ipnotista usa per indurre l’ipnosi in modo subitaneo.
Basti pensare al gioco dei bambini in cui uno offre all’altro la mano per poi ritirarla subito dopo: anche in questo caso la “vittima” rimane qualche momento frastornata e incapace di reagire.
Questo momento di “vuoto mentale” induce uno stato in cui il pensiero e il corpo rimangono in una sorta di paralisi; in ogni caso, questa finestra è molto breve; così è molto importante trarre vantaggio di questo stupore con un perfetto tempismo per indurre l’ipnosi.

L’ipnosi istantanea è spesso confusa con l’ipnosi rapida, ma sottili differenze le distinguono da quest’ultima.

L’ipnosi istantanea è una tecnica molto veloce per portare qualcuno in stato di trance in meno di 10 secondi; mentre l’ipnosi rapida consiste in procedimenti che inducono la condizione ipnotica 30 secondi o più.
La differenza non è solo una questione di tempo, ma di procedura.
L’ipnosi istantanea fa uso di una forma di shock che crea un momento di blackout nella mente di qualcuno oppure un sovraccarico emotivo.
Le tecniche rapide fanno leva su stati come la confusione, l’intensa concentrazione, la noia o su una combinazione di questi elementi.

Un’altra differenza importante fra le due è che l’ipnosi istantanea comporta delle manovre fisiche (strattonare il soggetto, levare all’improvviso una mano che reggeva quella di qeust’ultimo, fare uno schiamazzo improvviso mentre quello é concentrato a realizzare qualche suggestione – come il non riuscire ad aprire le mani tenute incrociate); in questo modo il soggetto viene “forzato” ad auto ipnotizzarsi.
In ogni caso, l’una non è migliore dell’altra; l’ipnosi istantanea è solo più veloce e scenografica.

Uno sviluppo istanteo dell’ipnosi è un fenomeno che accompagna comunemente l’ipnosi non verbale: in questo caso però non viene fatta leva sulla sorpresa o sul fatto di interrompere uno schema consolidato.
I presupposti di questa forma di ipnosi infatti provocano un rapido stato ipnotico perché viene creato una sorta di inganno al cervello: fornendo particolari stimoli primitivi (versi, vocalizzi e violando lo spazio personale del soggetto) viene attivata la memoria ancestrale del significato di questi segnali; un pericolo incombente! Queste memorie risiedono nell’amigdala, una struttura arcaica del cervello, che elabora l’esperienza emotiva, ma che nasce come istinto di sopravvivenza. Di fronte a questi stimoli mette in atto la reazione più antica al pericolo: il “freezing” o paralisi. E questo senza che la coscienza comprenda cosa sta accadendo.

La reazione di “freezing” comporta lo sviluppo di una condizione di immmobilità tonica (il corpo é immobile e teso e la muscolatura contratta in modo involontario – catalessi), un rallentamento del battito cardiaco e ad un respiro corto (cioè, viene inalato poco ossigeno).

Conteporaneamente, facendo fissare al soggetto un punto davanti a sé e muovendo una mano sopra la sua fronte (ai margini del suo campo visivo) viene indotto a oscillare (la visione periferica dell’occhio é sfuocata, ma particolarmente sensibile al movimento); questa manovra mette il soggetto in una potenziale situazione di pericolo (ricordiamo che il suo istinto lo indurrebbe a rimanere immobile): l’amigdala allora risolve questo “conflitto” provocando una sorta di “sincope vaso-vagale” (svenimento): una repentina lassità muscolare, assieme ad una perdità del tono, del colorito e dell’espressività del volto.

L’intenso stato di attivazione dell’amidgala porta nell’uomo ad un’inibizione della “punta di diamante” dell’encefalo umano: la corteccia pre-frontale (una regione del cervello in cui la scienza ha dimostrato si sviluppa lo stato di trance).

Questa seconda struttura ha un ruolo fondamentale nella coordinazione del pensiero e del movimento; inoltre, ha il compito di “porre un freno” all’impulsività dell’amigdala; quando quest’ultima produce “un’onda d’urto” troppo forte, le funzioni della corteccia prefrontale vengono inibite (in modo analogo a quanto avviene nelle fobie di animali innocui come topi, ragni o scarafaggi).

Questo fatto provoca, grazie a diverse “centraline” di collegamento tra quest’area e il muscolo orbicolare dell’occhio, delle alterazioni della coordinazione oculare e dei movimenti della regione dell’occhio: assistiamo allora a fenomeni come la fissità dello sguardo, la vibrazione delle palpebre, il rovesciamento dei bulbi oculari, lo sviluppo di strabismo, ecc.

Stordito e confuso, il soggetto (che è in piedi) diventa meno lucido; una condizione che favorisce il prodursi della caduta.

A volte, l’operatore può accelerare questo fenomeno, producendo un suono secco e forte (un’equivalente del “dormi” dell’induzione per stretta di mano) quando osserva che il soggetto é in forte disequilibrio e mostra significative alterazioni del corportamento oculare … ma il più delle volte questo “incentivo” non è necessario.


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