Anch’io posso essere ipnotizzato?

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Aspetto del volto in ipnosi

Aspetto del volto in ipnosi

Sottoporsi ad una seduta o una dimostrazione di ipnosi suscita paure e perplessità: si teme di perdere il controllo e, allo stesso tempo, ci si domanda: “ma sarò ipnotizzabile? questa ultima preoccupazione assume tanto più peso quanto più essere ipnotizzati serve ad uno scopo importante sul piano personale: come la risoluzione di un problema emotivo.

Ci sono talenti che rendono alcune persone particolarmente versate in un certo ambito: così, c’é chi é portato per il disegno, chi per la musica, chi per la matematica e così via. La stessa cosa, afferma la scienza, vale per l’ipnosi: alcuni individui hanno una dota innata per sviluppare trance e fenomeni ipnotici.

Sembra che questo “dono” risieda in una non comune anatomia del cervello. Uno studio di James Horton ha portato in luce che chi é molto ipnotizzabile ha il rostro (una regione del corpo calloso – una specie di cerniera tra gli emisferi cerebrali) più ampia del 30% rispetto alle altre persone: il rostro, più precisamente, unisce le aree destra e sinistra della corteccia prefrontale: una regione che svolto un ruolo primario nel prodursi della condizione ipnotica.

Un’altra ricerca ha approfondito questa scoperta, portando in evidenza come chi é più intensamente ipnotizzabile abbia una maggior numero di connessioni tra la corteccia dorsolaterale prefrontale di sinistra (una struttura deputata alla coordinazione di stimoli e comportamenti), un complesso dato dalla corteccia cingolata anteriore, insula anteriore e altre strutture, che hanno la funzione di stabilire la priorità delle informazioni che pervengono al cervello e lo striato ventrale che individua, integra e filtra le sensazioni viscerali.

Parallelamente, studi condotti per valutare se determinati tratti di personalità o attitudini possano influenzare a loro volta la facilità ad essere ipnotizzati hanno messo in evidenza che questo legame esiste, e in parte, rispecchia quanto emerso dalle indagini delle neuroscienze.

Ad esempio, la disposizione che riveste un ruolo chiave nella capacità sviluppare una trance ipnotica è il cosiddetto “assorbimento”, cioè l’essere in grado di mantenere uno stato di attenzione molto elevata e a lungo.

Anche il possedere una fantasia fervida e vivace conta. Aspetti poi, come l’inclinazione a essere cooperativi, mentalmente aperti, privi di pregiudizi e a credere a fenomeni insoliti e paranormali portano a vivere l’esperienza dell’ipnosi con un maggior grado di abbandono, fiducia e curiosità.

Tutto questo vuol dire che chi non possiede le caratteristiche elencate é “escluso dai giochi”?
Assolutamente no! Recenti studi hanno posto in risalto l’importanza della figura dell’ipnotista nella buona riuscita di un’ipnosi. Chi é capace di entrare in risonanza emotiva con il soggetto, imita naturalmente i suoi movimenti, riproduce su di sé i suoi cambiamenti fisiologici ed particolarmente partecipe e attento all’esperienza di quest’ultimo riesce a provocare l’ipnosi più velocemente, in un maggior numero di persone e con risultati migliori.

La novità più confortante al riguardo viene però da una nuova forma di ipnosi, chiamata ipnosi non verbale: una tecnica di induzione che coniuga gli antichi rituali delle popolazioni primitive e le moderne scoperte delle neuroscienze e che fa leva sui meccanismi automatici dell’istinto di sopravvivenza.

Per approfondire

Proprio sfruttando gli automatismi dell’istinto di conservazione, questa forma di induzione ipnotica induce l’organismo a generare un profondo rilassamento fisico, una riduzione delle funzioni biologiche (rallenta la frequenza cardiaca e il ritmo del respiro si fa lento e superficiale) e al tempo stesso mette in tilt le funzioni della corteccia prefrontale (la regione responsabile del pensiero critico), consentendo così un rapido sviluppo della trance.

Insomma, quest’ultima si rivela un passepartout per tutti quelli che non sono nati sotto una “buona stella”…almeno, per quanto riguarda la capacità di andare in ipnosi.