Tempi duri per i mentitori: scoperti i veri indizi di menzogna

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Le bugie hanno le gambe corte

Le bugie hanno le gambe corte

Di motivi per mentire ne abbiamo a bizzeffe: nascondere qualcosa, enfatizzarlo, minimizzarlo, storpiarlo e via dicendo e lo facciamo innumerevoli volte al giorno e con chiunque, dal postino al nostro partner.

Una ricerca condotta dallo psicologo Robert Feldman ha dimostrato scientificamente che siamo così abituati a dire bugie che ci viene naturale anche quando parliamo con dei perfetti sconosciuti e, perfino, su argomenti irrilevanti.

Lo studioso ha chiesto ai partecipanti di parlare per dieci minuti con un compagno che veniva scelto a caso. Le conversazioni sono state filmate e quindi fatte vedere ai volontari. Prima di riguardarsi, buona parte dei soggetti asserivano di essere stati onesti e cristallini, ma dopo gli stessi hanno dovuto ricredersi: circa il 60% di loro riconosceva di aver mentito almeno una volta in modo spudorato; inoltre, ammetteva di aver omesso dettagli imbarazzanti, alterato alcuni passaggi e aggiunto particolari inventati di sana pianta.

Premesso che, come hanno messo in chiaro le ricerche al riguardo non esistono segni di menzogna ma solo indizi, va sottolineato che ci sono bugie in cui il rischio di venire scoperti, il senso di colpa e eventuali conseguenze se smascherati sono minime: per questo “grado” di bugie, i segnali che si possono cogliere dal comportamento del “ballista” sono davvero minimi o inesistenti. Le cose cambiano quando è importante rendere la menzogna credibile e quando quest’ultima é complessa da mettere a punto ed é vitale evitare “falle” e contraddizioni.

In quest’ultimo caso, come già intuito da Darwin, le bugie faranno acqua, se non nel discorso, almeno sul piano non verbale. Il padre dell’antropologia ha ha infatti suggerito che l’azione di alcuni muscoli facciali, legati all’espressione emotiva, nonostante l’attenzione e lo sforzo, non possano essere inibita del tutto. In modo analogo, sosteneva Darwin, il tentativo di contrarre alcuni muscoli del volto per simulare un’emozione darebbero luogo ad una mimica poco convicente.

Questa ipotesi, che é data definita da Paul Ekman Ipotesi dell’Inibizione ha trovato di recente conferma empirica: gli psicologi Stephen Porter e Leanne ten Brinke hanno infatti dimostrato che é più probabile che sottili “fughe di informazioni” trapelino quando uno tenta di falsificare la propria espressività rispetto a quando la esibisce in modo genuino e spontaneo.

Sempre Porter e Brinke insieme a Brendan Wallace, sulla base di numerose sperimentazioni, hanno concluso che un’emozione é più difficile da nascondere quando é forte rispetto a quando é poco sentita. Inoltre, Carolyn Hurley e Mark Frank hanno recentemente scoperto che gli automatismi muscolari che portano al sollevamento delle sopracciglia e alla tensione degli zigomi nel sorriso vero sono estremamente difficili da sopprimere.

Partendo da queste premesse, gli stessi Brinke e Porter (questa volta assieme alla collega Alysha Baker) hanno voluto accertare, in situazioni in cui la posta in gioco é alta, se esistano dei “smorfie” del volto che si attivino comunque, cioé anche quando uno tenta di reprimerle e quali altri atteggiamenti del volto appaiano in questo caso più facilmente “posticci”.

Per verificarlo hanno esaminato 52 filmati di parenti o familiari che facevano un appello televisivo ai presunti rapitori di un loro caro. la metà di questi é stata dichiarata successivamente colpevole sulla base di prove schiaccianti (esame del DNA, testimonianze, riprese video, ecc.); mentre l’altra metà era innocente e seriamente preoccupata. Chi esaminava le riprese era all’oscuro degli esiti finali delle indagini.

Lo strumento per rilevare e catalogare i movimenti e i cambiamenti del volto é stato il FACS, noto procedimento per l’individuazione e l’analisi dei movimenti facciali (unità d’azione) sviluppato dallo psicologo Paul Ekman e reso famoso dalla serie televisiva “Lie to Me”.

L’esito dello studio é ha messo in evidenza che gli intervistati coinvolti nelle sparizioni erano incapaci di trattenere un cenno di un sorriso (AU12 secondo il FACS); presumibilmente, commentano gli autori, “perché provavano un certo piacere al pensiero di essersi liberati del congiunto e di averla fatta franca oppure perché si beavano per l’inganno che stavano perpetrando“.

Per approfondire

Per contro, chi era genuinamente in ansia per la persona “smarrita” mostrava l’attivazione dei muscoli della tristezza e dell’afflizione: in particolare si osserva in loro la contrazione del corrugatore delle sopracciglia (AU4); questo muscolo era visibile anche nei bugiardi, ma in modo appena accennato e per un tempo esagerato (il che qualificava l’espressione come fasulla e volontaria).

Nei “supplicanti” sinceri, infine, si coglieva una evidente e “piena” piega verso il basso degli angoli delle labbra (causata dal depressore degli angoli delle labbra (AU15); chi invece mentiva tendeva a produrre dei sorrisi forzati con maggiore frequenza dei primi.

In conclusione, questo studio ha dato prova che, almeno per chi “le spara grosse”, le bugie hanno davvero le “gambe corte”.