L’ipnosi é un finto sonno che cura la vera insonnia

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L'ipnosi non é un sonno

L’ipnosi non é un sonno

L’insonnia é una vera pestilenza nei paesi occidentali: cattive abitudini al momento di andare a letto, stress elevato e la frenesia che contraddistingue il nostro modo di vivere rende il il ristoro di chi vive nei paesi ai più alti livelli nello sviluppo sociale, economico e culturale davvero scadente.

L’Italia non fa certo eccezione al riguardo: si stima, infatti, che suppergiù un quarto dei nostri connazionali dorma male o abbia un sonno disturbato. Secondo l’ Associazione italiana per la medicina del sonno, ben 12 milioni “mangiaspaghetti” hanno una sgradita confidenza con le notti in bianco e di questi circa 4 milioni soffre di insonnia cronica.

Un problema tutt’altro che trascurabile, considerato che le indagini al riguardo hanno evidenziato che in chi passa le a rotolarsi fra le coperte (oltre a lamentare mancanza di lucidità, vuoti di memoria, perdita di concentrazione e coordinazione) il rischio di sviluppare ansia e depressione aumenta di cinque volte rispetto alle persone che godono di un sonno regolare; inoltre, i primi sono più inclini a cadere nell’uso di alcol e stupefacenti (spesso per tentare di risolvere in questo modo il problema).

Anche il fisico ne risente: alla lunga, il cuore si affatica e il rischio di sviluppare malattie denerative come il diabete raddoppia; il metabolismo rallenta e gli insonni tendono, per di più, a mangiare molto e in modo sregolato, così che il sovrappeso e l’obesità sono molto comuni in questi ultimi.

I problemi maggiori insorgono al momento dell’addormentamento, ma consistono anche in risvegli precoci e in un riposo complessivamente superficiale e scadente.

Il sonno é un processo che consiste in una successioni di fasi che culmina con il sogno, ma fondamentale é il passaggio che lo precede: il sonno profondo (o a onde delta); qui il corpo recupera le energie e la mente consolida la memorie; inoltre, viene secreto l’ormone della crescita e il sistema immunitario si rafforza.

Proprio il fatto che gli insonni non raggiungano questo stadio del sonno procura gli effetti più invalidanti per mente e corpo. Per altro, i sonniferi prescritti comunemente per favorire l’addormentamento ostacolano l’insorgenza di questa fase del sonno, perdono la loro efficacia nel trattamento a lungo termine, hanno numerosi effetti collaterali, e quasi inevitabilmente danno luogo a dipendenza.

Altri tipi di terapie non farmacologiche, danno risultati modesti al riguardo. Per questi motivi gli psicologi svizzeri Maren Cordi, Angelika Schlarb e Björn Rasch hanno voluto provare se fosse possibile risolverlo con un approccio diverso: l’ipnosi.

Già in precedenza delle ricerche scientifiche hanno provato l’efficacia di questa terapia nel trattamento dell’insonnia: vale la pena di citare lo studio di Philip Becker che ha dimostrato che due sole sedute sono riuscite a di migliorare la qualità del sonno in metà degli insonni reclutati per lo studio; e questo, perfino ad un controllo a distanza di 16 mesi.

Tornando all’indagine degli studiosi elvetici, questi ultimi per verificare l’impatto dell’ipnosi su questo problema gli studiosi elvetici hanno coinvolto 70 donne (il sesso femminile ha in media più difficoltà a cadere nelle braccia di Morfeo).

Il gruppo è stato diviso in due metà: una ascoltava la voce registrata di un esperto ipnotista che dava suggestioni per rendere il sonno più profondo (anche in modo metaforico; ad esempio, parlava di un pesce che scendeva sempre più giù negli abissi del mare).
Il secondo gruppo, di controllo, ascoltava invece lo stesso speaker che, pure con voce soffice, calma e carezzevole descriveva le sedimentazioni di un minerale.
Tutti sono stati poi invitati a fare un sonnellino.

Per controllare l’effetto delle due condizioni sperimentali ai soggetti è stato chiesto di annotare le loro sensazioni dopo la “siesta”; inoltre, sia durante l’ascolto sia nel corso del riposo sono state registrare le loro reazioni fisiologiche con l’EEG, l’ECG (elettrocardiogramma) e EMG (elettromiogramma, che misura il grado di tensione muscolare).

L’esito ha dato prova che i partecipanti che avevano sentito le suggestioni per approfondire il sonno riportavano un senso di ristoro molto maggiore. La vera sorpresa è venuta però dall’esame dei tracciati elettroencefalografici: in chi faceva parte di questo gruppo era stato registrato un aumento dell’80% del sonno profondo!

In conclusione, una cura per gli insonni esiste e, paradossalmente, la soluzione passa attraverso un metodo che induce una condizione che fino a tempi recenti è stata confusa con il sonno: l’ipnosi.

In sostanza, la maggiore frequenza delle onde lente viene, sì prodotta con le suggestioni, ma queste vengono date dopo aver stimolato il cervello a funzionare con una con lo stato di attività che caratterizza la veglia, ma con un ritmo tre volte superiore al normale: un vortice che porta le parole dell’ipnotista giù nel profondo dell’inconscio.

Per conciliare il sonno ascolta questa autoipnosi guidata: