I gesti ci fanno comprendere il senso di un discorso

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Parlando gesticoliamo

I gesti sono parte integrante del discorso

Mentre parliamo facciamo un’innumerevole quantità i gesti; perfino quando siamo soli e stiamo preparando il discorso per un esame, una lezione o per una dichiarazione d’amore.

Le gesticolazioni nel parlare non sono nemmeno una sorta di una coreografia dato che, come hanno provato le psicologhe Jana Iverson e Susana Goldin-Meadow, anche i non vedenti gesticolano mentre conversano fra di loro: numerosi studi hanno, infatti, dimostrato che i movimenti con le mani aiutano a chiarirsi le idee, coordinare il discorso e farsi venire a mente ciò che intendiamo dire … ma non é finità qui!

Si é scoperto, infatti, che se non “condiamo” con questa mimica un discorso, questo risulterà piuttosto “scarno”e stentato; troveremo più difficile trovare le parole e la grammatica suonerà più elementare; in modo analogo, agli “occhi” dell’interlocuture, se non gesticoliamo, ciò che diciamo apparirà monocorde, poco coinvolgente e lo porterà più facilmente a distrarsi. Inoltre, l’interazione tenderà ad “arrancare” e pause e silenzi saranno più frequenti.

Paul Ekman, Adam Kendon e altri studiosi della comunicazione non verbale, hanno elaborato una classificazione dei gesti che usiamo durante il dialogo: pittografici (disegnano silhouette), Illustratori (esprimono dei concetti o enfattizzano il discorso) ecc.
Da tutti questi, si distinguono i batonici, che sono movimenti veloci eseguito con la mano o con l’avambraccio che vengono sempre prodotti esclusivamente in associazione con il discorso: questi sembrano enfatizzare o sottolineare certi argomenti o cadenzare il parlato in modo analogo a quanto fa l’interpunzione nella scrittura.

Questo compito comunemente viene affidato alla prosodia: cioè, a pause più o meno lunghe, toni ascendenti (equivalenti del punto di domanda) o vocali finali pronunciate in modo più secco e con volume più forte (il punto esclamativo), ecc. tuttavia, come detto, anche particolari gesti assolvono questa funzione.

Proprio per chiarire il ruolo delle due forme di “punteggiatura”, Bahia Guellaï, Alan Langus e Marina Nespor hanno condotto una serie di esperimenti.

I partecipanti delle loro ricerche venivano invitati ad ascoltare delle registrazioni audio di frasi potenzialmente ambigue oppure a guardare dei filmati in cui le stesse frasi venivano accompagnate da dei gesti batonici; i gesti in questione potevano essere coerenti con il tono di voce o discondanti con esso. Compito dei volontari era segnalare se avessero o meno compreso il senso delle espressioni sentite e se queste suonassero equivoche.

Mettiamo ad esempio che la frase sia “Quando Giacomo chiama suo fratello é sempre felice“: se la frase é espressa come “quando Giacomo chiama – pausa – suo fratello é sempre felice”, capiamo che é il fratello ad essere felice; per contro, se pronunciamo la frase senza intervalli, il senso é che il fatto di chiamare il fratello rende Giacomo felice.

Possiamo produrre lo stesso effetto con i gesti: così, se diciamo “quanto Giacomo chiama suo fratello – e nel dirlo, leviamo in alto una mano- é sempre felice”, comprendiamo che é quest’ultimo ad essere di buon umore. Se invece, avessimo detto la stessa frase accompagnando con un gesto a bacchetta di entrambre le mani ogni parola, il significato sarebbe stato lo stesso della frase detta senza pause.

Cosa succederebbe però se gesti e toni di voce fossero prodotti simultaneamente e risultassero incongruenti? E’ quello che si sono chiesti Guellaï e i suoi colleghi, giungendo a risultati sorprendenti.

Per approfondire

I Volontari che avevo ascoltato solo le registrazioni vocali non avevano difficoltà a comprendere cosa intendesse chi parlava e se eventualmente la frase risultasse poco chiara. Chi, invece, aveva visto i video in cui venivano presentati due messaggi (vocale e gestuale) discordanti, tendeva a dare maggiore valore al gesto piuttosto che all’espressione vocale; anche quando questo trasmetteva un messaggio sbagliato.

Questo fatto“, commenta Nespor, “suggerisce che tono, ritmo del discorso
e gesti vengono elaborati dagli stessi processi di pensiero
” e che, inaspettatamente, sottolineamo noi, le gesticolazioni hanno un peso maggiore nell’attribuire il significato alle frasi.