Intelligenza corporea: occhio a cosa mangi…l’effetto di colori e altri stimoli sul gusto

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Il gusto non é dato solo dal sapore

Il gusto non é dato solo dal sapore

Diversi anni fa, gli inventori delle M&M’s, i famosi confettini multicolore che hanno spopolato fra i bambini di tutto il mondo, hanno deciso di aggiungere una nuova colorazione alla gamma del loro prodotto: il blu; probabilmente, per accontentare una richiesta di una schiera di fan o per valutare se questa innovazione portasse ad un aumento delle vendite. Il risultato? Il ritiro, dopo breve, di tutte le confezioni con la nuova variante!

Mai stragegia di marketing é stata più maldestra: fra tutti i colori dello spettro, il blu infatti, è noto come un soppressore dell’appetito; insomma, una mossa effice e geniale quanto fare karakiri!

Questo esempio illustra bene quanto il sapore di ciò che mangiamo sia influenzato da altri variabili (come il colore, appunto) che niente hanno a che fare con le percezioni del palato: numerosi studi hanno messo in evidenza che diversi stimoli sensoriali (odore, gusto, sensazioni tattili, musica e rumori, colori e stimolazione del nervo trigemino) portano ad un’alterazione dell’appetito e del gusto di cibi e bevande. Alcune ricerche, hanno messo in luce che perfino il tempo, il clima e l’ambiente fisico hanno un impatto al riguardo.

D’altra parte, basti pensare all’effetto della guarnizione di una pietanza: la fa sembrare molto più appetibile e raffinata.

Recentemente un gruppo di psicologi sperimentali dell’Università di Oxford ha deciso di capire esattamente come piatti dal design artistico possano influenzare il sapore del cibo.

I ricercatori hanno creato delle composizioni di insalate basandosi sui famosi dipinti astratti dell’artista russo Wassily Kandinsky per valutare in che misura un piatto curato esteticamente possa modificare le aspettative e l’esperienza commensali.

Nell’esperimento, che ha coinvolto 60 partecipanti, i “banchettanti” hanno ricevuto delle insalate composte con gli stessi alimenti, ingredienti e condimenti.

L’unica differenza consisteva nella presentazione. Alcuni, hanno avuto un piatto in cui i vegetali erano semplicemente mischiati; ad un secondo gruppo sono stati preparati dei piatti con germogli di broccoli, fette di funghi e piselli allineati in file ordinate. Infine, ad un terzo gruppo è stata proposta un insalata le cui verdure erano disposte come le pennellate di un quadro di Kandinsky.

Al momento delle valutazioni, l’insalata “opera d’arte” é stata giudicata la più buona e appetitosa; tanto che i commensali sarebbero stati disposti a spendere il doppio rispetto alle altre per averla; e questo sia prima che dopo averla mangiata.

Anche forma, materiale e colore di arredi e stoviglie possono incidere sulla nostra percezione del cibo.

Una ricerca di Zoe Laughlin Martin Conreen e altri studiosi ha voluto indagato se il fatto che le posate fossero fabbricate con metalli diversi potesse influenzare il gusto dei piatti.

Per prima cosa, questi psicologi hanno selezionato un set di cucchiai tutti della stessa foggia, dimensione e peso; cambiava solo il materiale in cui erano fatti: potevano, così, essere in oro, argento, zinco, rame, stagno, cromo e acciaio inox.

Hanno quindi reclutato 38 volontari e, dopo averli fatti accomodare ad una tavola, li hanno bendati. Quindi, un collaboratore degli sperimentatori imboccava il partecipante due volte: il cibo era lo stesso, ma il cucchiaio era diverso. Ai partecipanti é stato chiesto di prestare molta attenzione alle sensazioni del palato.

Il risultato ha dato prova che, in effetti, diversi metalli conferivano sensazioni diverse: ad esempio, le pietanze gustate con posate d’oro o di cromo avevano un minore sapore del metallo; erano più dolci e più delicate.
Per contro, i bocconi mangiati con cucchiai di zinco o rame sembravano più forti come sapore, più amari con un maggiore retrogusto metallico.

In uno studio affine, Charles Spence, Betina Piqueras Fiszman assieme ad altri colleghi hanno appurato che del cibo servito con un pesante cucchaio di metallo appariva più saporito che lo stesso gustato con un cucchiaio di plastica “metalizzata”.

Naturalmente, anche la forma dei piatti da il suo contributo: gli psicologi Peter Stewart e Erica Goss correva hanno esaminato l’ipotesi che il gusto di un chesecake potesse cambiare a seconda che venisse servito in un piatto tondo e bianco e tondo; bianco e quadrato; di forma circolare, ma nero e, sempre nero, ma squadrato.

Dal loro studio, é emerso che le preferenze andavano alle pietanze servite su piatti bianchi: il cibo risultava più amabile e più saporito.

Stewart sottolinea che é possibile che questo effetto sia dovuto anche a delle associazioni apprese;”Il colore bianco, commenta, viene culturamente abbinato a purezza, luminosità, e probabilmente da un senso di “pulizia”.

Questo fenomeno di “trasferimento” di determinate esperienze sensoriali ad altri sensi si chiama sinestesia ed é una caratteristica di determinati individui (che, ad esempio, vedono i numeri colorati o per cui le parole hanno un profumo), ma per quanto riguarda il gusto sembra che tutti siamo sinestesici: ad esempio, i vini vengono spesso definiti dai “sommelier” come rotondi (o pieni) o spigolosi (aspri).

Altre indagini, infatti, hanno dimostrato che, in genere, la dolcezza é associata a forme rotonde, mentre l’amaro da l’idea di qualcosa di acuto o pungente; quindi, a dispetto della precisazione di Stewart, può darsi che il collegamento sia più profondo e universale.

Come risalta dall’esperienza delle M&M’s blù, citata all’inizio, il colore del cibo ha anch’esso la sua influenza sul palato.

La chimica Kantha Shelke ha evidenziato come i cibi di colore rosso siano in genere associati alla dolcezza, come nel caso della fragola o della ciliegia. Al contrario, gli alimenti di colore giallo sono collegati con l’acido; questo vale per il limone.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

Le tinte più scure come il nero, il blu o il viola suscitano spesso un innato senso di ribrezzo perché richiamano alla mente qualcosa di avariato o in putrefazione.

Al riguardo, vale la pena di citare un famoso studio condotto negli anni ’70. In quell’esperimento, dei soggetti erano stati invitati in una sala da pranzo illuminata in modo particolare; ai partecipanti erano state servite succulente bistecche di manzo e croccanti patatine fritte; con quell’illuminazione sembravano normali, ma quando é stato mostrato loro che la carne era blù e le patate verdi, alcuni hanno letteralmente dato di stomaco!