RSH: un metodo per l’autoipnosi rapida

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RSH - L'autoipnosi rapida

RSH – L’autoipnosi rapida

L’idea di ipnotizzare se stessi non é certo nuova: è una pratica che da sempre gli sciamani adottano prima di apprestarsi a guarire qualcuno; tipicamente questi “stregoni” si ritirano in un luogo isolato e suggestivo e, assunta una posizione comoda, iniziano a mettere in atto una serie di tecniche per potenziare la loro capacità di concentrazione e la loro energia.

Pur senza pretese di questa portata, l’autoipnosi é una procedimento utilizzato tutt’ora in affiancamento o in sostituzione dell’ipnosi indotta da uno specialista.

La sua efficacia é stata dimostrata da numerose ricerche e il suo campo di applicazione é piuttosto ampio: dall’ansia, all’insonnia, alla depressione; dall’asma, ai dolori cronici e via dicendo.

L’unico neo è però che, in genere, non da risultati nel breve periodo: per farla funzionare a dovere é necessario armarsi di pazienza; essere perseveranti e predisporsi mentalmente a fare un esercizio regolare.

Per questi motivi, parecchi tendono a “gettare la spugna” dopo le prime prove inevitabilmente deludenti: é proprio per consentire di ottenere dei risultati tangibili (seppure modesti) in tempi brevi che lo psicologo spagnolo Antonio Capafons ha ideato una tecnica di autoipnosi di facile apprendimento e dall’effetto immediato.

Certo, per raggiungere obiettivi importanti bisogna comunque “lavorare” sodo, ma gli effetti rapidi che si ottengono con questo metodo incoraggiano a proseguire.

Come procedere? vediamolo passo passo.

Per prima cosa, va cercato un ambiente confortevole, silenzioso e dove si è sicuri di non essere disturbati per almeno una mezzora; vanno spenti telefonini, allentati bottoni e tolti orologi, braccialetti, cinture, scarpe e qualsiasi accessorio o capo di abbigliamento che possa distrarre o procurare un senso di fastidio. Ci si accomoda quindi su una poltrona facendo attenzione di non provare alcun tipo di tensione, scomodità o dolore.
A questo punto, si può cominciare con il primo esercizio.

Compressione delle mani: le mani vanno giunte come in preghiera, con le punte delle dita rivolte verso l’alto; i palmi vanno fatti ben aderire l’uno contro come se fossero incollati (a contribuire a questa sensazione “ci pensa” quel leggero strato di sudore che trasuda sempre dai palmi delle mani); non va fatta però alcuna spinta.
Quindi, si prende un profondo respiro e poi si espira lentamente, comprimendo, al contempo e leggermente, i palmi ma non le dita. La pressione delle mani non deve essere eccessiva. scopo di questo esercizio é diventare consapevoli della sensazione di pesantezza delle braccia che segue a questa manovra.

L’esercizio va ripetuto altre due volte. Dopo di ché, va fatto una volta ancora; qui la pressione durante l’espirazione va aumentata quel tanto da cogliere il senso di peso nelle braccia e nelle mani; queste ultime, al termine dell’esalazione del respiro vanno lasciare cadere sulle cosce.
Ora, é il momento di passare al secondo step.

Cadere all’indietro: per prima cosa, ci si appoggia comodamente sullo schienale della poltrona; questa sarà la posizione che si assumerà quando si sarà caduti all’indietro. Poi, si scosta la schiena di circa 20 cm. e la si tiene dritta; quindi la si lascia cadere all’indietro. Una volta riadagiati sullo schienale si avvertirà un senso di rilassamento e un lieve senso di paralisi.
Il senso di torpore alla schiena non é una risposta ipnotica, ma una reazione fisiologica che serve a imprimere nella mente questa sensazione.
L’esercizio va ripetuto una decina di volte.

A questo punto, i due esercizi vanno integrati, cioè fatti assieme: quando si sente di aver coordinato i due passaggi, lo si fa un’ultima volta e nel momento in cui le mani sono mollemente appoggiate sulle cosce e la schiena distesa sullo schienale, gli occhi vanno chiusi.
In quel momento, entra in gioco l’immaginazione: si pensi che le mani siano estremamente pesanti, incollate alle gambe e che la schiena si attaccata allo schienale. Ci si può aiutare anche con qualche suggestione, come ad esempio di avere un sacco di cemento che poggia sul corpo o che mani e schiena siano “addormentate” come quando si sta troppo tempo in una stessa posizione.

Infine, si conta da uno a tre e si riaprono gli occhi. Se la sequenza é stata eseguita correttamente si avvertirà un senso di calma e benessere e la mente sarà lucida e attiva.

E’ importante, fare questi esercizi tre volte al giorno: mattina, pomeriggio e sera; fino a che non diventino automatismi. Inoltre, conviene praticarli in ambienti diversi in modo da generalizzarne l’effetto.

Con una buona pratica, sarà sufficiente immaginare la sequenza per rilassarsi e rigenerarsi.

Gli studi sperimentali hanno dimostrato l’efficacia di questo metodo a paragone di altre forme di autoipnosi: ad esempio, una di queste indagini é stata condotta da Juan Martínez-Tendero, Viola Weber assieme ad altri colleghi ha dato prova a paragone con un altro metodo di autoipnosi molto diffuso, l’HIP (Profilo di Induzione Ipnotica).

Rispetto a quest’ultimo i partecipanti trovavano l’RSH più coerente, piacevole, veloce e facile da apprendere; inoltre lo ritenevano anche più commodo da essere usato nella vita di giorno senza essere notati dagli altri, meno noioso e più agevole da usare anche in privato.

Le misurazioni obiettive hanno messo in luce poi che il 93% dei partecipanti è stata capace di sentire le mani incollate e solo il 54% di questi ultimi ha avuto bisogno di aiutarsi con l’aggiunta delle suggestioni.

Detto questo, é arrivato il momento di mettersi all’opera: buon lavoro!

PS: se preferisci avere una guida per familiarizzarti con il procedimento, scarica il file audio qui sotto (le istruzioni per come fare le trovi nei commenti):