Intelligenza Corporea: il curioso legame tra gesti e intelligenza

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I gesti sviluppano la creatività

Gesticolare sviluppa la creatività

Se, non più di una decina d’anni fa, avessimo visto qualcuno camminare e, al tempo stesso parlare e mulinare mani e braccia, avremmo pensato che, come minimo, doveva avere qualche rotella fuori posto.

I tempi sono cambiati e ora scene come queste sono la routine: si tratta semplicemente di qualcuno che sta parlando al cellulare, usando microfono e cuffiette.

Eppure, qualcosa di strano rimane: perché chi fa uso di queste tecnologie ha bisogno comunque di gesticolare quando, come in questo caso, l’interlocutore non può vederlo?

Le indagini che hanno voluto dare una risposta a questo quesito hanno dimostrato che, in effetti, non “meniamo le mani” solo per accompagnare il discorso, ma anche per organizzare il nostro pensiero.

Ad esempio, gli studiosi Robert Krauss e Ezequiel Morsella , applicando degli elettrodi alle estremità di un gruppo di soggetti, hanno appurato che in coindidenza con il momento in cui questi ultimi ascoltavano parole che indicavano degli utensili, venivano rilevate delle contrazioni muscolari proprio in quei punti del corpo; inoltre, quando in cui i volontari erano invitati a definire gli oggetti elencati, facevano dei movimenti che abbozzavano e riflettevano quelli realizzati quando vengono usati realmente. Per di più, quando dovevano illustrare un paesaggio le loro mani si muovevano come a illustrare la morfologia di quello che andavano a descrivere.

In sostanza, hanno dedotto questi psicologi, i gesti, servono a richiamare a mente delle memorie motorie che aiutano a recuperare il nome di quello di cui parliamo: ad esempio, se l’attrezzo cui vogliamo riferici é una sega, faremo il movimento di portare il braccio avanti e indietro o, almeno, lo accenneremo.

La ricerca citata e altri studi hanno quindi dato la prova che i gesti possono riflettere una strategia di pensiero e perfino il suo contenuto. In ogni caso, il rapporto fra processi di pensiero e gesti non é ancora chiaro; men che meno, sappiamo perché alcuni gesticolano più frequentemente di altri.

Per svelare l’arcano questi gli psicologi tedeschi Isabell Wartenburgera, Esther Kühnb, Uta Sassenberg, assieme ad altri colleghi hanno ideato un originale esperimento per rilevare se ci fosse un rapporto tra intelligenza e gestualità.

Lo studio ha coinvolto 51 studenti. Per prima cosa, i partecipanti hanno completato dei test di intelligenza; in base all’esito del questionario sono stati divisi in due gruppi: individui con propensione alle facoltà analitiche e persone con inclinazione al pensiero fluido (o creativo).

A quel punto, a tutti é stato chiesto di risolvere un test che consisteva nel confrontare due figure presentate una sulla metà destra; l’altra sulla metà sinistra di uno schermo. Le prospettive delle due immagini erano diverse e questo poteva trarre in inganno. Il compito era stato assegnato per poter discriminare i soggetti più creativi, che hanno una maggiore facilità nella rappresentazione dei rapporti spaziali.

Come previsto, chi tendeva a essere “meno convenzionale” riusciva meglio nel compito rispetto a chi era più razionale. Tutt’altra che scontata é stata l’altra constatazione: i creativi, quando veniva chiesto loro come fossero giunti alla soluzione del problema, gesticolavano di più degli altri, mimando con le mani la rotazione spaziale mentre la stavano immaginando.

Wartenburgera, Kühnb e gli altri hanno così dedotto che l’impiego delle gesticolazioni, non solo sia lo specchio di quanto avviene nell’immaginazione, ma che siano parte integrante del processo di risoluzione dei problemi; almeno di quelli che comportano una rappresentazione visiva.

Un successiva analisi del cervello con la fMRI (risonanza magnetica funzionale) ha dimostrato che nei creativi diverse aree del cervello avevano uno spessore maggiore rispetto a chi tendeva ad essere più logico.

Questa scoperta potrebbe stare ad indicare che usare un pensiero divergente provochi uno sviluppo delle capacità e delle dimensioni del cervello e che a contribuire a questo “potenziamento” possa essere proprio l’adozione delle gesticolazioni.

Se questo fosse vero, commentano gli autori, insegnare ai bambini ad elaborare soluzioni originali usando i gesti mentre riflettono potrebbe renderli più ingegnosi.

In uno studio affine, le psicologhe Susan Goldin-Meadow e Sian Beilock hanno reclutato un gruppo di bambini, chiedendo loro di risolvere un test, noto come il gioco della “Torre di Hanoi; si tratta di un rompicapo matematico che prevede che un certo numero di dischi di grandezza decrescente vengano infilati in tre paletti.
Tutti i dischi sono impilati inizialmente sul primo cilindro. Scopo del gioco è trasferisce tutti i dischi sull’ultimo paletto: il problema é che lo si deve fare, potendo muovere un solo disco per volta; inoltre, un disco può essere sovrapposto solo sopra uno più grande e non su uno più piccolo.

Una volta terminato il gioco, i partecipanti venivano invitati a dire a parole come avevano fatto a completarlo: beh,tutti nel farlo hanno cercato d spiegarsi anche a gesti, ma in modo diverso.

In una fase successiva, i volontari hanno ripetuto il gioco, ma con una variante: un disco era di dimensioni diverse e il compito risultava quindi più complicato.

L’analisi dei filmati delle due fasi ha messo in evidenza un dettaglio significativo. Chi, nell’illustrare il metodo, usava una mano sola ci aveva messo più tempo rispetto a quelli che gesticolavano con entrambe le mani.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

In conclusione, questo esperimento ha ribadito e ampliato quanto
emerso nel primo studio citato: il fatto di usare tutte e due le mani per spiegare come avevano risolto il problema aveva dato modo ai bambini di comprendere meglio quale strategia usare.

Insomma, quando educhiamo un bambino non dovremmo insegnargli di “tenere le mani a posto”, ma ad usarle “a piene mani” … naturalmente,
lo stesso vale per noi adulti, quando dobbiamo decidere come disporre i mobili nel nuovo appartamento; organizzare gli spazi nella nostra
azienda o trovare una soluzione originale a una un problema che riusciamo a raffigurare con l’immaginazione.