Il terzo occhio esiste: ora la scienza l’ha scoperto

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Il terzo occhio esiste

Il terzo occhio esiste

Nelle culture orientali, Il cosidetto terzo occhio (o l’occhio interiore) si riferisce alla capacità di avere visioni mistiche o alla chiaroveggenza, cioè alla facoltà di vedere cose, persone e situazioni con la “mente”.

Nella tradizione spirituale viene fatto coincidere con un punto situato al centro della fronte (Ajna, uno dei chakra – semplificando uno dei centri energetici del corpo).

Ora la scienza ha scoperto che esiste davvero una visione per le “energie sottili”: non si tratta, tuttavia, di un potere paranormale, ma della capacità di cogliere istintivamente una minaccia che sia presente nel nostro campo visivo, ma di cui non ci accorgiamo.

La scoperta é partita dalla constatazione che persone cieche a causa di una lesione della corteccia visiva primaria del cervello (quindi senza danni all’occhio) dimostrano la capacità di percepire le caratteristiche emozionali di oggetti esibiti davanti al loro sguardo.

Ciò che questi individui riferiscono é di avere una sensazione di qualcosa che li “turbi”; che, tuttavia non possono vedere, ma solo “intuire”.

A partire da queste premesse, i ricercatori Roberto Cecere, Caterina Bertini, assieme ad altri colleghi, hanno ipotizzato che esistesse una struttura cerebrale in grado di leggere l’aura emotiva delle cose.

Per verificarlo, hanno coinvolto 14 persone; tutte con un grave difetto della vista, l’emianopsia: in sostanza, 7 erano in grado di vedere solo il lato sinistro del campo visivo e altrettanti solo il lato destro.

Ai partecipanti é stato chiesto di ricoscere più velocemente possibile una mimica emotiva mostrata sul lato sinistro del monitor di un PC. Contemporaneamente, nella parte destra venivano proiettati dei volti che esibivano paura o felicità. Le immagini restavano sullo schermo solo per brevi istanti e venivano poi “oscurate” da una faccia inespressiva. In questo modo, la percezione delle emozioni diventava troppo rapida per essere colta in modo cosciente e attivava la cosiddetta percezione subliminale.

Durante la presentazione la loro attività cerebrale veniva monitorata con l’elettroencefalografo per individuare i possibili ERPs o potenziali evento-correlato, una reazione che si osserva quando le onde cerebrali si alterano in corrispondenza di uno specifico stimolo.

Per evitare che le immagini giungessero alla regione occipitale o corteccia visiva (quella appunto che elabora i messaggi visivi) veniva “accecata” con la stimolazione transcranica: una specie di “storditore elettrico che produce un debole flusso magnetico capace, però, di inibire l’attività cerebrale.

L’esito ha dato prova che i partecipanti davano una risposta più pronta e corretta agli stimoli che si trovavano sul lato sinistro del monitor, solo quando sulla destra veniva mostrato un volto atteggiato all’espressione di paura. Le risposte dei soggetti coicidevano con la rilevazione di ERPs.

Questo studio ha così messo in luce come un pericolo (o qualcosa che lo suggerisce, come in questo caso, un’espressione di paura) possa essere percepito dal cervello anche se noi ne siamo inconsavoli.

La ricerca suggerisce, inoltre, che esiste un circuito sottocorticale (cioè, sotto lo strato più superficiale del cervello) che “rizza le antenne” con estrema rapidità quando si presenta uno stimolo visivo che possa costituire una minaccia.

Il candidato più probabile a rivestire questo ruolo é il nucleo caudale o pulvinar: una regione già da tempo sospettata di rivestire un ruolo fondamentale nella “salienza visiva”, cioè nella capacità di scremare stimoli visivi significativi da quelli irrilevanti.

Per approfondire

Alla luce di questo esperimento, sembra però che il suo compito primario consista nel “fiutare” il pericolo prima ancora che “salti all’occhio” e inviare l’informazione all’amigdala (la struttura in cui risiede l’istinto di sopravvivenza).
Questa a sua volta, elabora la risposta più adeguata e rapida per “correre ai ripari”.

Insomma, in una qualche misura, avevano ragione gli orientali: il terzo occhio non é un organo, ma una facoltà; inoltre, vede realmente lontano…o meglio, ha una “vista” da falco.