“Voce di corridoio”: il tono con cui parliamo rivela chi siamo

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La voce tradisce la personalità

La voce fa trapelare la personalità

Sentire qualcuno che parla ci porta a cogliere delle sfumature che ci rendono capaci di distinguere il suo genere sessuale, la sua età, la forza fisica e perfino alcuni tratti di personalità.

Un’indagine illustrata in un convegno dell’Acoustical Society of America, ha messo in luce, ad esempio, che sentire appena qualche battuta detta a volce alta ci da modo di stabilire chi é più “svettante” tra due speaker e perfino di mettere correttamente in fila cinque persone dalla più bassa alla più alta: una tale precisione sembra sia da attribuire al fatto che più una persona é alta, più il suo tono é profondo e, quindi, sulla base dell’intensità del suono saremmo in grado, in un confronto, di stabilire il giusto ordine nella statura.

I ricercatori Loredana Cerrato, Mauro Falcone e Andrea Paoloni hanno provato che é possibile stabilire l’età e il sesso di una voce registrata dal telefono con un buon grado di approssimazione. Dal loro studio é emerso che l’accuratezza nell’attribuzione dell’età é  piuttosto elevata se il parlante ha un’età fra i 46 e 52 anni; mentre appare complesso intuire la fascia d’età di bambini e ragazzini e di persone anziane.
La capacità di distinguere l’età dalla sola voce é data dai cambiamenti anatomici e fisiologici delle corde vocali e della laringe che portano, con l’avanzare degli anni a delle modificazione della vibrazione della voce, della sua limpidezza e del tono.

Quanto alla personalità, uno studio di Klaus Scharer, in cui venivano tenute presenti anche le influenze culturali, ha dimostrato che degli ascoltatori americani e tedeschi sono in grado di percepire in modo corretto l’estroversione e la socievolezza negli speaker di lingua inglese e la sicurezza e domininanza nei germanici.

Uno studio recente ha messo in evidenza che uno dei tratti di personalità che é più facile cogliere in una voce é proprio la sicurezza: lo hanno provato Xiaoming Jiang, psicologo e ricercatore presso l’Università di Glasgow in Inghilterra, e Marc Pell docente della McGill University di Montreal in Canada.

Questa scoperta é stata realizzata con la misurazione più classica per rilevare l’attività del cervello: l’EEG. Dopo aver applicato 64 elettrodi allo scalpo di un gruppo di partecipanti, hanno fatto ascoltare loro delle voci registrate.

Le frasi erano state pronunciate da attori o personaggi pubblici in modo da dare l’impressione che il parlante credesse fermamente in quello che diceva, che ne fosse quasi convinto; che fosse incerto o in tono neutro.

Esaminando i tracciati elettroencefalografici, Jiang e Pell sono andati alla ricerca degli ERP, potenziale evento-correlato: dei picchi nel grafico che coincidono con la percezione di specifici stimoli esterni; in questo caso le dichiarazioni degli speaker.

Per approfondire

Ne é emerso che le frasi espresse con maggiore sicurezza venivano registrate più prontamente rispetto a tutte le altre varianti e, in modo netto, a confronto con le voci che lasciavano trapelare incertezza: per le prime, bastavano 0,2 secondi per identificarle! In altre parole, una voce carica di fiducia provoca una reattività cerebrale molto elevata.

Sulla base di quest’esito, i due studiosi ritengono che una dichiarazione detta con convinzione sia molto più incisiva di una espressa in modo meno fermo e che questo possa influire anche nella persuasività del messaggio.