Intelligenza corporea: un dolce ti conquistera!

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Conquistati con un dolce

Sedotti con la “melassa”

Quando Cupido “scocca la sua freccia” (soprattutto se il nostro sentimento é condiviso), ci sentiamo inguaribilmente innamorati…e “mielosi”: le cene sono rigososamente al lume di candela; l’appuntamento serale a guardare la luna abbracciati strettamente é un MUST; inoltre, non manchiamo di rimpire il partner di mille amorevoli e sdolcinate attenzioni.

L’amore pervade ogni nostro pensiero e quando siamo con il partner proviamo un misto di eccitazione, serenità e passione; niente ci fa più piacere (e ci rassicura che renderci conto che il nostro sentimento é ricambiato.

In quei momenti, sentire che il partner prova le stesse cose ci manda in “brodo di giuggiole” e ci fa provare un senso di sollievo: il modo più comune attraverso cui questa reciprocità viene espressa é l’adulazione: non manchiamo occasione per dirle/gli quanto é bello, quanto vorremmo passare più tempo assieme e quanto é struggente la sua mancanza quando siamo costretti a stare lontani.

Quando il nostro cervello é “inzuppato in tanta melassa”, chiamare l’altro per nome ci da la sensazione di trattarlo alla stregua di un estraneo; così, scegliamo il più delle volte di rivolgerci a lui/lei con “caramellosi” nomignoli come “dolcezza”, “cioccolatino”, “biscottino”, ecc.

Il fatto che in questo contesto usiamo proprio delle espressioni metaforiche che rimandano alla sapore dolce non é solamente un modo di dire, ma riflette il modo in cui rappresentiamo un pensiero dentro la nostra testa.

Molti dei concetti che abbiamo in mente vengono, infatti, edificati sulla base di esperienze concrete: ad esempio, se diciamo che una faccenda é “piccante” é perché l’associamo alla sensazione di bruciore al palato che ci può dare, ad esempio, il peperoncino.

Questo abbinamento non solo rende bene il concetto, ma fa si che chi ci ascolta avverta realmente questa sensazione: in altre, parole nel suo cervello si attiveranno due aeree: quella della comprensione linguistica e quella che registra il senso del gusto.

Questo processo è a doppio binario: così, se offriamo a qualcuno una pietanza condita con la paprica e poi gli parliamo di una serata passata con una persona che ci piace, il
nostro interlocutore sarà indotto a pensare che l’incontro abbia avuto dei risvolti “piccanti”.

Questo schema di funzionamento del cervello, intuito dal linguista George Lakoff, ha trovato numerose conferme sperimentali negli ultimi dieci anni e prende il nome di “cognizione incarnata” o “intelligenza corporea”.

Proprio questi assunti e il buon esito delle ricerche condotte al riguardo ha ispirato gli psicologi Dongning Ren, Kenneth Tan, Ximena Arriaga e Kai Qin Chan, che hanno voluto verificare se assaggiare qualcosa di dolce possa renderci più romantici.

Per accertarsene hanno ideato una serie di sperimentazioni. I ricercatori hanno riflettuto che sarebbe stato improbabile che il gusto dolce potesse rendere i partner di una relazione di fatto più inclini al sentimentalismo.
In compenso, questa suggestione poteva funzionare se il partecipante veniva invitato a pensare ad un rapporto ipotetico.

Nei primi due studi, degli studenti universitari che erano singolo o “accoppiati” hanno consumato uno spuntino offerto dai ricercatori: nel primo, hanno mangiato biscotti dolci o patatine salate con una salda acidula; nel secondo, invece, hanno bevuto una succo di frutta zuccherato o acqua.

I partecipanti erano ignari del vero scopo dello studio e credevano che si trattasse di una ricerca sul senso del gusto; inoltre, sono stati invitati a consumare la merenda lentamente in modo da assaporare appieno i sapori (e quindi a farsene condizionate di più).

Dopo aver “pasteggiato”, é stato chiesto loro di compilare dei questionari sul rapporto di coppia (che per alcuni era reale e per altri ipotetico) e sull’umore.

A chi aveva un legame sentimentale veniva domandato anche di dare un voto al loro rapporto in termini di soddisfazione, intimità, fiducia, ecc,
I single erano stati invitati a rispondere alle stesse domande, ma su una possibile liason amorosa.

I risultati hanno dato prova che chi aveva degustato cose dolci si era raffigurato il rapporto immaginato come più positivo, rispetto a chi aveva mangiato pietanze salate; Lo stesso però non era successo a coloro che avevano un rapporto di coppia reale.

Commentando l’esito, gli studiosi hanno ipotizzato che i giudizi positivi dei single potessero essere stati influenzato da un possibile effetto dei dolci sull’umore, ma un’analisi ulteriore ha smentito la supposizione: in definitiva, lo zucchero agiva proprio sulla percezione della relazione.

Successivamente, in una terza prova, i ricercatori hanno selezionato i soli single per stabilire se il sapore dolce possa incidere sulla percezione di un potenziale partner romantico.

Questa volta, i partecipanti hanno sorseggiato una bevanda zuccherina o della semplice acqua e dopo hanno valutato il profilo di un presunto membro del sesso opposto.

I volontari avevano a disposizione un profilo scritto presentato assieme ad una fotografia di una persona moderatamente attraente o solo una descrizione: sulla base di questi elementi dovevano indicare se la persona in questione potesse intrigarli, se avessero voglia di incontrarla di persona e quanto immmaginavano di potersi trovare in sintonia con lei o lui.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

L’esito ha dimostrato che, a confronto di chi era stato solo dissetato, coloro cui era stato aumentata la glicemia erano più inclini a conoscere questa persona e non disdegnavano l’idea di poter inziare una storia sentimentale; inoltre, questi ultimi erano più propensi a pensare che si sarebbero trovati bene nella relazione.

In conclusione, possiamo dire che accettare una “caramella” da uno sconosciuto lo può fare veramente percepire come più accattivante; inoltre, se abbiamo un incontro al buio o organizziamo un party in cui intendiamo fare colpo su una persona é meglio abbondare con i dolci e le bevande zuccherose: ci da una chance in più!