Il Sonno ha un Termostato

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Per dormire bene il corpo deve raffreddarsi

Per dormire bene il corpo deve raffreddarsi

Marco Pacori, pubblicato su “tuttoscienze”, n. 81 allegato de “La Stampa” n. 866, 24 marzo 1999

Nel nostro cervello esiste una sorta di orologio: il nucleo soprachiasmatico; una delle sue funzioni più importanti è la regolazione del ritmo sonno-veglia; per svolgerla si avvale della mediazione delle variazioni di temperatura corporea.

Sembra di snocciolare un trito slogan ecologico quando si afferma che la società con la sua frenesia, le sue sregolatezze, una tecnologia esasperata ha alterato i nostri ritmi naturali.

La scienza però fornisce conferme sempre più convincenti che questa preoccupazione è fondata. Uno degli aspetti della biopsicologia più studiati riguarda i disturbi del sonno.

Quante ore dobbiamo dormire? Come deve essere il sonno per ristorarci? Quando è il momento di andare a letto? Sono tutte percezioni che abbiamo perso e che, di conseguenza, hanno portato ad un deterioramento della qualità della nostra vita.

Hauri e Olmestead sulla rivista “Sleep” hanno pubblicato gli esiti di un’indagine in cui è stato rilevato che, mentre in chi dorme bene, la sensazione di addormentarsi pressoché coincide con la registrazione elettroencefalografica del sopravvenire del sonno, negli insonni questa sincronia è sfasata. Per qualcuno ciò può dipendere dalla necessità di accumulare una maggiore stanchezza.

Di sicuro, questo è un problema che riguarda i depressi cronici; o, almeno è questa la spiegazione che danno due ricercatori, Borbely e Wirz-Justice su “Human Neurobiology”, commentando l’effetto che la privazione del sonno ha sui melanconici. Se per le persone che non soffrono di questo disturbo, non dormire provoca fiacchezza, irritabilità, rallentamento dei riflessi e dei processi mentali; in chi lamenta una depressione, si osserva un anomalo invigorimento.

Secondo i due studiosi, i depressi hanno un processo “accumulo” della sonnolenza (detto “processo S”) più lento degli altri; stando svegli più a lungo, riescono quindi a godere poi di un profondo sonno ristoratore.

E’ il nostro orologio biologico, situato nel nucleo soprachiasmatico, una struttura del cervello, a determinare l’alternarsi del ciclo circadiano di veglia-sonno. Questa regione non si limita a “dirci” quando dobbiamo andare a letto o a svegliarci al mattino, ma orchestra diverse funzioni biologiche: il rilascio dell’ormone della crescita, la funzionalità del sistema cardiovascolare, il livello del cortisolo (un ormone legato alla vigilanza), la tolleranza al dolore e altri.

Il parametro più intensamente legato al ritmo circadiano è la variazione della temperatura corporea. Proprio l’abbassarsi e l’innalzarsi della temperatura si è scoperto essere determinanti nel cadenzare la fasi del sonno.

Una ricerca condotta da Vandeheuvel e pubblicata sulla rivista Journal of Sleep Research ha posto il suggello su quanto abbozzato in precedenti studi: esiste una stretta relazione tra diminuzione della temperatura del corpo e esordio del sonno. Esaminando 14 maschi adulti, dopo un periodo di adattamento alle condizioni di laboratorio, si è constatato come il calore corporeo si abbassi notevolmente con l’inizio dell’addormentamento, mentre la temperatura aumenta nelle estremità.

La sensazione di sonnolenza era comparsa nei soggetti circa un’ora prima di coricarsi. Anche il declino del calore del corpo comincia prima. Studiando dei soggetti in età matura, Campbell e Broughton hanno riferito sul “Chrnobiology International” che questi individui tendevano a prendere la decisione di andare a riposare circa 40 minuti prima di prender sonno; in corrispondenza con una brusca accelerazione del calo di temperatura.

Sentire il bisogno di dormire corrisponde in chi non ha problemi di insonnia al momento in cui la temperatura prende a diminuire e quel momento di norma è piuttosto lontano dal momento della giornata in cui si è più attivi ed energici. 
Chi ha disturbi del sonno, hanno provato Morris e altri scienziati, invece va a letto quando ancora si trova in uno stato di completa vigilanza; è comprensibile, allora, che abbia necessità di più tempo per prendere sonno e lamenti risvegli frequenti o levate precoci.

Morris sostiene che questo sia dovuto al fatto che questi individui hanno portato avanti le “lancette” del loro orologio interno, scombinando quindi tutti i ritmi normali. Un’ulteriore scoperta di alcuni ricercatori capitanati da Sasaki ha fornito altre conoscenze sul legame tra sonno e temperatura. Nel loro esperimento, l’interruzione del sonno provocava, alla sua ripresa, lo sviluppo di sogni; inoltre, il calore corporeo subiva un improvviso abbassamento e rimaneva basso per le due ore consecutive.

Secondo questi studiosi, è proprio il calo della temperatura a fornire il substrato fisiologico perché si verifichi il sonno REM (quello in cui si sogna). In genere, il picco minimo della temperatura si produce a metà del tempo dedicato al sonno; circa 4 ore dopo l’addormentamento. Questo valore compare suppergiù 12 ore dal momento in cui il calore del corpo ha raggiunto il livello massimo.

La riduzione della temperatura avviene in qualunque momento si vada a dormire; è quanto affermano su “Sleep” Gilberg e Akestrstedt; precisando che solo in due orari questo non accade: alle 7 di mattina e alle 19.

Gli stessi studiosi hanno preso atto che, per contro, un aumento del calore è accompagnato dal risveglio. Finché la temperatura rimane bassa, il sonno viene mantenuto. Partendo da queste osservazioni, i due neurologi hanno stabilito che anche la durata del sonno è in relazione alle modificazioni termiche interne.

Dumont, dell’Università di Montreal ha notato che le fluttuazioni della temperatura corporea subiscono una variazione in rapporto alle stagioni. D’estate si va a letto più tardi e ci si alza prima. Questo cambiamento riflette un analogo spostamento in avanti dell’orologio interno. In altre parole, il corpo si raffredda più tardi di notte e si scalda prima all’alba.

Questo slittamento sembra sia dovuto al fatto che il “termometro”, che è sensibile sia alla luce solare che a quella artificiale,  nel periodo estivo è stimolato dall’essere esposti ad un maggior numero di ore assolate, perché il sole sorge quasi un’ora e mezzo prima rispetto all’inverno. Si pensi anche al rapporto che tutto ciò può avere con l’introduzione dell’ora legale.

Al di là delle abitudini, anche una predisposizione innata può influire su temperatura e sonno; si tratta della tendenza ad essere mattinieri, cioè ad essere lucidi e attivi al mattino, oppure nottambuli; in altre parole, inclini a caricarsi con passare delle ore. Kerkohof ha osservato che i mattinieri mostrano un più rapido calo della temperatura dopo il sonno, un addormentamento quasi immediato e una più lunga durata del sonno. Inoltre, chi è più energico al sorgere del sole mostra più sonnolenza la sera.

L’appartenere all’una o all’altra categoria (ovviamente si tratta di maggior propensione per una delle due classi) può comportare dei problemi per chi lavora a turno.

Iskra Golec, su “Ergonomics”, lo ha messo in evidenza, attestando, sulla base di numerose indagini, che il turnista ideale non ha una netta predilezione per la mattina o per il crepuscolo; anzi, manifesta una notevole flessibilità riguardo il momento di andare a letto ed è capace di far fronte alla sonnolenza in modo efficace.

C’è anche chi da l’impressione di essere sempre assonnato e intorpidito sia alla prime luci del giorno sia a tarda sera. Verrebbe da pensare che questi individui siano sempre in debito di sonno o che abbiano un orologio molto sfasato.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

Yvonne Harrison e James Horne, ricercatori presso lo Sleep Research Laboratory della Loughborough University in Inghilterra con uno studio pubblicato sulla rivista “Neurophysiologie”, hanno sfatato questa credenza.

Chi appare sonnolento, il più delle volte, dimostra invece di avere un
buon sonno e non lamenta sonnolenza diurna. Oltretutto, sembra che costoro abbiano la facoltà di rilassarsi e ritemprarsi con sonnellini pomeridiani di breve durata.

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