La strabiliante forza (fisica) della disperazione

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Forza sovraumana

Una forza sovraumana

Nel 1982, Angela Cavallo, madre di Tony, ha tirato su una Chevy Impala sotto cui suo figlio era rimasto schiacciato mentre cercava di ripararla.

La donna, di corporatura media, é stata capace di tenere sollevata una macchina di quasi una tonnellata e mezzo per cinque minuti, fino a che i vicini non sono riusciti a estrarre il ragazzo ferito.

Tutti avremmo sentito storie come questa? Leggende urbane, spettacolorizzazione dei media? Macché, una realtà (documentata da foto, filmati e testimoni) che emerge in situazioni drammatiche.

Di casi, come quello della Cavallo ne troviamo a bizzeffe sul web: sembra impossibile, ma sembra che una persona che di suo potrebbe sollevare poche decine di chili, in situazioni d’emergenza riesca a compiere sforzi incredibili.

La “pozione di Asterix” responsabile di questo effetto sarebbe l’adrenalina, un ormone secreto dalle ghiandole surrenali proprio in momenti di grande pericolo.

L’adrenalina è una molecola nota da tempo, ma a livello sperimentale é pressochè impossibile ricreare le condizioni di vita o di morte in cui sprigionenerebbe il suo pieno potenziale“, commenta in un’intervista Bob Girandola, kinesiologo presso l’Università della Southern California.

Questo limite, non ha però impedito agli scienziati di formulare delle ipotesi sul come un uomo qualunque si possa trasformare in un superuomo.

Il punto di partenza é la percezione di una minaccia estrema, di solito a discapito di una persona cara. Questo evento attiva l’amigdala, la struttura cerebrale legata all’istinto di sopravvivenza.

Attraverso un percorso in parte nervoso, in parte chimico l’amigdala induce le ghiandole surrenali ad una sovrappoduzione di adrenalina.

In risposta al rilascio di questa molecola, l’organismo mette in atto un processo di moltiplicazione delle forze: le vie respiratorie si distendono per massimizzare la capacità respiratoria; dai depositi di glicogeno (una riserva di zuccheri) dei muscoli, viene rilasciato glucosio; a sua volta scisso per produrre quantità esorbitanti di energia.

Il flusso di sangue si dirige a muscoli e cervello e viene sottratto ad addome e sistema gastro intestinale; i riflessi, la contrattilità muscolare e i tempi di reazione raggiungono un’altissima efficienza.

Al riguardo, una ricerca del fisiologo Josepth Hoh, condotta assieme al altri colleghi, ha dimostrato che la somministrazione di adrenalina riduce il tempo della fase di rilassamento tra una contrazione muscolare e quella successiva, potenziandone la spinta propulsiva.

Inoltre, la visione si modifica, diventando una sorta di “binocolo” per minimizzare le distrazioni.

Quando eseguiamo la maggior parte delle attività, utilizziamo solo un ridotto numero di unità motorie; quelle sufficiente per compiere azioni di routine. “Nei momenti critici usiamo, invece, tutte le risorse muscolari disponibili, sviluppando una potenza e uno sprezzo del pericolo che ci consentono delle imprese stupefacenti: é in quei momenti che si sblocca il vero potenziale dei muscoli“, sottolinea Gordon Lynch, fisiologo presso l’Università di Melbourne, Australia.

Una tesi che trova parziale supporto negli studi di Vladimir Zatsiorsky, uno specialista di biomeccanica presso la Penn State University; studioso che ha indagato sui modi in cui sia possibile raggiungere il potenziale massimo della forza, pubblicandone i risultati nel suo libro “Science and Practice of Strength Training“.

Secondo la ricerca di Zatsiorsky, la forza massimale della maggior parte delle persone comuni  é solo circa 2/3 della loro forza assoluta. Ciò significa che chi é in grado di sollevare 90 chili, ha un potenziale di 145 km.

Se uno di addestra ogni giorno nel sollevamento pesi, riesce però ad aumentare questa spinta, giungendo a circa l’80% delle sue possibilità; tuttavia, se l’organismo entra in “modalità competitiva” (la condizione che più si avvicina all’effetto del pericolo), le sue prestrazioni aumentano fino al 92%.

Per approfondire
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Qui entra in gioco l’effetto della concorrenza, l’incoraggiamento del pubblico e l’obiettivo di superare un record. “Non é un caso“, precisa lo studioso, “che buona parte dei primitati nelle gare atletiche siano stati ottenuti alle Olimpiadi“.

Queste condizioni, tuttavia, possiedono solo un briciolo della motivazione e della carica che provoca il rischio di vita di un parente o del partner: in quel caso, la forza della disperazione sembra possa rendere chiunque un “Hulk”, anche se solo per un’occasione (per fortuna) irripetibile.