Intelligenza corporea: il calore ci rende più sensibili

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Il calore scalda l'animo

Il calore scalda l’animo

In una gelida giornata d’inverno una tazza di cioccolata calda é la bevanda che risulta più desiderabile; analogamente, in un torrido pomeriggio d’estate le nostre preferenze vanno ad una granita o ad un gelato.

Il motivo, in questi casi, é puramente fisiologico: questi alimenti ci consentono di regolare la temperatura corporea.

Caldo e freddo però sono sensazioni che non viviamo solo in relazione all’ambiente, ma che esprimono la nostra percezione dei rapporti umani: ad esempio, possiamo definire uno sguardo glaciale o un accoglienza tiepida, oppure qualcuno una testa calda.

L’intelligenza Corporea o Cognizione Incarnata, un nuovo filone della psicologia, ha dimostrato che quando usiamo metafore come queste, non si attivano le sole aree della comprensione linguistica, ma anche la corteccia domato-sensoriale: in altre parole, le parole dure sono “dure” davvero e un discorso fluido ci evoca la sensazione
dello scorrere di un liquido.

Uno studio di Lawrence Williams e John Bargh. al riguardo ha dimostrato come semplicemente tenere in mano una bevanda calda possa indurci a vedere di maggiormente di buon occhio qualcuno.

Nell’esperimento i partecipanti erano stati convocati in un laboratorio di ricerca con il pretesto di prendere parte ad una ricerca di mercato.

Prima di entrare nell’aula, venivano chiamati in disparte da un assistente che chiedeva loro i dati personali.

Quest’ultimo aveva una mano occupata a reggere una bevanda e aveva quindi difficoltà a riempire i moduli; chiedeva quindi allo studente di tenergliela un attimo: questa poteva essere un tazza di caffé bollente oppure un bicchiere di thè freddo.

Scopo di questa manovra era di imprimere la sensazione di caldo o di freddo all’ignara “vittima” dell’inganno.

Una volta, entrati nel laboratorio il soggetto doveva leggere il profilo di un candidato per posto di lavoro e quindi valutare la sua personalità scegliendo tra una serie di aggettivi come caloroso, cerebrale, generoso, freddo, ecc.

Si é quindi appurato che chi aveva tenuto le mani “al calduccio” era più incline ad attribuire al candidato aspetti che avessero a che fare con il calore, rispetto a chi era stato “infreddolito”.

Hong Jiewen e Yacheng Sun, partendo dagli stessi presupposti della ricerca precedente hanno voluto verificare se ci fosse una relazione tra la temperatura e la maggiore o minore disposizione al romanticismo.

Per accertarsene, hanno scelto di restringere il campo all’analisi del possibile effetto del calore nella scelta di film romantici.

Per sviluppare il tema, sono stati ideati quattro diversi disegni sperimentali; inoltre, sono stati analizzati i dati da una società di noleggio di film online.

La previsione degli autori era che i film romantici fossero più gettonati quando le persone hanno fisicamente freddo.

Questo, sulla base degli esiti di precedenti indagini che hanno rilevato una relazione tra calore umano (quello che verrebbe trasmesso dalla visione di un film sentimentale) e temperatura ambientale.

L’esito del primo studio ha dimostrato che chi aveva sorseggiato del thè freddo, rispetto a chi l’aveva preso caldo, era più incline a scegliere un film romantico piuttosto che altri generi.

In un altra fase della ricerca , i ricercatori hanno variato la temperatura nella stanza in cui erano seduti i partecipanti e hanno riscontrato lo stesso effetto dello studio che lo ha anticipato.

In un terzo momento dell’esperimento, ai volontari é stato chiesto se, a loro modo di vedere, il film romantici potessero essere associati alla senzazione di calore: chi aveva risposto di sì continuava a mostrare la predilezione per questo tipo di genere; cosa che invece non accadeva per chi non vedeva alcun legame tra le due dimensioni.

Per dimostrare che i risultati di laboratorio valgono anche nel mondo reale, gli autori hanno esaminato una serie di dati del noleggio provenienti da un sito web per il noleggio dei DVD.

Incrociando il genere dei film “presi a prestito” nei diversi periodi dell’anno con le temperature i due ricatori hanno constatato che ciò che emergeva era in linea con i loro studi: più faceva freddo e maggiori erano i noleggi di video sentimentali.

Una ricerca affine, svolta Xun Huanga, Meng Zhang, assieme ad altri colleghi, ha dato prova che al calore dell’ambiente rende le persone più sensibili al calore umano.

Nel loro studio, infatti, i partecipanti, che ricoprivano il ruolo di “virtuali” consumatori erano più propensi a fare affidamento al parere di un consulente riguardo a prodotti e investimenti economici quando si il locale in cui si trovavano era caldo (24-25°) piuttosto che fresco (16-17°).

Questo effetto è stato confermato in un’analisi del comportamento degli scommettitori delle corse di cavalli per un periodo di tre anni.

Si é accertato, infatti, che quando faceva caldo le puntate dei giocatori tendevano a convergere sui favoriti (cioè, sui “ronzini” più quotati secondo la maggioranza – che l’individuo, evidentemente, riteneva affidabile).

Secondo Huang e collaboratori alla base della tendenza al conformismo, evidenziata nelle loro indagine, é il fatto che le temperature alte ci portano a entrare in “risonanza” con la sensazione di calore interpersonale e i concetti ad essa collegati come la solidarietà, la fiducia e la cooperazione.

L’effetto psicologico della temperatura non si limita a influenzare la nostra percezione degli altri, ma ci induce una diversa valutazione dei prodotti che acquistiamo o a che attirano la nostra attenzione.

Lo dimostra uno studio di un’equipe capitana dallo studioso israeliano Yonat Zwebner.

Per saggiare l’ipotesi che “la colonnina di mercurio” possa predire la scelta di beni di consumo, l’autore assieme ai colleghi ha esaminato due anni di dati di vendita di un “supermercato on line” confrontandoli con le temperature ambientali nello stesso periodo.

Il risultato di questa prima indagine, ha dimostrato che in effetti il caldo favorisce l’impulso a comprare…purché non sia eccessivo: in quel caso, l’effetto appare addirittura invertito.

Il successivo studio ha coinvolto 44 studenti, a quali é stato detto che l’obiettivo dell’esperimento era un indagine di marketing: a tutti é stato dato da esaminare e manipolare una busta ripiena di gel che sarebbe dovuta servire ad alleviare i dolori: a metà del gruppo la busta é stata data piuttosto calda (pressapoco, 45°) all’altra metà invece fredda (circa 12°).

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

Al termine dell’esame del “sedicente” prodotto ai volontari é stato chiesto di darne una valutazione, compilando un questionario.

Ne é emerso che chi aveva tenuto in mano il pacco caldo lo pensava come un rimedio più efficace a paragone di quelli cui era stato dato freddo.
Gli studi sono seguiti hanno esaminato la disponibilità ad acquistare dei prodotti in rapporto alle differenze di temperatura.

I ricercatori hanno così appurato che la percezione del caldo stimola una maggiore tendenza ad essere “scialacquoni”: in tutti i casi, la disposizione positiva era data dall’equivalenza tra calore ambientale e calore umano.