Benessere e malattia nascono nella mente

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Svelato il rapporto mente-corpo

Svelato il rapporto mente-corpo

Gaia Giorgetti, Natural Style N. 152 – Febbraio 2016, pag. 78-83 – intervista a Marco Pacori.

Sentimenti, emozioni e cellule: tutto si lega dentro di noi.

E la scienza, ora, lo dimostra: chi è più sereno, ottimista e rilassato ha maggiori capacità di proteggersi dalle malattie, dal Parkinson al diabete, al semplice raffreddore.E una migliore capacità di resistere e sconfiggere i tumori.
Marco Pacori, psicoterapeuta, esperto dei segnali che ci manda il nostro corpo, ha raccolto in un libro i risultati delle ultime ricerche: ecco le prove

Quante volte hai mal di testa, oppure ti viene l’influenza e l’amica ti dice: sei stressata, per questo ti ammali. E così per qualsiasi sfogo che ci spunta sulla pelle o quando ingrassiamo e non capiamo perché.
Ma se qualcuno ti dicesse che hai il diabete perché sei troppo razionale e non ti lasci andare ai sentimenti? Se ti dicessero che anche la lotta contro una malattia grave ha a che vedere con l’ottimismo?
Quante di noi sono pronte a prendere sul serio queste teorie? Oggi la ricerca scientifica comincia ad avere prove inconfutabili che dimostrano quanto mente e corpo siano una cosa sola. Sentimenti, carattere e cellule nervose, globuli bianchi e sangue, chimica ed emozioni sono fatti tutti della stessa “pasta”.

Marco Pacori, psicologo che studia da vent’anni il linguaggio non verbale, ha raccolto per la prima volta le ultime scoperte della medicina leggendole alla luce dei sintomi che ci manda il nostro corpo.

Qui ci spiega come il rancore non solo fa male alla nostra anima, ma sviluppa meccanismi chimici dannosi alla salute e, al contrario, un abbraccio contagia le cellule e può rivelarsi guaritore.

L’ottimismo ci salva la pelle

L’ottimista è di natura fiducioso e confida che ci siano sempre una speranza e un lato buono in ciò che accade.
Le ricerche dimostrano che chi è positivo è più in forma, ha un organismo più resistente alle malattie e alle avversità e una vita più lunga, specie a paragone con i pessimisti, che vedono tutto in chiave catastrofica e negativa.

Sistema immunitario, cuore, diabete: quanto incide vedere il “bicchiere mezzo pieno”.
Le indagini hanno dato prova che gli ottimisti hanno un sistema immunitario più efficiente, un sistema cardiovascolare più forte e una buona capacità di gestire lo stress.

Possiedono dei globuli bianchi “T helper” (una sorta di “maestri del coro” delle difese dell’organismo) e “NK” (cellule del sistema immunitario che svolgono un ruolo cruciale nel riconoscimento e nella distruzione di cellule tumorali e infette da virus).

Un’altra ricerca significativa condotta su 1.041 pazienti da un’équipe dell’Università di Harvard ha provato che l’ottimista ha meno probabilità di sviluppare diabete, pressione alta, ma anche raffreddori o influenze.

Particolarmente indicativi anche i risultati di un’indagine apparsa sulla rivista Archives of Internal Medicine, in cui ricercatori del Duke University Medical Center hanno monitorato la salute psicofisica di pazienti con malattie cardiache per 15 anni.

L’esito ha dimostrato che coloro che erano più fiduciosi su diagnosi, efficacia, trattamento e tempi di recupero avevano una probabilità di vita, dopo 15 anni, ben superiore ai pessimisti.

Anche i cosiddetti fattori di rischio cardiovascolare sono ridotti: uno studio condotto presso la School of Public Health della Harvard University ha evidenziato come le persone fiduciose verso la vita hanno livelli più alti di colesterolo “buono” e minori quantità di trigliceridi nel sangue.

La buona condizione fisica degli ottimisti dipende anche dal fatto che comunemente adottano abitudini migliori: fanno uso modesto degli alcolici, evitano i cosiddetti “cibi spazzatura”, fanno più controlli clinici e praticano attività sportiva.

Tutt’altra faccenda quella che riguarda chi tende a vedere il bicchiere “mezzo vuoto”.

Uno studio del 2009 pubblicato su Brain, Behavior and Immunity ha scoperto che più uno tende a essere sfiduciato e fatalista, più il sistema immunitario è debole.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

In linea, i risultati di un’altra indagine di 30 anni, pubblicati nel 2000 dal ricercatore Toshihiko Maruta, che ha scoperto che una visione pessimistica comporta un fattore di rischio di morte precoce più alto del
19 percento.

Il pessimismo è di per sé un fattore di rischio di mortalità, perché riduce la forza di tutto l’organismo. Anche le malattie autoimmuni sono più frequenti tra i pessimisti: in un’indagine condotta su 5.000 persone di entrambi i sessi si è appurato, per esempio, che chi vede “nero” ha il 50 percento di probabilità in più di sviluppare il morbo di Parkinson.

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