Il Linguaggio dei Sintomi

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Disturbi psicosomatici

Disturbi psicosomatici

Marzia Niccolini, Più sani Più belli, uscita dell’18 maggio 2016, pag. 53-55 intervista a Marco Pacori.

Che corpo e mente si influenzino a vicenda è ormai accertato scientificamente.
Disturbi, dolori, malattie non dipendono quindi solo da cause fisiologiche, ma possono essere – e spesso lo sono – originati da situazioni emotive difficili, forte stress o traumi.

Lavorando con centinaia di pazienti, Marco Pacori ha visto come in moltissimi casi la soluzione della problematica emotiva coincidesse con un miglioramento del disturbo fisico, che nessun farmaco o terapia erano riusciti a risolvere.

Spesso ciascuna specifica emozione negativa prende di mira un organo ben preciso. Ma può accadere anche il contrario: cioè, che malesseri e patologie incidano sulle funzioni nervose e cerebrali e quindi sul nostro umore e sulle nostre capacità mentali.

Allora può capitare che il diabete indebolisca la memoria o l’attenzione, oppure che un fegato intossicato causi difficoltà cognitive o che un alto tasso di colesterolo ci renda più irritabili.

Ecco come imparare a capire meglio le nostre emozioni e prenderci cura di noi stessi. A partire dai campanelli d’allarme che il nostro corpo fa partire.

I sintomi premonitori più comuni … impara a leggere il linguaggio del Corpo

1. Ci vedo male

Quando la nostra vista cala, la prima cosa a cui pensiamo è l’insorgenza della presbiopia o della miopia. Talvolta, invece, può essere un segno larvato di depressione.

È quanto ha scoperto un’equipe tedesca guidata dallo psichiatra Emanuel Bubl mettendo a confronto un gruppo di pazienti depressi e una “compagine” sana e facendo vedere loro un’immagine a scacchi, mentre degli elettrodi posti sulla retina registravano l’attività dei recettori alla luce.

In chi era depresso, la reattività dei recettori risultava tre volte più lenta dei compagni non depressi, con la conseguenza che vedevano in modo più sfocato, ap-pannato e grigio.

2. Febbricitanti perché ci sentiamo soli

La febbre è un sintomo molto generico, che può dipendere dal fatto di aver contratto un’infezione, ma che può dipendere anche da stanchezza o infiammazioni.

Gli psicologi Chen-Bo Zhong e Geoffrey Leonardelli hanno provato attraverso di-versi esperimenti che l’aumento del senso di freddo accompagna anche una precisa condizione sociale: l’emarginazione e la solitudine.

Mettendo, sperimentalmente, alcuni partecipanti in condizione di sentirsi isolati e respinti, i due medici hanno verificato che sentirsi soli provocava una sensazione di freddo.

3. Il colesterolo può dipendere da una forte rabbia

Potrebbe suonare strano, ma uno dei maggiori fattori di rischio cardiocircolatorio, un alto tasso di colesterolo LDL (o cattivo), può essere la conseguenza di un temperamento bilioso o di rabbia trattenuta e inesplosa.

Quando siamo in situazioni che viviamo come minacciose, il nostro cervello mobilità il nostro corpo a prepararsi a fronteggiare la situazione: il cuore batte molto più veloce, affluisce più sangue ai muscoli e al cervello e aumenta il livello del colesterolo.

Quest’ultimo, infatti, rappresenta una fonte energetica da cui si produce, per sintesi, il glucosio e quindi l’ATP, il vero carburante del nostro organismo. Quando lo stress si prolunga eccessivamente, però, la concentrazione di colesterolo resta elevata e finisce con l’intasare le arterie.

4. La gastrite o l’ulcera per il troppo stress

La gastrite è una condizione infiammatoria della mucosa dello stomaco che provoca forte dolore, nausea, vomito, perdita di appetito e l’infiammazione della mucosa gastrica. La medicina ha rilevato che, in chi soffre di questo disturbo, è presente un’elevata contrazione dei batterio Helicobacter pylori. Questo, però, prolifera e diventa aggressivo quando lo stress aumenta le secrezioni acide che corrodono le pareti dello stomaco. In sostanza, è proprio una tensione protratta a creare il terreno fertile perché il batterio procuri il disturbo.

5. La perdita di capelli indica disistima e vergogna

Secondo la mitologia, l’eroe Sansone per-se la forza perché gli avevano tagliato la chioma. E, secondo le leggende, gli indiani reclutati nell’esercito americano per la loro capacità di seguire le tracce dicevano di aver perso le loro capacità da segugi a causa del taglio “tattico” dei lunghi capelli.

Al di là delle storie e dei miti, perdere i capelli per un uomo o una donna è spesso fonte di disistima, vergogna e depressione, specie se questo accade in modo re-pentino, vistoso e massiccio.

Questa caduta rovinosa può essere causata anche da un evento traumatico: uno shock, infatti, altera il ciclo del rinnovamento della chioma, accelerandone l’invecchiamento e la caduta.

6. Crepacuore per una delusione d’amore troppo forte

L’infarto è una delle principali cause di morte nella società occidentale, per cui è inevitabile che nel momento in cui avvertiamo i suoi sintomi (fin troppo “reclamizzati” dai media) ci sentiamo assalire da un senso di terrore: l’attacco di panico e l’ansia possono infatti produrre sensazioni molto simili a questo evento.

Tuttavia, esiste anche una sintomatologia che provoca una brusca e dolorosa crisi cardiaca: la sindrome di Tako-Tsubo, in cui il ventricolo sinistro viene letteralmente stritolato.

La sua causa? Una delusione amorosa molto forte o un pesante trauma emotivo. Con un po’ di aspirina e un po’ di riposo il disturbo rientra senza lasciare strascichi.

7. Quando un boccone va di traverso c’é qualcosa di inespresso

Alle volte succede che, mentre stiamo mangiando, uno spasmo provochi un’alterazione dei processi digestivi e così il boccone, invece di dirigersi verso l’esofago s’incastra nella trachea (che serve a respirare) dando uno spaventoso senso di soffocamento.

Alle volte, questa sensazione persiste anche quando gli accertamenti escludono che ci sia un residuo di cibo bloccato e possono procurare la paura di inghiottire (e quindi di mangiare).

in alcuni casi, il disturbo può provenire da un’esperienza reale di soffocamento, ma più spesso ha origine nelle “parole che non ti ho detto”, cioè da rospi metaforici che abbiamo ingoiato e a cui non siamo stati capaci di replicare.

Può capitare di provare, in un periodo della vita, un profondo senso di stanchezza fisica. Certo, può trattarsi semplicemente di un calo di ferro o di altri minerali o invece essere un sintomo di malattie gravi, ma può anche trattarsi di un indicatore di infelicità.

Il modo in cui la scontentezza procura il senso di fatica sembra essere un enzima, la monoammino ossidasi. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che una dose eccessiva di questa sostanza altera il metabolismo cerebrale di serotonina, noradrenalina e dopamìna, molecole che contribuiscono, rispettivamente, al buon umore, al senso di energia e alla motivazione.

I Segnali che ci manda il nostro corpo

Le recenti ricerche sulla psico-biologia hanno rivoluzionato la visione della nostra cultura per cui mente e corpo sono due entità distinte, dimostrando invece come pensiero e organismo siano stret-tamente collegati.

Per esempio, assumere una posizione curva e imbolsita porta ad avere meno lucidità, peggiora la facoltà di memoria e ci induce a sentimenti di tipo depressivo.

Per contro, stringere un pugno o tenere una posizione più tonica ed energica ci aiuta a essere determinati, a pensare meglio e ad avere più fiducia nelle nostre facoltà.

In modo analogo, quando siamo preoccupati, ansiosi e stressati i nostri riflessi sono meno efficienti, tendiamo ad avere una minore coordinazione motoria, a sbandare e a soffrire di diversi disturbi come un nodo in gola, la sensazione di mancanza d’aria, stomaco contratto, incontinenza e via dicendo.

Ma l’effetto del disagio emotivo non si limita a renderci più deboli: se è protratto può intaccare lo stato di salute e predisporre l’organismo alle malattie.

È vero che quando i medici non sanno più che pesci pigliare dicono ai loro pazienti che il loro disturbo è causato da stress.

Per approfondire
Il Linguaggio Segreto dei Sintomi

Questo succede perché quando viviamo stati d’animo negativi (o positivi) il nostro cervello produce delle speciali molecole, chiamate neuro peptidi, che viaggiano nel corpo e si incuneano nei nostri organi, rendendo il sistema immunitario meno efficiente e compromettendo le funzioni cardiocircolatorie.

Prima ancora che il corpo si ammali o si sviluppi uno stato depressivo o ansioso iniziano a manifestarsi dei segnali fisici che, se osservati e riconosciuti, possono metterci in guardia e quindi indurci a correre ai
ripari per tempo.

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