Ride bene chi ride sincero: la risata genuina ha timbro e caratteristiche uniche

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Il suono della risata fa sbellicare

Il suono della risata fa sbellicare

Una sana risata é una vera panacea: può scaricare la tensione, avere un effetto liberatorio ed euforizzante; é in grado di provocare una rapida e complice sintonia tra due sconosciuti o sciogliere uno stato di stallo in una coppia di partner, colleghi o soci.
Per apportare questi benefici deve scaturire da qualcosa di umoristico, improbabile, paradossale e, perfino, dal l’ascolto di qualcuno che ride in modo sguaiato: può capitare, ad esempio, che entrando in un bar sentiamo una persona ridere a crepapelle; difficilmente riusciremo a trattenerci dal fare altrettanto, anche se non sappiamo il motivo della sua ilarità.

Ridere, non solo provoca una serie di cambiamenti fisiologici, motori e chimici nel corpo che suscitano senso di benessere, ma, al tempo stesso é un potente segnale sociale che esprime innocuità e benevolenza: sembra che questo accada sopratutto grazie al rilascio in circolo di due molecole: endorfine (la versione endogena della morfina) e ossitocina (il cosiddetto ormone dell’amore).

Inoltre, ridere provoca cataplessia, una riduzione del tono muscolare (che infonde la sensazione di sentirsi “debole” a causa del riso), che, seppure non dia luogo ad una percezione cosciente, contribuisce ad amplificare il messaggio “sono inoffensivo”.

Ridere diventa così un messaggio interpersonale di “non belligeranza” e di solidarietà: però, solo se la risata prodotta o sentita é genuina: in quel caso, si attivano aree legate all’imitazione; se il modo di ridere non “suona” giusto, si osserva, invece, un’intensificazione del funzionamento delle regioni collegate all’interpretazione del pensiero dell’altro.

Lo ha scoperto un team di ricercatori inglesi coordinati dalla psicologa Carolyn McGettigan. Lo studio, che ha coinvolto un nutrito gruppo di partecipanti, ha comportato l’ascolto da parte di questi ultimi di risate prodotte dalla visione di video divertenti tratti da YouTube.

In alcuni casi, le risate erano spontanee; in altri, prodotte a comando. Nel mentre i volontari ascoltavano le due versioni, la loro attività cerebrale veniva monitata.

Si é così potuto appurare che le risposte neurologiche erano diverse in relazione ai due modi di “sghignazzare”.

Quando i volontari sentivano delle risate sentite si attivano le regioni del cervello legate alle modificazioni motorie e sensoriali del riso, provocando un “riverbero” nel ricevente che si trovava così a condividere l’esperienza.

Nel caso invece sentissero delle risate forzate veniva rilevato anche il coinvolgimento delle aree deputate al l’interpretazione dei processi mentali: nello specifico, quando la risata veniva percepita come volontaria, era stata registrato un’aumento dell’attività della corteccia prefrontale mediale (amPFC), una parte del cervello che ha la funzione, appunto, di “leggere nel pensiero” altrui per coglierne le intenzioni (e di mettersi, eventualmente, in guardia).

Un’altra equipe di studio composta da Gregory Bryant e Athena Aktipis, ha cercato di capire quali caratteristiche acustiche distinguano i due tipi di risate.

Per verificarlo hanno registrato sia momenti di genuina ilarità fra amici, sia risate simulate. Successivamente, hanno rilevato tempo e proprietà sonore della risata.

E’ stato così possibile mettere in evidenza che quando ci si sbellica in modo genuino il verso suona come una serie colpi serrati e si contorna di un complesso di suoni e rumori di “corollario” che lo rende un vocalizzo unico e che non é presente nel riso fasullo.

La risata spontanea, infatti, appare piena, energica, di volume alto, ricca di sonorità di “contorno” e caratterizzata da scoppi tonanti e frequenti; inoltre, la frequenza del respiro accelera e il timbro si fa squillante (per lo meno, in rapporto al tono ordinario di chi ride).

Quando Bryant e il suo team hanno accelerato le risate finte, hanno scoperto che il fatto che fossero più “serrate” poteva trarre in inganno gli uditori (perché in questo modo gli scoppi di risa risultavano più simili a quelli di una risata sincera).

Un dato interessante emerso in un’altra indagine é che rallentando il tempo della risata e chiedendo ai partecipanti se fosse un verso umano o animale, i soggetti si sono mostrati confusi ed imprecisi.

Secondo Bryant “la risata non é un vocalizzo umano e questo può spiegare l’incertezza degli ascoltatori: avrebbe origine, infatti, nel comportamento riproduttivo dove si sarebbe evoluta dal respiro affannoso prodotto nel corso della copulazione“.

Per approfondire

Robert Provine docente di psicologia e neuro scienze all’University of Maryland, Baltimore County commenta riguardo al riso che “la maggior parte delle risate sincere hanno un breve, esplosione sonora molto
piena (come ‘ha’) di circa un quindicesimo di secondo, che si ripete ogni
 quinto
di secondo.

Sempre la McGettigan, assieme a Nadine Lavan e Sophie Scott ha messo in luce, con un recente esperimento che ha fatto uso sia di una misura obiettiva (la “harmonics-to-noise ratio”) sia delle valutazione di alcuni uditori allenati, che ridere in modo forzato conferisce al verso una
natalità che invece é assente nella risata forzata.