Se qualcosa ha il profumo della nostra infanzia ci piace di più

Categories: Articoli, Articoli sul linguaggio del corpo, In evidenza

Gli odori familiari piacciono

Gli odori familiari piacciono

L’olfatto è un senso antico. Tutti gli esseri viventi, dai batteri unicellulari agli organismi più complessi sono in grado di rilevare sostanze chimiche presenti nell’ambiente.

Gli odori, dopo tutto, non sono altro che molecole disperse nell’aria e l’olfatto è la versione evoluta dei sensori chimici. Proprio per questo non sorprende che la stimolazione olfattiva possa suscitare reazioni emotive intense e profonde.

Gli odori hanno anche la capacità di creare delle associazioni molto radicate nella memoria. Questo accade per il processo sensoriale e neurologico che coinvoge l’olfatto: le fragranze vengono innanzitutto elaborate dal bulbo olfattivo, che inizia all’interno del naso e prosegue lungo la parte inferiore del cervello.

Questa struttura dispone di collegamenti diretti con le due aree del cervello coinvolte, rispettivamente, nella gestione dell’esperienza emotiva e nell’archivio delle memorie: l’amigdala e l’ippocampo; cosa che non accade con nessuno degli altri organi sensoriali.

Per questo motivo, alcune fragranze sono in grado di riportarci in modo molto vivido e veloce a ricordi e sensazioni, anche di qualcosa percepito parecchio tempo prima.

La capacità evocativa degli odori é stata dimostrata dagli psicologi inglesi Jonh Aggleton e Louise Waskett. Il loro esperimento era volto a verificare l’impatto delle profumazioni sulla memoria.

Per verificarlo hanno deciso di riconvocare un certo numero di persone che avevano partecipato ad una visita al museo anni prima: in quella occasione, dopo il “tour” era stato somministrato loro un questionario per stabilire quanto ricordassero di ciò che avevano visto e sentito.

Gli stessi partecipanti hanno nuovamente ricompilato il questionario, ma in tre condizioni diverse: un gruppo in un ambiente profumato con le stesse fragranze caratteristiche della mostra; un secondo con profumi diversi e un terzo in un’aula non profumata.

L’esito ha dato prova che chi aveva percepito lo stesso odore della visita, forniva delle prestazioni decisamente migliori rispetto agli altri tre gruppi.

La memoria degli odori può, comunque, andare anche molto più “lontano”, alla prima infanzia, e suscitare emozioni molto forti quando si viene esposti alle stesse fragranze.

Questa proprietà degli odori prende il nome di effetto Proust, da un episodio illustrato nel capolavoro del noto scrittore, “Alla ricerca del tempo perduto“. Qui, Marcel Proust descrive un’esperienza emblematica che il protagonista (il “narratore”) vive: portando un cucchiaino da te e qualche briciola di focaccia alla bocca, si sente, infatti, travolto da emozioni perdute nel tempo.

Proprio, partendo da questo spunto Rachel Herz della Brown University, e Haruko Sugiyama e colleghi del Kao Corporation in Giappone hanno condotto uno studio per stabilire in che modo il profumo di un prodotto possa evocare delle emozioni, che ne condizionano percezione e scelta.

Per questo esperimento, i ricercatori hanno utilizzato dei campioni di quattro creme profumate per il corpo.

I campioncini sono stati stati fatti provare a 271 donne americane di età compresa tra 22 e i 31 anni. Alle partecipanti é stato chiesto di valutare i cosmetici sulla base di cinque parametri: piacevolezza, di intensità, la familiarità, l’unicità, e la misura in cui ogni crema suscitava ricordi personali.

Per approfondire

Dall’analisi dei questionari, si é appurato che la fragranza che risultava più piacevole era anche quella che rievocava forti memorie emotive
legate al proprio vissuto.

Inoltre, anche quando le persone ugualmente piacevoli fragranze non legate alle esperienze precoci, giudicavano quelle familiari come più suggestive e attraenti.