Quando la musica ti mette l’umore sotto i tacchi

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Certa musica può agitare

Alcuni tipi di musica deprimono

La capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni é un fattore determinante della nostra salute mentale.

Ad esempio, un ridotto autocontrollo è associato a disturbi dell’umore o a disordini psichiatrici come la depressione.

Al riguardo, fa riflettere uno studio dei medici Brian Primack, Jennifer Silk, Christian DeLozier e altri colleghi che ha messo in risalto uno stretto collegamento tra il tempo dedicato all’ascolto della musica e questo disturbo dell’umore.

Questi studiosi hanno esaminato i dati raccolti attraverso interviste telefoniche effettuate nel corso di un periodo di otto settimane e coinvolto un centinaio di adolescenti.

Hanno, così, appurato che quanto più uno passa le proprie giornate ascoltando musica, tanto più è facile che incorra nella Depressione Maggiore (il rischio aumentava dell’80% in chi aveva questa abitudine). L’effetto opposto invece procura la dedizione alla lettura: in chi “divora” i libri la probabilità di sviluppare la depressione diminuiva del 50%.

A volte (e senza averne consapevolezza) ascoltiamo un certo genere musicale o dei precisi pezzi o canzoni come mezzo per metterci sulla stessa lunghezza d’onda di un certo stato d’animo o per distogliere la nostra attenzione da ciò che proviamo.

Per capire come avvenga questo processo, un’equipe mista di studiosi danese e finlandese, guidato da Emily Carlson, ha messo a punto un esperimento.

Nello specifico, i ricercatori hanno deciso di indagare il rapporto tra salute mentale, preferenze musicali e impatto della musica sul cervello.

Il punto di partenza é stata la constatazione che certi modi di pensare, come la ruminazione mentale (rimuginare su cose negative) tendono a “stabilizzarci” in uno stato di cupezza. La Carlson e i suoi colleghi hanno supposto che qualcosa di simile possa accadere quando ci accaniamo a ascoltare un certo tipo di musica.

Per accertarlo, hanno reclutato un folto gruppo di partecipanti, sottoponendo loro dei questionari per valutare la loro salute mentale (ad es. se soffrissero d’ansia o di depressione o se avessero un atteggiamento negativo verso la vita) e se utilizzassero la musica per regolare il loro stato emotivo.

L’analisi di questi dati ha dimostrato che chi era più ansioso o umorale aveva l’abitudine di ascoltare musica triste o Hard Rock quando provava sentimenti negativi; questa tendenza era più marcata nel sesso maschile.

Per verificare cosa accadeva nel cervello di queste persone mentre ascoltavano quegli stili musicali, gli studiosi hanno fatto loro ascoltare brani malinconici, baldanzosi o inquietanti mentre la loro attività cerebrale veniva registrata con l’fMRI (risonanza magnetica funzionale).

L’esito di questo esame ha messo in luce che i maschi che tendevano ad ascoltare la musica nei “momenti bui”, mostravano una ridotta attività nella corteccia prefrontale mediale (mPFC). La mPFC riveste un ruolo chiave nella regolazione delle emozioni; il che vuol dire, in questo caso, che ostinarci ad ascolta un certo stile musicale come quelli illustrati quando siamo di malumore ci mantiene sintonizzati su quello stato d’animo!

Per approfondire
Il Linguaggio Segreto dei Sintomi

Curiosamente, nelle donne che usavano la musica per distrarsi dai pensieri cupi, però, non era stato registrato nessun aumento significativo dell’attività della mPFC.

Nell’insieme, queste rilevazioni mettono in luce che, al contrario di quello che si pensa, la musica non abbia un grande effetto nel renderci meno “uggiosi” … anzi, semmai accade il contrario.