Il modo in cui respiri influenza percezione e memoria

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La respirazione e la memoria

La respirazione e la memoria

Respirare fondamentalmente è un atto automatico, orchestrato in prima battuta da una delle regioni più primitive del sistema nervoso: il tronco encefalico.

La funzione primaria della respirazione é infatti quella di apportare ossigeno all’organismo e di regolare i processi metabolici.

Tuttavia, la frequenza e la profondità di inspirazioni e espirazioni può variare anche in risposta alle emozioni che proviamo e all’attività cognitiva.

Per questa ragione, il modo in cui respiriamo dipende da complesso equilibrio fra tronco encefalico, cervello limbico (che presiede all’elaborazione emotiva e sessuale) e corteccia (la regione più esterna ed evoluta del sistema nervoso).

Uno studio condotto al riguardo dagli psicologia Pierre Philippot e Sylvie Blairy, ad esempio, ha dimostrato che esiste un evidente legame tra emozioni e modo di respirare.

Il disegno sperimentale comprendeva due fasi. Nel prima sono stati coinvolti 23 studenti, metà maschi, metà femmine.

A tutti é stato detto di provare a respirare in modi diversi per evocare le emozioni di felicità, rabbia, paura e tristezza e di aiutarsi a farlo ripensando a momenti o episodi in cui avessero vissuto quegli stati d’animo o di immaginare uno scenario che poteva fargliele provare.

Quando con la sola respirazione o con l’aiuto dell’immaginazione i partecipanti ritenevano di aver trovato una buona padronanza della tecnica, veniva chiesto loro di descrivere nel modo più dettagliato possibile il modo in cui avevano respirato.

Per facilitare il compito era stato chiesto loro di compilare un questionario sulla qualità del del respiro: ad esempio, dovevano indicare se la respirazione era stata diaframmatica, toracica o in entrambi in modi; se avevano fatto passare l’aria attraverso il naso o la bocca; se era cambiata la frequenza (da molto elevata a molto lenta), se avessero avvertito tremori, sibili o tensioni nel petto e via dicendo.

Esaminando i questionari, e ricercatori hanno accertato che la frequenza aumentava con paura e rabbia, diminuiva con la felicità e rimaneva invariata con la tristezza.

Quanto al l’ampiezza del respiro aumentava di molto nella gioia e, seppure in modo notevolmente inferiore, nella collera. Non cambiava invece con paura e malinconia.

Le caratteristiche del respiro in chi provava un senso di felicità erano le seguenti: il respiro é regolare, moderatamente profondo (diaframmatico o sia con iil diaframma che con il torace) e lento.
L’aria viene presa ed espirata con il naso. Tensione del torace, tremori e sospiri erano pressoché assenti.

Anche il modo di respirare nella rabbia era tipico: i partecipanti respiravano attraverso il naso e in modo piuttosto veloce, rumoroso e irregolare. La respirazione era profonda (prevalentemente diaframmatica), con una marcata tensione toracica, pochi sospiri, e alcuni tremori.

Anche il modo di respirare nella paura era tipico: veloce, irregolare, alto e superficiale; con molta tensione toracica, alcuni tremori, e intervallato talvolta da sospiri. Inoltre, spesso era fatto a bocca aperta.

Infine, quanto alla tristezza, la respirazione era prevalentemente nasale, di ampiezza media e con una frequenza nella norma; anche se ogni tanto, risultava irregolare. I sospiri erano frequenti e sembravano singhiozzi trattenuti; anche il tremore era marcato. Infine, era presente una certa tensione al torace.

Una volta, messo a fuoco quali cambiamenti del respiro avvengono in concomitanza con l’esperienza di una certa emozione, i ricercatori hanno voluto verificare se fosse possibile anche il processo inverso: cioè se istruendo i soggetti a respirare in un certo modo gli si potesse provocare una precisa emozione.

Con questo obiettivo, hanno reclutato 31 donne e 5 uomini, e con un pretesto li hanno addestrati a respirare secondo gli schemi emersi nella prima fase.

L’esito ha dato prova che in effetti i partecipanti effettivamente erano stati indotti a vivere determinate emozioni semplicemente cambiando il modo di respirare.

Respirare in modi diversi non solo suscita emozioni diverse, ma influenza perfino la memoria e l’attività di pensiero.

E’ quanto hanno scoperto Christina Zelano, Heidi Jiang, Guangyu Zhou e altri ricercatori. Questi studiosi hanno registrato il funzionamento del cervello in rapporto nel corso della respirazione.

Uno dei principali risultati di questo studio è stato rilevare che c’è una differenza spiccata nell’ attività cerebrale nell’amigdala e nell’ippocampo durante l’inalazione rispetto a quando l’aria viene espirata.

Nello studio, ai partecipanti é stato chiesto di identificare delle espressioni facciali mentre respiravano normalmente. 

Si é così appurato che, a paragone con le altre espressioni, quella della paura veniva riconosciuta più velocemente durante l’inspirazione che quando l’individuo espirava, ma solo se la respirazione era nasale: l’effetto, infatti, scompariva se veniva fatta con la bocca.

la stessa cosa valeva per il ricordo di oggetti visti su un monitor: se colti durante l’ispirazione la memoria era più salda.

Preso atto di queste differenze, i ricercatori hanno esaminato cosa accadeva nel bulbo olfattivo (la prima struttura neurologica in cui vengono elaboratati gli stimoli olfattivi) che spiegasse quanto rilevato.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

Si é così potuto riscontrare che le fasi della normale respirazione, se fatte con il naso, provocano delle oscillazioni di frequenza nei neuroni del bulbo olfattivo.

A loro volta, queste oscillazioni sincronizzano attività elettrica nella corteccia piriforme  (olfattiva), e nelle aree cerebrali limbiche collegate al bulbo: l’amigdala (che elabora l’esperienza emotiva e in particolare la paura) e l’ippocampo (una struttura che serve allo “stoccaggio” delle memorie”.