Dimmi dove ti siedi

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Il posto a tavola parla di noi

Francesca Tozzi, Silhouette Donna, anno 24, n.2, febbraio 2017- pag. 134-135 intervista a Marco Pacori.

A capotavola, al centro o in fondo? La scelta del posto non è mai casuale: rivela molto di te e dei rapporti che hai (o vorresti avere …) con gli altri .

Sedersi a tavola è un gesto quotidiano così comune che il più delle volte è automatico ma in realtà la scelta del posto rivela molto di noi e dei nostri rapporti interpersonali.

Senza che ce ne rendiamo conto tendiamo a ribadire un determinato ruolo all’interno del gruppo, a marcare simpatie e antipatie con la prossemica e il linguaggio del corpo, a interagire usando bicchieri e bottiglie.

Osservate se a tavola vi piace occupare sempre una certa posizione e come vi posizionate rispetto alle persone per cui provate stima, attrazione o avversione: potreste scoprire che le vostre scelte inconsce contraddicono i vostri pensieri.

Oppure, se non siete sicure di quello che una persona prova per voi, approfittate di un’uscita in gruppo, cercate di arrivare fra i primi al ristorante o in pizzeria, magari subito prima di lui; a questo punto sedetevi, stabilite con lui un primo contatto visivo e osservate dove va a sedersi. Se nel corso di più uscite la vostra reciproca posizione si ripeterà, potrebbe rivelare molto.

Occhi negli occhi

Il posto in cui ci si siede non è casuale. “La posizione frontale mette in gioco un confronto diretto e predispone maggiormente al contatto visivo” spiega Marco Pacori, psicologo e psicoterapeuta autore del libro Marco Pacori autore de “I Segreti del Linguaggio del Corpo”, edizioni Sperling & Kupfer.

Viene scelta da persone in fase di conoscenza (classico caso, il primo appuntamento)“, aggiunge Pacori “o in tutti quei casi in cui si preferisce mantenere una distanza sociale, probabilmente adeguata al grado di confidenza, ma allo stesso tempo si è incuriositi o interessati dalla persona“.

Se una donna sta cenando col fidanzato insieme ad amici e fra di essi è presente qualcuno che le piace, avrà probabilmente il primo alla sua destra e il secondo di fronte, col tavolo a fare da paratia di sicurezza.

Se siete in competizione con qualcuno, lo piazzerete proprio davanti a voi per poterlo meglio controllare, mentre se non vi piace e non vi interessa minimamente vi siederete distanti senza alcun contatto fisico o visivo.

Come capire allora cosa prova per voi la persona che vi siede di fronte? “Osservate la sua postura nel corso della serata: se si protende verso di voi puntellandosi sui gomiti come ad accorciare le distanze, ci sono buone speranze; se al contrario si sbilancia all’indietro con le gambe accavallate un po’ meno. Se vi trovate in posizione speculare, questo è un forte segno di intesa“, precisa ancora Pacori .

Il ruolo degli oggetti

Anche gli oggetti presenti sul tavolo possono essere usati per comunicare“, prosegue lopsicologo.

Se la persona seduta di fronte a voi vi incute soggezione o timore bicchieri, bottiglie, saliere, oliere o tazzine posti nello spazio intermedio serviranno a marcare la distanza creando delle barriere mentre per accorciarla basterà liberare questo spazio e ripristinare un pieno contatto visivo.

Nel primo caso, gli oggetti possono essere usati per segnare un perimetro o per valicarlo nel caso ci fosse una ricerca di maggiore complicità. Se voi subito dopo aver bevuto posate il vostro bicchiere appena oltre la linea, chi vi è di fronte percepirà un discreto invito a “mischiare gli spazi privati.

A maggior ragione, se vi trovate sedute accanto a qualcuno che vi interessa provate ad accostare il vostro bicchiere al suo: l’avvicinamento degli oggetti rappresenterà e, forse, anticiperà quello dei corpi. Appoggiate sul tavolo un oggetto personale, un telefono o un mazzo di chiavi: se lui li tocca o ci gioca è un segnale di gradimento e potete fare la stessa cosa con gli oggetti di lui».

Con lo spigolo in mezzo

Anche li modo di rapportarsi agli altri si rivela attraverso le scelte a tavola. “La posizione obliqua permette tenere le distanze perché limita il numero dei contatti visivi con la persona seduta alla nostra destra o sinistra” dice Pacori.

Molti hanno dimostrato che chi siede a capotavola tende a interagire direttamente con la parte centrale della tavola non facendo molto caso a chi siede all’inizio dei lati lunghi. Quest’ultima è una posizione adatta alle persone schive o timide perché è la meno esposta ma può diventare strategica per chi abbia voglia di osservare qualcuno passando inosservato

Chi ha interesse per un’altra persona ma ha paura di essere poco stimato, si siede di spigolo per potersela ben studiare senza troppi rischi. È una posizione defilata che può servire sia a – tenere sotto controllo un nemico – sia a familiarizzare con qualcuno in modo protetto.

Fianco a fianco

La disposizione fianco a fianco a tavola è generalmente indicativa di un maggior grado di conoscenza e vicinanza fra individui, la cui relazione interpersonale non necessita del rinforzo dato dal contatto visivo frontale. “È un mettersi sullo stesso piano che presuppone una certa complicità, un rapporto già definito” spiega lo psicologo.

Due cari amici amano stare vicini nelle situazioni sociali per poter comunicare facilmente nel corso della serata e quindi tendono a “fiancheggiarsi” nel vero senso della parola.

Sederci vicino a qualcuno di fiducia ci fa sentire meno esposti rispetto al gruppo; di solito chi protegge sta alla destra di chi ha bisogno di protezione e gli offre con il proprio corpo una sorta di simbolico scudo. Fateci caso: una coppia di fidanzati si dispone quasi sempre con lei a sinistra e lui a destra, e lo stesso accade quando c’è un’attrazione o una simpatia nascente.

Dal modo in cui lui si siede vicino a noi possiamo capire anche qualcosa del rapporto che c’è o ci potrà essere. «Se il lui che vi piace siede sempre alla vostra destra è un segnale incoraggiante: ci sono buone possibilità che abbiate acceso qualcosa nel suo cuore. Non è un caso: oltre a offrirvi protezione, rivolge verso di voi la parte sinistra del corpo che fa riferimento alla parte destra del cervello, quella preposta alla gestione delle emozioni (gli emisferi sono incrociati rispetto ai lati del corpo).

Se invece finite con il ritrovarvi sedute sempre alla sua destra, l’interesse che lui prova per voi probabilmente è forte ma di altra natura: è un senso di stima, di ammirazione, un gioco mentale o un sodalizio intellettuale.

Per approfondire

Se siete soci o coltivate un progetto in comune, lui vi dedicherà il suo lato destro, quello che, in relazione all’emisfero sinistro, gestisce
la parte strategico-razionale.

A conferma di questo, una ricerca svolta dall’Università dell’Oregon ha dimostrato che se le informazioni ci arrivano da qualcuno che si trova alla nostra destra tendiamo a assimilarle tre volte di più rispetto a un interlocutore posto alla nostra sinistra.

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