Le neuroscienze svelano il segreto dell’ipnosi

Categories: Articoli, In evidenza, Ipnosi non verbale

Il cervello ipnotizzato

Il cervello ipnotizzato

L’ipnosi è la forma più antica di psicoterapia praticata in occidente, ma anche la più bistrattata, banalizzata e infarcita di pregiudizi.

Nonostante la scienza l’abbia riabilitata e ne abbia ampiamente dimostrato il valore e l’efficacia nel cambiamento psicologico e per modificare la percezione e le reazioni fisiologiche, suscita ancora scetticismo e incredulità.

A dare un netto colpo di spugna ai preconcetti e alle convinzioni popolari su questo fenomeno ci ha pensato un’equipe dell’Università di Starford.

Questo team, formato dai ricercatori Heidi Jiang, Matthew White, David Spiegel e altri colleghi ha voluto vedere a fondo cosa cambia nell’attività cerebrale durante la trance.

E’ da tempo che si é appurato che L’ipnosi provoca una serie di alterazioni della percezione del comportamento: ad esempio, si assiste allo sviluppo di uno stato di dissociazione (cioè si fanno delle azioni in modo automatico e non intenzionale), si perde coscienza dell’ambiente e si resta concentrati sull’ipnotista e su quello che dice (concentrazione passiva); si diventa più suggestionabili e si perde la sensazione del corpo.

Qui, per la prima volta è stato possibile registrare i cambiamenti cerebrali responsabili di questi effetti.

Lo studio ha coinvolto 545 volontari, da cui sono stati selezionati 57 partecipanti. Questi ultimi sono stati scelti perché si erano rivelati altamente recettivi all’ipnosi (36 persone) o piuttosto refrattari (21 individui).

I ricercatori hanno sottoposto i soggetti a due sessioni di ipnosi molto simili alle sedute di un ipnoterapeuta nel trattamento del l’ansia o del dolore.

Per esaminare cosa accadeva al cervello, è stata usata la risonanza magnetica funzionale (fMRI) che mette in evidenza quali aeree del cervello ricevono un maggiore o minore afflusso di sangue e quindi sono attive o si “spengono”.

Per distinguere i cambiamenti dell’attività cerebrale legati all’ipnosi da quello di altre condizioni, ogni soggetto è stato sottoposto a scansione in quattro diverse condizioni: a riposo (modalità di riferimento), pensando a un episodio vissuto e nel corso di due diverse sessioni di ipnosi.

Mentre nei soggetti meno suscettibili non sono state registrate variazioni significative nell’attività del cervello, in chi era altamente ipnotizzabile sono stati riscontrati tre cambiamenti presenti solo durante L’ipnosi e non nelle altre circostanze.

Innanzitutto, una diminuzione dell’attività nella corteccia cingolata anteriore (ACC, anterior cingulate cortex) un’area del cervello che riveste un ruolo cardine nel cosiddetto circuito della “salienza”.

Questa rete di strutture cerebrali é sede delle facoltà critiche; quelle, cioè che ci consentono di stabilire in una dato contesto cosa è importante e cosa no.

La conseguenza della messa ” in pausa” di quest’area porta ad una sospensione del giudizio e a immergersi un’esperienza senza riserve.

Un’altro cambiamento riscontrato é stato l’aumento dell’interscambio tra altre due altre aree altre del cervello: la corteccia prefrontale dorsolaterale e l’insula: l’intensificazione di questo tipo di trasmissione determina un maggior controllo della fisiologia del corpo e, in ipnosi, da modo di provocare fenomeni come un’insensibilità al dolore, la contrattura dello stomaco (uno stratagemma usato nel trattamento dell’obesità o dell’impulso ad abbuffarsi), o la modificazione della frequenza cardiaca.

Una terza modificazione osservata é stata la diminuzione degli scambi tra corteccia prefrontale dorsolaterale e la rete che governa la modalità detta di default (che include la corteccia prefrontale mediale e la corteccia posteriore cingolata).

La rete di default è attiva quando si distoglie l’attenzione dall’esterno e si sogna ad occhi aperti, si ricorda il passato o di pensa al futuro.

L’alterazione di questo circuito nella trance determina una perdita della consapevolezza delle proprie azioni (e a sentirle come involontarie) e alla sensazione di fluttuare.

Delle scoperte sensazionali! Peccato che per l’induzione siano state usate tecniche tradizionali. Applicando l’Ipnosi non Verbale ® é possibile attivare in modo intenso la regione cerebrale dell’amigdala e, grazie ad una sorta di “onda d’urto” provocare una disattivazione della corteccia prefrontale e della corteccia cingolata anteriore.

In questo, la necessità che il soggetto sia più o meno suscettibile all’ipnosi diventa pressoché ininfluente, aumentando notevolmente il numero di persone che possono trarre giovamento da questa tecnica.

Per approfondire: Corso di Ipnosi non Verbale ® e Master in Ipnosi non Verbale ®.