Guarda dove metti i piedi … i tuoi passi parlano di te

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La maggior parte di noi impara a camminare tra i 12 e i 18 mesi; una volta acquisita la stabilità e l’equilibrio cominciamo a stabilire uno stile particolare nel muoverci; non si tratta solo di una locomozione infatti: la nostra andatura, la lunghezza del passo, l’intensità con cui appoggiamo o pestiamo i piedi per terra tradisce la nostra personalità, l’emozione che proviamo e tante altri messaggi.

Naturalmente il passo è anche influenzato dalla nostra condizione fisica: se siamo affaticati, acciaccati, appena svegli o se abbiamo preso una storta subito un incidente il nostro modo di muoverci sarà alterato.

Inoltre, alcune professioni portano ad un certo modo di muoversi: ad esempio, le modelle imparano ad essere più erette e flessuose; chi fa sci, danza o ginnastica artistica diventa più coordinato e stabile.

Di sicuro però il nostro carattere si riflette nella nostra camminata.

Ad esempio, ci sono individui che, camminando, appaiono sgraziati e scomposti, incappano in tralicci della luce o pali dei segnali stradali e perfino incespicano nelle proprie gambe; Si tratta di persone che definiremmo nel linguaggio popolare con la “testa fra le nuvole” e in base a uno dei profili di personalità più scientifici, il MBTI o Myers-Briggs Type Indicator, come tipi Intuitivi, cioè persone fantasiose, estrose e distratte.
Nel muoversi è facile osservarli guardare verso l’alto o tenere la testa in su e avere lo sguardo trasognato.
Naturalmente, non è sufficiente che qualcuno si faccia lo sgambetto da solo perché si possa affermare che la sua personalità sia di questo tipo; perché lo stesso può capitare a chi teme il giudizio altrui, specie se è o si sente osservato; ma in questo caso, non avranno quello sguardo assente e svagato dei primi.
Poi, a chiunque può succedere di inciampare nei propri piedi se si trova in un momento di stanchezza o in quei frangenti della giornata noti come “periodo di calo ultradiano” cioè in questi momenti ciclici in cui forze, attenzione, lucidità e destrezza vengono meno.

Un altro tipo di personalità è particolarmente riconoscibile nel suo modo di camminare; si tratta del cosiddetto tipo “A”, e conosciuto perché particolarmente a rischio di soffrire di problemi cardiaci: questo tipo è prepotente, dispotico, collerico, permaloso e pignolo. Infine, è perennemente in corsa contro il tempo.
Quando cammina è come facesse una marcia o una maratona; le sue falcate sono ampie, veloci e decise.

Anche chi è depresso ha uno stile caratteristico nel camminare: il suo passo è lento, strascicato, con passi corti; inoltre, oscilla poco le braccia mentre avanza.

Chi è schivo, timido e insicuro si muove in modo frettoloso (i suoi passi sono corti e rapidi) e spesso rasenta i muri.
Gli individui inibiti si mostrano particolarmente rigidi nel passo; appaiono un po’ come dei robot; inoltre, possono tenere la testa incassata fra le spalle.

Pure il nostro stato emotivo può riflettersi nella camminata; è quanto hanno concluso dalle loro indagini un gruppo di ricercatrici americane capitanate da Melanie Cluss.

Chi è arrabbiato, ad esempio, ha un passo piuttosto scattante, pesta di più i piedi e flette parecchio i gomiti.
Caratteristiche che assomigliano, per altro, a quelle di chi è felice: in questo caso, il passo è spedito, ma non marziale come nella collera e anche qui i gomiti vengono piegati molto, ma in modo più armonioso.
Se uno è triste ha invece una camminata simile a chi è depresso: più che camminare, arranca; trascina i piedi e le sue braccia sono quasi incollate al corpo.

Dal modo di muoversi possiamo anche riconoscere le inclinazioni sessuali di qualcuno che osserviamo.
E’ quanto sostengono Kerri Johnson, Simone Gill e altri studiosi della New York University della Texas A&M in un articolo pubblicato su “Journal of Personality and Social Psychology”.

Johnson e i suoi suoi colleghi hanno, per prima cosa misurato i fianchi, la vita e le spalle di un gruppo misto composto da otto maschi e da otto femmine; di cui metà erano eterosessuali e metà omosessuali.
Hanno quindi chiesto loro di camminare per due minuti e li hanno filmati, trasformandoli poi con un programma di

Per approfondire

video editing in anonime figure in movimento.
A quel punto, hanno potuto misurare il loro movimento stabilendo l’esatto ammontare dell’oscillazione delle spalle e degli ancheggiamenti.
Hanno così potuto stabilire, per prima cosa, che chi ha un orientamento omosessuale tende ad avere una silhouette più simile a quella del sesso opposto (cioè a possedere forme più tubulari se donna e figure più a clessidra se uomo).

Particolare era anche il modo di muoversi dei gay: le donne scuotevano di più le spalle rispetto alle controparti etero; mentre gli uomini dimenavano di più fianchi a confronto con i “machi puri e duri”.