Rapine con l’ipnosi

Categories: Articoli, In evidenza, Ipnosi non verbale

Armi spianate, movimenti bruschi e decisi, colpi di avvertimento e ingiunzioni perentorie … é quanto avviene classicamente in una rapina; non pero nelle cosiddette “rapine con l’ipnosi”: qui il malfattore fa gesti misurati, parla in un modo che confonde e disorienta … non si tratta solo di una leggenda metropolinata, Marco Pacori, psicologo lo ha provato, simulandolo, sul palcoscenico de “Le Iene”.

Nello scenario classico di una rapina in banca o al negozio dei pegni, il malvivente tira fuori di tasca una pistola o un coltello e, brandendo l’arma con fare minaccioso, intima al commesso di dargli tutto l’incasso.

Alcuni ladri hanno però preferito adottare un modo originale e ingegnoso per farsi consegnare il malloppo: l’ipnosi. Non é una bufala, ma una realtà riportata da quotidiani e media di tutto il mondo: tra cui La Repubblica, la CBS il tedesco Hamburger Morgenpost, l’indiano Hindustan Times, ecc.

Gli psicologi Carlo Alfredo Clerici, Laura Veneroni, assieme ad altri colleghi, incuriositi da queste vicende, hanno condotto un’indagine sistematica sul tema, raccogliendo 360 articoli da giornali italiani che riportavano queste forme insolite di “scippo”. La loro ricerca è stata quindi pubblicata su International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis.

L’esito dello studio ha messo in evidenza gli aspetti salienti di questo fenomeno. Innanzitutto, Il primo dato che salta all’occhio è che, nella maggior parte dei casi, i rapinatori sono uomini e che in genere lavorano in tandem, invece, per quanto riguarda il sesso delle vittime si assiste ad una “parità fra i sessi”. La nazionalità dei “truffatori” è poco chiara; tuttavia, solitamente sono descritti come “orientali”, dei quali buona parte vengono dipinti come “indiani” .

Quanto alle “scene del crimine”, quasi tutte le ruberie sono state perpetuata in banche e uffici di cambio, dove c’è un gran giro di denaro contante; seguono a ruota negozi e bar.

Clerici e colleghi, esaminando i resoconti hanno potuto ricostruire anche la dinamica di questo tipo di “ladronerie”.
Riassumendo, ll piano coinvolge generalmente due complici (uno fa da osservatore; l’altro agisce in prima persona), che parlano in una lingua straniera, infarcita ogni tanto di qualche espressione in italiano. Di solito, “il gatto e la volpe” vestono in modo elegante, così da non suscitare diffidenza; inoltre, maneggiano rotoli di banconote o tirano fuori dalle tasche fermasoldi belli pingui.

Mentre, maneggiano questo denaro fanno attenzione che l’attenzione del commesso sia focalizzata sui soldi. A quel punto, fanno un prima richiesta, impostata in modo da indurre il commesso a rifiutarla: a questo diniego i malfattori reagiscono con comprensione ed educazione; formulano quindi una seconda richiesta, per la quale viene data una spiegazione ragionevole; contando sul fatto che il commesso l’assecondi per una sorta di senso di colpa a non aver accondisceso alla prima. In generale, poi, parlano in modo lento e quando escono dalla porta si allontanano senza fretta, come se tutto fosse normale.

Anche gli psichiatri Rolando Weilbacher e Alessandra Gandolfi hanno condotto un’analisi analoga, presentando gli esiti del loro studio al VIII Congresso della Società Italiana di Ipnosi nel giugno del 2013. La Gandolfi si é perfino calata nei panni del rapinatore, mettendo in atto le stesse mosse individuate nella sua indagine.

Per prima cosa, ha scelto con cura i propri bersagli: persone impacciate, dall’aria distratta, stanca, poco “sveglia” o stressata. Anche l’orario era calcolato: ha infatti perpetrato i suoi finti “crimini” nel tardo pomeriggio (quando la fatica si fa sentire) e in giornate afose (perché le persone fossero più sonnolente e meno vigili). Anche abbigliamento e profumo erano studiati per stordire, essendo rispettivamente sgargianti e soffocanti. In questo modo, la ladra improvvisata ha messo a segno diversi colpi con successo.

Fin qui, sembra che il modus operandi comporti l’induzione di uno stato confusionale con tecniche che appaiono simili a quelle usate dai prestigiatori per ingannare i sensi degli spettatori. La faccenda si fa più complessa (ed è qui che entra in gioco l’ipnosi) quando si tratta di “persuadere” la vittima a recarsi a casa o in un ufficio, prendere i soldi e consegnarli ai rapinatori. Il bello (se così si può dire) é che le vittime non vengono minacciate, ne costrette con la forza, ma “indotte” a farlo.

Uno di questi casi viene riferito dal canale televisivo americano FOX. Il fatto, accaduto in New Hampshire, ha coinvolto un commesso a cui sono stati sottratti più di mille dollari. Il tutto é iniziato con un semplice gioco. Il rapinatore ha chiesto al cassiere di pensare ad un animale selvatico, dicendogli che lui poi avrebbe scritto su un foglio quale animale avesse immaginato. Successivamente, il “trucco” ha riguardato questioni più personale e intime portando il malvivente a “svelare” informazioni sulla fidanzata del commesso e su altri dettagli che, solo quest’ultimo poteva conoscere. Ad un certo punto, sbalordito, imbarazzato e confuso, l’uomo finito a dare i soldi al rapinatore … ma non ricorda come.

Vicende analoghe sono descritte dal quotidiano “Philippine Daily Inquirer” nel numero del 25 settembre 2008: in un intervista, Tessie Ang See, un investigatore del MRPO (Movement for the Restoration of Peace and Order of the War) riferisce di aver raccolto tre dichiarazioni di vittime di questa anomala forma di “estorsione”.

Le malcapitate sono state “soggiogate” da una gang di donne che parlavano mandarino. Una delle tre vittime é stata “spinta” ad andare a casa propria, recuperare il denaro e gli oggetti di valore e tornare dalle ipnotizzatrici. Un’altra, é stata convinta a recarsi in banca e prendere il contenuto della cassetta di sicurezza. La terza ha riferito di essersi sentita debole e confusa dopo aver ricevuto un colpetto sulla spalla e di essere andata nel suo ufficio per prelevare tutto il contante.

Un altro caso simile descritto sul Los Angeles Times nel gennaio 2005 si é svolto a Mosca, città in cui all’epoca gli archivi della polizia riportavano oltre un centinaio di denunce di crimini di questo tipo. In questo episodio, una donna, Olga, é stata fermata per strada da un uomo in abiti eleganti, con un grosso anello al dito che quest’ultimo ha cominciato ad agitare davanti agli occhi di lei. Dopo di ché, ha cominciato a dirle cose senza senso del tipo “che aveva lasciato il portafoglio” in un taxi; che doveva incontrare qualcuno all’aereoporto Sheremetyevo Airport.; che non riusciva a ricordare dove ha vissuto”

Olga, a quel punto, gli ha offerto 7000 rubli – circa 250 dollari – per prendere un taxi, ma l’uomo ha ribadito che che non sarebbe stato sufficiente. Così, la donna ha portato lo sconosciuto al suo appartamento. Lì, gli ha consegnato 500 dollari e lui ha chiesto “posso averne di più … posso avere i 7.000 rubli nella borsa?” Senza esitare, Olga ha svuotato il portafoglio. Usciti dall’appartamento, sono scesi in ascensore. Curiosamente, Olga, racconta di essere stata consapevole che l’uomo era un ladro, ma non riusciva ad aprire bocca né a disubbidire.

In tutti i casi, gli sventurati non sapevano perché avessero agito in quel modo e avevano sviluppato un’amnesia dell’accaduto. Come si spiegano allora questi raggiri?

Premettiamo che la ricerca scientifica sull’ipnosi ha smentito la credenza popolare che é ipnotizzato possa fare qualcosa contro la proprio volontà; inoltre, a dispetto di quanto si pensa, l’ipnosi non produce un’amnesia spontanea.

La PNL e, prima ancora, le riflessioni di Milton Erikson. uno dei migliori ipnotisti di tutti i tempi, possono aiutarci dare un senso allo sviluppo dello stato confusionale: qualsiasi interruzione di uno schema mentale che viviamo come un’unità paralizza le nostre facoltà critiche: una domanda assurda, dare la mano in modo insolito e, naturalmente, cambiare dei soldi per poi sentirsi chiedere di farlo nuovamente, ma dando, di resto, banconote di taglio diverso.

L’amnesia poi é comune quando un “piano d’azione” salta per un imprevisto: se ad esempio, stiamo andando a mettere dei documenti nel cassetto di una scrivania, e il postino ci suona il campanello, possiamo appoggiare i fogli su una mensola. Qui, però, la mente può giocarci un brutto scherzo: l’interruzione dell’azione può portarci a credere di averla portata a compimento. Quando poi andiamo a prendere i documenti andremo a cercarli nel cassetto … ovviamente non trovandoli. Un processo analogo, ma amplificato, accade verosimilmente nelle rapine con l’ipnosi.

Quanto al fatto di seguire le istruzioni “controproducenti” del rapinatore potrebbero essere la conseguenza di una reazione legata all’istinto di fuga: in sostanza, la confusione e la tensione provocati dal comportamento del ladro procurerebbero la sensazione di sentirsi in trappola e indurre uno stato di panico: l’ingiunzione di andare a prendere i soldi, a quel punto, apparirebbe come la scappatoia per uscire dall’incubo ed é per questo che le vittime lo farebbero senza esitare.

Poi, i meccanismi difensivi descritti dalla psicoanalisi come dissociazione (fare qualcosa spinti dall’impulso, come nel caso delle bulimiche che si abbuffano di cibo dominate da una spinta incontrollabile) e rimozione (cancellare dalla memoria memorie traumatizzanti – che probabilmente, in questi casi, suscitano vergogna e senso di colpa, specie se i soldi sono della banca o del negozio), provvederebbero a consolidare l’amnesia dell’accaduto.

Naturalmente, gli accorgimenti suggeriti dalla Gandolfi che abbiamo descritto, probabilmente rivestono anch’essi un ruolo importante.

Per approfondire: Corso di Ipnosi non Verbale ® e Master in Ipnosi non Verbale ®.