Intelligenza corporea: 3 strategie non verbali per stimolare la creatività

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La musica stimola l’ingegno

La creatività è la capacità intellettiva che meglio ci distingue dagli altri animali e quella che maggiormente contribuisce a dare significato e valore alla nostra vita.

E’ proprio quando riusciamo a esprimere il nostro ingegno, il lato artistico e la nostra fantasia che riusciamo a sentirci appagati e ad acquisire stima e fiducia in noi stessi.

L’intuito o il “pensare fuori dagli schemi”, inoltre, ci consente di trovare soluzioni innovative e originali a problemi e intoppi. Non sempre, però, riusciamo ad accedere a questa facoltà … alle volte la nostra mente é “pigra” o ingabbiati in schemi razionali e rigidi.

Per fortuna, esistono modi, anche non verbali, per stimolare l’estro: tra questi, come vedremo la musica, ma non solo.

Tutti conoscono il concetto orientale di bioritmo, per lo meno di sentito dire. Attualmente, la scienza ha scoperto che le funzioni del nostro corpo hanno realmente un andamento ciclico, scandito da un una regione del cervello nota come nucleo soprachiasmatico, che funziona come un vero e proprio orologio.

Questo pacemaker non si limita, però, a regolare temperatura, pressione o digestione, ma anche l’efficienza mentale. Così, tendiamo ad essere più lucidi, attenti e concentrati in determinati orari della giornata piuttosto che in altri; inoltre, buona parte di noi, è nel pieno dell’efficienza la mattina oppure nel pomeriggio.

In un articolo pubblicato lo scorso dicembre nella rivista Thinking and Reasoning, lo psicologo Mareike Wieth ei suoi colleghi hanno scoperto che quando le persone devono risolvere “problemi complessi” che richiedono un alto grado di creatività, paradossalmente, ci riescono molto meglio quando sono in momenti di calo dell’attenzione che quando sono al top.
Per giungere a questa conclusione, Wieth ei suoi collaboratori hanno invitato i volontari a compilare un questionario per valutare se fossero al loro meglio al mattino o alla sera.

Successivamente, ha convocato i partecipanti al laboratorio per risolvere un problema che richiedeva un pensiero analitico e uno che comportava l’uso dell’intuito.

Hanno così appurato che quando era più importanti le capacità intuitive i soggetti erano davano i risultati migliori nel momento della giornata in cui erano meno “presenti”.

Per mettere a punto soluzioni originali, come dimostrato dallo studio citato, bisogna uscire dai “binari” soliti. Le forme di pensiero analitico procedono, invece, in modo lineare, sequenziale e logico.

Dato che la disciplina che prende il nome di “intelligenza corporea” ha ampiamente dimostrato che posture, movimento e forza (o debolezza) del corpo possono influenzare il pensiero perché non usare questa via per favorire l’estro creativo?

Proprio partendo da questi presupposti gli psicologi Michael Slepian e Nalini Ambady hanno messo a punto un disegno sperimentale per provare se invitando dei soggetti a fare dei movimenti fluidi si potesse indurli a essere più ingegnosi.

Per verificarlo hanno coinvolto trenta studenti universitari con il pretesto apparente di studiare la coordinazione oculo-motoria.

Con questo falso obiettivo, hanno chiesto quindi loro di ricalcare dei tracciati già disegnati: alcuni di questi erano figure astratte composte da figure disegnati con linee dritte, nette e regolari; altri con linee curve e continue.

Successivamente,ai partecipati é stato assegnato il compito di immaginare il maggior numero di cose che si potevano fare con un giornale (es. costruire degli aerei di carta con le pagine; strapparli e renderli carta straccia da modellare, accartocciarli per farne delle palle e così via).

L’esito ha dimostrato che chi aveva seguito le forme curve aveva ideato molti più usi per i giornali rispetto a coloro che avevano ricalcato figure lineari.

Gli psicologi olandesi Matthijs Baas, Carsten De Dreu e altri colleghi con una meta-analisi (un “tirare le somme” di un gran numero di indagini sullo stesso argomento) hanno esaminato 25 anni di studi sul rapporto tra stato d’animo e motivazione.

Questa “scrematura” ha messo in evidenza che condizione emotiva che maggiormente stimola la creatività é la felicità, in misura inferiore anche ansia e paura e scarsamente la tristezza e la quiete o la serenità.

Proprio partendo da queste constatazioni i ricercatori Simone Ritter e Sam Ferguson hanno supposto che se si fosse stato indotto uno stato positivo l’estro ne avrebbe giovato.

Quale miglior modo che usare uno stimolo che di per sé fa vibrare le nostre corde emotive: la musica.

Hanno così reclutato 155 studenti e li hanno assegnati a cinque condizioni sperimentali: svolgere un compito mentre ascoltavano musica oppure si trovavano in un ambiente silenzioso.

I brani musicali erano stati scelti perché precedenti studi ne avevano messo in luce le proprietà evocative.

Uno dei pezzi era stato etichettato come “calmo” (gioioso, ma “andante”); un secondo “felice” (allegro e vivace); un terzo “triste” (struggente e lento) e l’ultimo, ansiogeno (cupo e ritmato).

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

I test da eseguire erano l’AUT, Alternative Uses Task (che comportava il fatto di pensare al maggior numero di usi possibili di oggetti comuni)
oppure un compito che richiedeva la logica.

Dai risultati é emerso che a stimolare in modo più intenso l’ingegno era la musica allegra e incalzante.

Secondo gli autori la musica ritmata evoca la perseveranza (una caratteristica chiave dei grandi innovatori); inoltre, la musica allegra viene associata alla variabilità; un concetto molto vicino alla flessibilità, cioe ad un’altro cardine della capacità di creare.