Quando il sistema imunitario prende di “mira” il cervello

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Il sistema immunitario influenza il cervello

Si sospettava da tempo che stress, ansia e depressione portassero ad un indebolimento del sistema immunitario: questa ipotesi ha ora trovato numerose conferme sperimentali.

Ma è possibile anche l’inverso e cioè che il sistema di difesa dell’organismo possa alterare il funzionamento del cervello? Nuovi studi ne danno la prova.

Il cervello é diviso dal resto del corpo da una sorta di “muraglia cinese”, la barriera emato-encefalica. La funzione di questa struttura é evitare agenti patogeni e tossine possano entrare nel circolo venoso del sistema nervoso centrale e danneggiarlo.

Per questa ragione, il cervello dispone di “corpo scelto” (dei globuli bianchi che circolano dentro le “mura” del cervello) che si riteneva indipendente da quello periferico. Le nuove indagini hanno però disconfermato questa credenza.

Il merito di questa scoperta va ai biologi svizzeri Virginie Freytag, Tania Carrillo-Roa, che, assieme ad altri colleghi, hanno evidenziato le “tracce” dell’impatto del sistema immunitario sul cervello.

Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno prelevato dei campioni di sangue di di 533 individui giovani e in salute.

Questo “salasso” aveva lo scopo di consentire l’esame dei loro “profili epigenetici”, cioè l’identificazione di quei geni la cui attività non ha origini ereditarie, ma é stata modificata dall’interazione con l’ambiente interno o esterno.

Lo studio ha messo in evidenza una stretta relazione tra un particolare profilo epigenetico e lo spessore della corteccia cerebrale, e in particolare di una regione del cervello coinvolta nella formazione e nel consolidamento dei ricordi. Questa rilevazione è stata confermata dall’esame di ulteriori 596 persone.

Il dato più sorprendente emerso nello studio è stata la constatazione che i geni responsabili della densità della corteccia cerebrale sono gli stessi che codificano importanti funzioni immunitarie, dimostrando così il nesso causale tra i due sistemi.

un altro studio, condotto sempre un’equipe di ricercatori svizzeri guidati dalla biologa molecolare Angela Heck, ha dato esiti analoghi.

In questo caso, gli scienziati hanno analizzato il genoma di un gruppo di partecipanti: alcuni di loro tendevano a ricordare in modo particolarmente vivido dei fatti traumatici; altri, invece, avevano la memoria corta per gli eventi negativi.

Anche qui un gene, TROVE2, che ricopre un ruolo importante nelle disfunzioni del sistema immunitario era presente in chi aveva una “memoria di ferro” per i vissuti traumatici.

Questa variante genetica determina un aumento dell’attività in specifiche regioni del cervello che svolgono un ruolo chiave nella memoria delle esperienze emotive.

Quando ci prendiamo il raffreddore o l’influenza intestinale siamo di malumore? Non si tratta di una reazione al malessere o alla frustrazione di essere limitati dal disturbo, ma un effetto secondario dell’attivazione del sistema immunitario. Lo hanno messo a fuoco i medici giapponesi Michio Miyajima, Baihao Zhang, Yuki Sugiura e altri colleghi.

Nel momemento in cui i glubuli bianchi si mettono in azione hanno necessità di un “additivo” che sostenga la loro “battaglia” … ma per approvigionarsene “scippano” al cervello di ingredienti che servono a fabbricare importanti neurotrasmettori.

Grazie a degli esperimenti condotti su dei ratti, questi studiosi hanno scoperto che, in caso di infezioni, diminuisce la quantità di amminoicidi in circolazione, che vengono invece stipati nelle cellule T (linfociti che hanno il compito di eliminare cellule tumorali, infette e organismi patogeni) annidate nei linfonodi.

Per approfondire
Il Linguaggio Segreto dei Sintomi

Tra questi ultimi, c’era il triptofano: un “mattone” essenziale per la produzione di serotonina e dopamina, due neurotrasmettitori cruciali per
la regolazione dell’umore (il primo) e per la motivazione (il secondo): quando il cervello ne é carente tendiamo a deprimerci e a perdere il senso del piacere.

Per giungere a questa conclusione, Miyajima e Co. hanno modificato il genoma di alcuni topi in modo che il loro sistema immunitario fosse in costante stato di allerta: questi roditori, a paragone con gli altri “integri”,
si mostravano paurosi, ansiosi ed eccessivamente prudenti; tuttavia, la loro agitazione si placava se ricevano una dieta ricca di amminoacidi.