Quel sorriso mi da i brividi: non sempre un sorriso allieta

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Il sorriso dominante

Sorridere é probabilmente la mimica facciale più diffusa e comune: lo facciamo quando siamo felici, ma anche quando siamo tristi, nervosi o imbarazzati; quando vogliamo intimidire qualcuno o mostrare fiducia in noi stessi.

Quest’azione comporta la contrazione del muscolo maggiore zigomatico; un muscolo che si estende dagli zigomi agli angoli delle labbra e ha la funzione di sollevare questi ultimi, facendo assumere un aspetto curvo alle labbra.

Lo zigomatico maggiore, come altri muscoli coinvolti nella produzione delle espressioni facciali, viene attivato dal settimo nervo cranico (una coppia di nervi) o dal solo nervo facciale (uno delle due ramificazioni del VII nervo).

Il nervo facciale può essere innervato da uno dei due sistemi motori. Il sistema motorio sottocorticale, noto anche come sistema extrapiramidale, che supporta l’espressione facciale non volontaria e dal sistema motorio corticale, noto anche come circuito piramidale, che consente di esibire determinate mimiche in modo volontario: queste che possono variare tra cultura e cultura e che possono essere prodotte e inibite intenzionalmente.

Su un piano relazionale, possono essere distinti tre tipi di sorrisi: di incoraggiamento, di complicità (serve a esprimere il legame tra due individui) e di dominanza, che suggerisce la consapevolezza del proprio potere da parte di chi lo esibisce e suscita rispetto e timore in chi lo osserva.

Solitamente, siamo in grado di distinguerli abbastanza facilmente, sulla base della piega delle labbra, dell’ampiezza del sorriso e dall’atteggiamento dello sguardo.

Gli psicologi Magdalena Rychlowska, Rachael Jack, Oliver Garrod, assieme ad altri colleghi hanno esaminato un gran numero di volti atteggiati a questi sorrisi.

Hanno così potuto delineare i tratti distintivi dei tre modi di sorridere: i sorrisi di incoraggiamento sono simmetrici e accompagnati dal sollevamento delle sopracciglia (una sorta di incitazione a fare o a reagire), i sorrisi di complicità sono caratterizzati da una compressione delle labbra (quasi un sorriso trattenuto a stento).

Per contro, i sorrisi dominanti sono asimmetrici e si osservano rughe ai lati del naso e un’innalzamento della parte superiore delle labbra, in una posa che richiama l’espressione del disprezzo.

Un.’equipe di psicologi americani guidati da Jared Martin e Heather Abercrombie ha voluto verificare se i tre diversi tipi di sorriso suscitassero reazioni emotive e fisiologiche diverse.

Per verificarlo hanno coinvolto un gruppo di volontari e hanno fatto visionare loro dei filmati in cui delle persone pronunciava un breve discorso. Subito dopo i partecipanti hanno visto un video di un’altra persona che reagiva a queste dichiarazioni, mostrando uno dei tre tipi di sorriso.
Prima e dopo la proiezione, ai soggetti veniva prelevato un campione di saliva per misurare i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress e della vigilanza.

Per approfondire

In questo modo, i ricercatori hanno appurato che a tutti l’esposizione ai tre i sorrisi provocava un aumento della concentrazione di cortisolo, ma in chi vedeva il “valutatore” esprimere il sorriso di dominanza, questo ormone era tre volte più alto rispetto a quelli che avevano osservato gli altri modi di sorridere.

Questa reazione suggerisce due cose: innanzitutto, che il cervello é organizzato per prestare un’attenzione immediata al sorriso (per questo motivo, il cortisolo saliva con tutti e tre i sorrisi); secondo, che i potenziali segnali di minaccia (come il sorriso di dominanza) fanno “rizzare le antenne” all’amigdala (la sede cerebrale dell’istinto di sopravvivenza).