Psicosomatica: “mi fai venire i capelli bianchi!”

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Ingrigire per lo stress

Il suo nome é canizie e indica l’ingrigimento progressivo dei capelli che, da una certa età in poi, rende la nostra chioma “sale e pepe” (a meno che non venga tinta).

In certi casi, i capelli possono diventare grigi anche anzitempo … e non é un buon segno.

Con un’indagine condotta su 60 fumatori incalliti, 62 pazienti con problemi cardiocircolatori e 114 soggetti sani e privi di “cattive abitudini” (tutti di età media attorno ai 45 anni e di sesso maschile) uno staff di medici indiani guidati dal cardiologo Amitesh Aggarwal, ha scoperto che chi tendeva a ingrigire precocemente aveva un più alto rischio di incorrere in malattie cardiache, specie se “fumava come un turco”.

Anche a chi é nel fiore degli anni, i capelli possono diventare prematuramente grigi … e, talvolta,. da un giorno all’altro: accade in corrispondenza di profonde o prolungate sofferenze emotive o di malattie gravi e dall’esordio fulminante.

Questa constatazione che si credeva una credenza popolare, trova ora conferma nella scienza: Jennifer Lin, una dermatologa che si occupa di ricerche di biologia molecolare presso il Dana-Farber/Harvard Cancer Center di Boston afferma, infatti, che “abbiamo ampie dimostrazioni dimostrato che l’espressione locale degli ormoni dello stress interferisce con i segnali chimici che istruiscono i melanociti a “rimpinguare” di melanina i cheratinociti (le cellule che costituiscono l’impalcatura del capelli)”.

Molti medici, poi, hanno riscontrato un ingrigimento accelerato tra i pazienti sottoposti a stress“, dice Tyler Cymet, capo della medicina di famiglia al Sinai Hospital di Baltimora, che ha condotto un piccolo studio retrospettivo sui capelli grigi tra i pazienti del Sinai. “Abbiamo rilevato che le persone stressate da due a tre anni riferiscono di incanutire prima rispetto ai coetanei“, puntualizza.

Lo studio più recente e innovativo al riguardo é stato condotto da un’equipe di ricercatori del National Institutes of Health e dell’Università dell’Alabama, guidata dai biologi Melissa Harris, Temesgen Fufa: questi studiosi hanno tracciato il processo che, a partire da uno stress acuto (lutti, delusioni sentimentali o un licenziamento in tronco), uno stress cronico – mobbing, dolori persistenti, clima familiare ostile) o una depressione, é in grado di provocare lo “scolorimento” dei capelli.

Prima di andare ad illustrarlo, facciamo una premessa: la pigmentazione dei capelli dipende dalle cellule staminali dei melanociti (cellule indifferenziate) che si trovano nel follicolo pilifero.

Quando i capelli hanno fatto il loro “corso”, cadono e nuovi ciuffi crescono. Le cellule staminali dei melanociti fungono da “materia prima” per produrre il pigmento che dà ai capelli la loro “tinta”. Senza queste cellule staminali, i capelli crescerebbero naturalmente incolore o grigi.

Perché queste cellule possano attivare la “verniciatura” è necessario un mediatore, che realizzi la “messa in opera” a partire dalle istruzioni contenute nel DNA dei melanociti: a “sporcarsi le mani” in questo caso, “ci pensa” il fattore di trascrizione MITF (Microphthalmia-associated transcription factor – i fattori di trascrizione consentono l’espressione dei geni, che altrimenti sarebbero inerti)

Per approfondire
Il Linguaggio Segreto dei Sintomi

Il nuovo studio, in cui il sistema immunitario dei roditori é stato attivato con la somministrazione di un virus, ha evidenziato che il MITF non solo regola l’attività dei melanociti, ma é anche responsabile della produzione di interferone, “l’arma” attraverso cui i globuli bianchi combattono le infezioni virali.

Dopo l’infezione, infatti, i ricercatori hanno constatato che ai topi che avevano una predisposizione genetica all’ingrigimento, alcuni ciuffi di pelo erano diventati bianchi.

Questo studio suggerisce, quindi, che quando l’organismo subisce un’aggressione, il MITF é sottoposto a “troppa pressione” e, dovendo presiedere ad entrambi i processi (fabbricazione del pigmento che colora i tessuti e “clonazione” dell’interferone), non fa bene né l’uno né l’altro: in altre parole, gli interferoni non sono efficienti come dovrebbero e le cellule staminali “escono” sbiadite … come dire che questa molecola finisce davvero per avere “un diavolo per capello”.