E’ tornata la stretta di mano … il significato dei modi di dare la mano

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Il modo di stringere la mano parla di te

Antonella De Minicco, Viversani&Belli, 26 giugno 2018, pag. 84-85 – intervista a Marco Pacori.

La stretta di mano risale a diversi secoli fa: tra i geroglifici Egizi se ne trovano tracce in scene in cui si siglano accordi di tipo commerciale.

Con il passare degli anni, questo gesto ha sempre sotto inteso lo scambio di un segno di pace. «Durante il Medioevo, era la dimostrazione all’interlocutore che si era disarmati» spiega Marco Pacori, psicologo, psicoterapeuta e formatore esperto in linguaggio del corpo.

* Mettere il proprio palmo contro il palmo della persona che si ha di fronte, ancora oggi, è un modo per rompere il ghiaccio e per trasmettere il messaggio che si desidera entrare in contatto… ma non troppo.

È un gesto inventato dagli uomini

Se baci e abbracci tra conoscenti potrebbero indicare la voglia di avvicinarsi un po’ di più, la stretta di mano, secondo lo psicoterapeuta esperto in linguaggio del corpo, non lascia spazio a dubbi. «E’ un gesto formale e impersonale, risultato di un comportamento appreso nel corso degli anni e inventato dal genere maschile per confrontarsi con altri maschi, senza volere entrare eccessivamente nello spazio vitale dell’altro».

Questo vuol dire che per le donne ha un significato diverso?

«I due generi hanno modalità espressive diverse, anche nella gestualità. Di solito, le donne iniziano un incontro con una stretta di mano e lo chiudono con un bacio, seppure solo accennato, sulle guance della persona che hanno di fronte» sostiene il dottor Pacori.

Tutto parte dal cervello

Il modo in cui diamo la mano all’interlocutore, durante un primo incontro, dice molto di noi. L’uso del tatto, la forza con cui viene compiuto il gesto e il modo in cui si guarda l’altro mentre si entra in contatto con lui (o lei) lanciano messaggi alla parte più antica del cervello, l’amigdala, sede della nostra memoria emotiva. Lì, in quell’area, vengono subito decodificati in base alle esperienze vissute in passato come pericolosi o meno: così, dopo quel primo incontro, si inizia a scrivere il futuro della relazione.

Chi tende il braccio

«Se il braccio è teso, dritto, non rimane vicino al corpo della persona che offre il gesto, è un modo per mettere molta distanza e per marcare il fatto che si vuole comunicare con toni formali. Più l’avambraccio si allontana dal corpo e meno si è disposti alla vicinanza con l’altro» spiega il dottor Marco Pacori.

Chi usa anche l’altro braccio

«Se con la mano libera si tocca l’avambraccio della persona a cui si sta stringendo la mano, gli si sta trasmettendo il messaggio che si vuole essere amichevoli; se, invece, la mano che non è impegnata nella stretta viene messa davanti o sopra la spalla dell’interlocutore, allora, la situazione è ben lontana dall’avere toni cordiali: «L’altro ci sta dicendo che è una persona dominante, o che non gli siamo molto graditi» aggiunge Pacori.

Chi torce il polso

La stretta di mano è un gesto complesso. C’è chi atterrando la mano torce il polso dell’altro, in modo da fargli girare il palmo verso l’alto, qual è il messaggio taciuto in questo atto?
«Esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza» sottolinea Marco Pacori.

Chi stringe le dita

C’è chi offre solo poche dita, appoggiandole con molta leggerezza sulla mano dell’altro. «Gesto che evoca un baciamano stilizzato» commenta lo psicoterapeuta. «Può raccontare anche di una persona timida, ansiosa, sfuggente, evasiva o che ha una sorta di deferenza verso l’interlocutore. Potrebbe però essere anche un motivo a non fidarsi di quell’individuo».

Chi guarda negli occhi

Mentre si dà la mano, ci si dovrebbe guardare negli occhi. «Per non più di tre secondi, altrimenti se a stringersi la mano sono due uomini, potrebbe passare come un segnale di sfida e di aggressività. Nel caso siano un uomo e una donna, invece, potrebbe essere un sintomo di un interesse a voler approfondire la conoscenza anche in un’altra direzione».

Chi forza troppo

L’intensità della stretta deve essere forte, ma non troppo. «Se si esagera, si passa per uno che vuole prendere il comando. Se è lassa, invece, non trasmette fiducia. Se è moderata ed energica allo stesso tempo, allora si dà l’idea di essere una persona con cui si possa collaborare» conclude l’esperto.

Il significato per gli occidentali

«E’ l’incipit naturale di stampo occidentale di un incontro che precede a una conversazione. Una sorta di non detto entrato nel vocabolario del linguaggio non verbale di tutti. Orientali e africani, per esempio, quando “imitano” o “replicano” questo comportamento, possono apparire più impacciati, perché non appartiene alla loro cultura» conclude Marco Pacori.

LO STUDIO: rivela lo stato di salute

Per approfondire

Uno studio della Columbia university di New York e dell’università di Oslo, condotto su cinquemila adulti di Tromso (Norvegia), misurando la forza delle strette di mano con uno strumento detto vigorimetro, e incrociando poi i dati con la situazione sentimentale e fisica, ha rilevato che l’intensità del gesto è associata a fattori sanitari, come il rischio di cardiopatie, la mobilità fisica, l’essere socialmente attivi e la qualità della vita. Gli stessi elementi su cui influisce positivamente il matrimonio. Gli uomini con la stretta più debole, infatti, sono spesso risultati più soggetti a problemi di salute.

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