Psicologia dell’abbigliamento: sei quello che vesti

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Condizionati dal vestiario

Il linguaggio del corpo esprime emozioni, intenzioni, impulsi … ma é possibile usarlo al contrario, per indurre questi atteggiamenti assumendo volontariamente posture, facendo gesti o stimolando in altro modo i nostri sensi … in questo caso lo definiamo intelligenza corporea.

Per un giorno all’anno (o due, se consideriamo Halloween), il Carnevale, diventiamo qualcun’altro … semplicemente grazie ad una maschera.

In realtà, indossiamo divise, camici, tute, vestiti più classico o sportivi e un look i l’altro ci da sentire diversi.

L’abito fa davvero il monaco, nel senso che vestire in un modo più tradizionale o sportivo influisce sulle funzioni cognitive: lo hanno dimostrato Michael Slepian, professore associato di management presso la Columbia University, assieme ad altri colleghi.

Questi studiosi hanno fatto indossare degli abiti “classici” o casual a dei gruppi di studenti cui sono stati somministrati dei test per verificare le loro funzioni cognitive: bene, negli studenti che infossavano “panni” più formali il pensiero si é rivelato più astratto e più schematico.

Ancora più sorprenditi sono gli esiti di uno studio della psicologa Karen Pine, docente di psicologia presso L’University of Hertfordshire e autrice di Mind what you wear’ the psychology of fashion.

In un suo studio, ha fatto indossare ad un gruppo di studenti maschi scelti a caso una t- shirt bianca oppure una con l’effige di Supermen.

Sottoponendo, prima e dopo i partecipanti a dei questionari sulla personalità, ha scoperto che, a paragone con chi indossava la maglietta anonima, chi vestiva i panni del supereroe, provava un senso di esaltazione e una maggiore fiducia nel proprio fascino, ma non solo: avevano risultati migliori in dei test di intelligenza e si sentivano anche più forti: a confronto con i loro pari “ordinari”, reputavano di potere sollevare un peso maggiore!

In linea con queste indagine, le ricercatrici Katherine Karl, Leda McIntyre Hall, Joy Peluchette hanno voluto accertare se lo stile degli abiti indossati avesse un impatto sul modo di percepire se stessi.

Hanno, così, coinvolto un gruppo di da parte di impiegati e hanno sottoposto loro un questionario sull’effetto del modo di vestire nell’ambiente di lavoro.

L’esito del sondaggio ha dimostrato che gli intervistati avevano la sensazione di essere più competenti e autorevoli quando indossavano abiti formali; per contro, se vestivano in modo più casual si sentivano più socievoli e creativi.

Analogamente, Yajin Wang e Deborah Roedder John Astratto hanno appurato che se i nostri acquisti si indirizzano su beni di lusso (orologi, abiti firmati, scarpe di marca) sentiamo di avere uno status sociale elevato, il che, a sua volta, ci porta ad assumere posizioni politiche più conservatrici.

In uno studio parallelo (ma che prendeva in esame l’altra sponda, cioè l’impatto di chi indossa capi di lusso sugli altri) gli psicologi sociali Rob Nelissen Marijn Meijers, hanno messo in luce che gli impiegati che vestivano in modo più elegante, ricevevano più facilmente la cooperazione degli altri, donazioni più “pingui” se proponevano un contributo per beneficenza e riscuotevano risposte più esaustive se chiedevano ai colleghi suggerimenti su come svolgere una certa mansione o ottenere un aumento di salario.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

L’abbigliamento ospedaliero, sia per i pazienti che per il personale, è funzionale alla definizione dei ruoli; é parte integrante del contesto e facilità il mantenimento di una buona igiene.

I Medici Ingegerd Bergbom, Monica Pettersson Ermey Mattsson hanno, però, accertato che indossare il pigiama sancisce il passaggio da persona a paziente e quindi spersonalizza; inoltre, induce nell’utente un atteggiamento passivo e gli conferisce l’etichetta di malato; il che può influenzare negativamente il percorso di guarigione.

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