Intelligenza corporea: la postura che migliora l’umore

Categories: Articoli, Articoli sul linguaggio del corpo, In evidenza

Il modo di sedere influenza lo stato d’animo

L’intelligenza corporea, un nuovo filone della psicologia e del linguaggio del corpo dimostra come adottare posture, fare determinati gesti e stimolare in altro modo i sensi possono modificare, di rimbalzo, il nostro stato d’animo e la nostra energia.

Non serve essere esperti per rendersi conto se qualcuno che stiamo osservando o con cui scambiamo qualche parola é avvilito, scoraggiato o depresso: il suo tono di voce é sommesso, i suoi movimenti lenti; il volto poco espressivo. L’aspetto che colpisce di più in chi vive questa condizione é, però, la postura, che appare curva, afflosciata e priva di energia.

Prendendo spunto dalle recenti ricerche del filone noto come intelligenza corporea o cognizione incarnata, che hanno dimostrato come le sensazioni corporee possano influenzare gli atteggiamenti mentali, le psicologhe neozelandesi Carissa Wilkes, Elizabeth Broadbent, assieme ad altri colleghi, si sono chieste se modificando la posa del corpo si potesse migliorare l’umore.

Per dare una risposta a questo quesito, le due ricercatrici hanno coinvolto 61 partecipanti che, in precedenza, erano stati classificati come affetti da depressione lieve o moderata in base ad un test. Questi soggetti “giù di corda” erano stati scelti proprio perché era più probabile che, una volta seduti nelle loro postazioni, assumessero una postura ricurva e floscia.

Una volta accomodati, metà gruppo (la selezione era stata fatta in modo del tutto casuale) veniva lasciato libero di sedersi come preferivano; l’altra metà, invece, riceveva delle istruzioni precise su che posizione adottare.

Per prima cosa, venivano invitati a guardare dritto davanti a sé; poi, a sollevare le spalle e a spingere il petto in avanti. Infine, dovevano raddrizzare il collo.

Mentre erano seduti in modo naturale o nella posa suggerita, i volontari venivano messi “sotto pressione”: per stressarli, le studiose hanno chiesto loro di pronunciare un discorso che (veniva fatto credere) sarebbe stato successivamente giudicato.
Inoltre, veniva affidato loro il compito (snervante e noioso) di notare a ritroso da 1.022 a balzi di 13 cifre. In diversi momenti nel corso dello studio i partecipanti dovevano, poi, compilare dei questionari che misuravano il loro umore.

Gli esiti dell’esperimento hanno dato prova che chi aveva la postura più “composta”, a paragone dei loro compari “stravaccati” sentiva meno la fatica e mostrava un maggiore entusiasmo.

Infine, questi ultimi avevano usato un maggior numero di parole nell’esporre il discorso e meno pronomi singolari (come “me” o “io”). Questo stile del parlato suggerisce che avevano più energia, minore malumore ed erano meno concentrati su se stessi; cambiamenti coerenti con l’allentamento dei sintomi della depressione.

Naturalmente, l’effetto si esauriva dopo poco, ma di là del sollievo effimero questo studio suggerisce che mantenere una posizione eretta se si è un po’ giù di tono può contribuire a infondere una “sferzata” di fiducia in sé e ritemprare le forze.

Al di là del fatto che simbolicamente, rialzare la testa, gonfiare il petto e rizzare le spalle indicano l’assunzione di un atteggiamento più fiero e combattivo (e quindi che, indirettamente, possano ringalluzzire) sembra che la stessa postura curva possa provocare su un piano fisiologico degli scompensi che possono fiaccare e suscitare un senso di insofferenza.

Il collo chino in avanti e in basso produce una trazione delle vertebre cervicali che é accompagnato da una tensione dei muscoli del collo; il che, alla lunga, porta a mal di testa e torpore mentale.
Lo sforzo ripetitivo sul collo e sulla colonna cervicale può innescare una sindrome neuromuscolare cervicale può provocare dolore cronico del collo, inclinazione a perdersi d’animo e ansia.

Per approfondire
I Segreti dell'intelligenza corporea

Inoltre, può contribuire all’insufficienza vertebro-basilare, cioè ad una
riduzione dell’afflusso di sangue al cervello attraverso le arterie vertebrali sinistra e destra e le arterie basilari (tutti vasi sanguigni del collo). Per altro,
i neurologi Toshiro Fujimoto e Takayoshi Matsui, hanno messo in luche che
da un punto di vista biomeccanico, tenere il collo piegato verso il basso
genera pressione sulla colonna cervicale; il che contribuisce allo sviluppo di
un senso di debolezza e di demoralizzazione.

Comments

There are no comments on this entry.

Add a Comment

Will not be published

Optional