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Non tutti siamo capaci nella stessa misura a comprendere i messaggi non verbali: sesso,età , professione e personalità ci rendono infatti più o meno sensibili a questa dimensione della comunicazione

Rammarico

Espressioni facciali, autocontatti, gesti, movimenti del corpo lasciano trapelare i nostri atteggiamenti, le nostre intenzioni, le nostre attitudini, inclinazioni, ecc.

La nostra cultura ci porta a trascurare questi segnali; tuttavia non tutti siamo ciechi di fronte a questa forma di comunicazione.

La ricerca dimostra che alcune categorie di persone sono più capaci di altre a decodificare e a esprimersi attraverso il linguaggio del corpo.
Judith Hall, Robert Rosental ¹ e altri studiosi americani hanno elaborato un test che ha messo in un luce come personalità, professione, età e sesso possano contribuire a rendere gli individui più o meno sensibili verso i segnali non verbali.

Con un metodo messo a punto da loro (chiamato PONS o “Profilo Di Sensibilità Non Verbale”) hanno fatto delle scoperte decisamente interessanti.

Innanzitutto, sottoponendo i bambini al test, si sono resi conto che l’abilità a cogliere questi messaggi aumenta progressivamente con l’età a partire dagli 8 anni fino all’età adulta (fra gli adulti, le prestazioni si stabilizzano dai 20 ai 30 anni); con un’unica eccezione; la valutazione delle modificazioni della voce e di altri segni vocali è più precisa fra i più piccoli che fra i bambini più maturi.

Questo dato, che trova una conferma in altre indagini, indica probabilmente che la sensibilità al tono di voce viene in parte disim-parata nel corso della socializzazione.
Questo potrebbe dipendere dal fatto che, dato che la voce tradisce molti più messaggi emotivi rispetto alla postura o ai movimenti corporei, crescendo i bambini vengano condizionati ad ignorarli per evitare di mettere in imbarazzo il proprio interlocutore.

Quanto al sesso, si è appurato che le femmine sono, in linea di massima, più “acute” dei maschi e questa differenza rimane invariata a tutti i livelli d’età.
Il sesso “debole” è in particolare spicca soprattutto nella “destrezza” a distinguere i segni di emozioni negative.
Al riguardo però si è accertato ² che le donne che sono più legate al ruolo tradizionale sono meno smaliziate di quelle più emancipate.

In parte, questa sensibilità può dal fatto che dovendo accudire i neonati, le donne sviluppino una spiccata sensibilità per i loro vocalizzi e i loro movimenti corporei.
Ma la spiegazione più plausibile, dato che già a 8 anni le bambine sono più abili dei maschietti, è che esista una sorta di sensibilità innata dovuta alla diversa struttura del cervello femminile.

Certe attività professionali possono attirare le persone più dotate nella comunicazione non verbale, o forse l’esperienza in queste professioni migliora la capacità di de-codificare questo tipo di messaggi.
Sia come sia, I punteggi più alti nel PONS li conseguono infatti attori, studenti di arti visive e della comunicazione non verbale.
In seconda posizione troviamo la categoria dei clinici (psi-chiatri, psicologi, medici, in-fermieri psichiatrici e altri operatori dell’igiene mentale) i cui punteggi sono paragonabili a quelli degli stu-denti di scuola superiore.

Moderatamente “intuitivi” sono anche gli insegnanti e i dirigenti, ma certo non eccellono.

In numerosi studi i punteggi del PONS sono stati confrontati con vari tratti di personalità. In generale, gli individui che ottengono punteggi alti in questo test tendono infatti ad essere ben adattati, democratici e incoraggianti nei rapporti personali, estroversi, flessibili; inoltre godono di una buona popolarità e sono tendenzialmente cooperativi e disponibili.

Anche il giudizio di chi li conosce li definisce generalmente come più sensibili della media nelle interazioni interpersonali.
L’abilità a leggere i messaggi del corpo può dipendere anche da come si è vissuta la propria infanzia. Uno studio ³ degli psicologi Holley S. Hodgins Richard Koestner ha dimostrato, infatti, che l’abilità a cogliere i segnali non verbali è legata alle esperienze precoci: una temperamento mite, l’armonia fra i genitori e una moderata rigidità del padre sembra siano i fattore che maggiormente contribuiscono a far sviluppare questa facoltà.

Articoli citati: 

¹Hall, J. A., Rosenthal, R., Archer, D., DiMatteo, M. R., & Rogers, P. L. (1978).
Decoding wordless messages, Human Nature, 1, 69-75.
²Judith A. Hall, Amy G. Halberstadt, Christopher E. O’Brien, Sex Roles: A Journal of Research, Sept, 1997 
³ Holley S. Hodgins, Richard Koestner :the Origins of Nonverbal Sensitivity, Personality and Social Psychology Bulletin, Vol. 19, No. 4, 466-473 (1993)

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