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Gli Emoticons comunicano più di quanto immaginiamo

Quando scriviamo un’email, un sms o usiamo un messanger i nostri messaggi o le risposte possono risultare ambigue o poco chiare perché manca tutta quella parte dell’interazione che avviene su un piano non linguistico, dato da pause, intonazione, volume della voce, gesti e altri comportamenti non verbali.
Per ovviare a questa carenza, per prima cosa, si sono usati i segni di interpunzione (punti, parentesi, trattini, ecc.) combinandoli in modo che, visti di lato, evocassero la mimica facciale.
Questi abbozzi si sono poi evoluti in forme grafiche ben più ricche, espressive e accattivanti … e ormai sono onnipresenti nelle comunicazioni digitali personali e anche non.
In un indagine condotta nel 1998, i ricercatori americani Albert Haung, David Yen e Xiaoni Zhang hanno scoperto che l’uso degli emoticons negli istant messaging può rendere gli scambi più veloci, suscitare più simpatia e dare modo di esprimere delle emozioni con poche parole.
Gli stessi studiosi hanno commentato che questo stratagemma rende le comunicazioni più efficaci e efficienti.
Sempre Haung insieme ad altri ricercatori ha accertato che usare questi mezzi nei messaggi in un ambiente di lavoro aiuta a creare un clima più cordiale e cooperativo.
L’effetto degli “smilies”  sembra però si sia ridimensionato e sia cambiato nel tempo.
Qualche anno più tardi, infatti, Joseph Walther e Kyle D’Addario del Rensselaer Polytechnic Institute hanno infatti verificato che questi ultimi sono così inflazionati da non cambiare la percezione di un messaggio qualora ci siano o meno.
L’inverso é successo nell’uso dei cosiddetti “frownies” (la faccina con le sopracciglia aggrottate): quando compaiono in un’email, anche se il contenuto é positivo, suscitano un’impressione negativa nel destinatario o quanto meno delle perplessità.
Gli emoticons non sono gli unici aspetti non verbali che sono stati esaminati nelle comunicazioni digitali: il momento del giorno in cui si scrive un messaggio e il tempo che ci si mette a rispondere sono due altri fattori che incidono nella percezione di chi riceve i messaggi.
Joseph Walther e Lisa Tidwell hanno evidenziato come un’email provochi un impatto diverso a seconda del momento del giorno in cui é inviata.
Se si tratta di una comunicazione di lavoro e viene mandata di notte da l’idea che chi la scrive sia più dominante; il contrario avviene se si tratta di un messaggio tra amici: chi l’ha scrive é percepito come più intraprendente e sicuro di sé se la spedisce di giorno.
Conta anche il tempo di risposta: se si tratta di un messaggio di lavoro suscita reazioni più positive se la risposta é veloce quando è orario d’ufficio; mentre irrita se la risposta viene data immediatamente nel corso della notte (probabilmente perché trasmette una certa urgenza).
Il contrario vale per i messaggi tra amici: una risposta pronta viene particolarmente apprezzata se l’email é inviata di notte  (verosimilmente perché suscita l’idea che l’amico sia premuroso e disponibile).

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