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Movimento e memoria

Movimento e memoria

A chi non é capitato di pensare a qualcosa, andare al bagno o in cucina e rendersi conto di averla dimenticata oppure di uscire di casa avendo ben chiara la lista della spesa e poi, arrivati al supermercato, accorgersi di aver di aver dimenticato cosa dovevamo comprare?

La spiegazione che comunemente ci diamo in questi casi é di essere smemorati, distratti, stressati o, peggio, di soffrire di qualche disturbo della memoria.

Tuttavia, una recente ricerca di Gabriel Radvansky, Sabine Krawietz, Andrea Tamplin, psicologi dell’Università americana di Notre Dame, hanno dato prova che é proprio il fatto di uscire dall’ambiente fisico in cui abbiamo “fissato” i ricordi a provocarci queste amnesie.

Già degli studi precedenti ricerche hanno dimostrato che il luogo in cui si pensa influenza la memoria: ad esempio, Endel Tulving e Donald Thomson hanno accertato che le informazioni apprese in uno specifico luogo sono più accessibili se si torna o si rimane in quel posto.

Per approfondire e sviluppare questa scoperta, Radvansky e colleghi hanno condotto una serie di esperimenti in ambienti sia reali che virtuali: compito dei partecipanti era eseguire esercizi di memoria dopo essersi spostati da una stanza all’altra.

Nel primo studio sono stati coinvolti 31 volontari che erano stati “immersi” in uno spazio virtuale. In questo scenario, i soggetti dovevano prelevare degli oggetti da un tavolo e portarli su un altro tavolo: le condizioni sperimentali erano due. In una, la stanza era divisa in due e per accedere all’altra zona bisognava attraversare una porta; nell’altro caso, la stanza era unica, ma lunghezza del tragitto era la stessa. Al termine del “trasloco” ai soggetti veniva chiesto di ricordare cosa avessero spostato.

Nella seconda fase dell’esperimento, i volontari dovevano muoversi in un laboratorio (reale, questa volta): in questa ulteriore tranche dovevano portare una scatola con oggetti di forme diverse da una stanza all’altra; anche qui i vani erano separati o meno da una porta. Dopo di ché, venivano mostrate loro delle figure al computer e gli veniva chiesto se effettivamente si trovassero nella scatola.

In entrambi, i disegni sperimentali é stato appurato che attraversare una soglia, rendeva più scadente la memoria degli oggetti, confermando in questo modo che la nostra capacità di ricordare é legata all’ambiente in cui i dati vengono immagazzinati.

Questa constatazione, ha indotto i ricercatori a fare un’ultima prova: in questa situazione i volontari facevano le stesse cose delle altre sessioni, con la differenza che passando diverse porte alla fine tornavano nuovamente alla stanza in cui l’esperimento aveva avuto inizio: in questo caso, la memoria risultava più efficiente, suggerendo che l’atto di passare attraverso una porta viene usato dalla mente come una sorta di “separè” che consente di archiviare i ricordi in modo organizzato.

Le implicazioni pratiche di questa ricerca sono molteplici: ad esempio, se ci capita di uscire da una stanza e dimenticare perché lo abbiamo fatto, basta tornare nello stesso luogo per richiamare il ricordo. La stessa strategia vale se perdiamo qualcosa: tornando nell’ultimo posto in cui ricordiamo di averlo avuto con noi, può tornarci in mente dove l’abbiamo messo.

Poniamo, ora di voler dimenticare un evento accaduto in una stanza o qualcosa che é legato ad un certo ambiente: ad esempio, il fatto di aver trovato il nostro partner a letto con qualcun altro; aver subito un furto casa e di aver trovato una stanza completamente a soqquadro; esserci fatti mali seriamente cadendo nella vasca da bagno. Cambiare il colore delle pareti, quadri o stampe o altri elementi di arredo smorzerà l’intensità emotiva del ricordo spiacevole o doloroso.

Per approfondire

Se dobbiamo affrontare un esame o un concorso sarà bene ripetere le nozioni in luoghi diversi così da evitare di associarli ad un preciso ambiente (per poi, dimenticarcene al momento della prova) o, ancora meglio, recarci nel posto in cui sosterremo l’esame e metterci a studiare proprio lì (funziona anche se ci troviamo all’esterno dell’edificio).

In modo analogo, anche l’oblio può essere “incollato” al posto in cui ci troviamo: se non ricordiamo qualcosa seduti alla scrivania o in salotto è buona regola alzarci e andare in qualche altro punto dell’ufficio o della casa: il più delle volte, nel momento stesso in cui “transiteremo” fuori da quell’ambiente la cosa ci verrà in mente.

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