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L'ipnosi ripara il cervello

L’ipnosi ripara il cervello

Nella vita è difficile che tutto vada liscio: stress, traumi, lutti, delusioni e fallimenti prima o poi incrociano la nostra esperienza, lasciando talvolta profonde ferite emotive o condizionando le nostre relazioni, la stima di sé e la fiducia nei propri mezzi e nel futuro.

Possiamo pensare che questi “incidenti” lacerino l’anima oppure, come provano le recenti scoperte delle neuroscienze, alterino il funzionamento, l’integrità e perfino la morfologia del nostro cervello.

Vivere un evento tragico, ad esempio, si è osservato, può provocare un “restringimento” del corpo calloso (la cerniera che collega i due emisferi), limitando notevolmente la nostra capacità di comprendere le emozioni e di reagire in modo adeguato.

La sindrome da affaticamento cronico (un perenne stato di esaurimento fisico) può determinare una diminuzione del volume della materia grigia del cervello.
In chi ha vissuto delle tragedie, specie, se ha sviluppato il PSDA – Disturbo da Stress Post Traumatico (caratterizzato da ansia, incubi ricorrenti, ecc.), la dimensione dell’ippocampo (una struttura cardine della memoria) é più piccola del 18% rispetto alle persone “normali” e le sue connessioni con le altre regioni cerebrali risultano “danneggiate”.

Una delle peggiori “pestilenze” per il cervello è, però, la depressione.

Uno studio condotto dal ricercatore tedesco Thomas Frodl con l’uso della fMRI (risonanza magnetica funzionale) ha portato alla luce una realtà sconcertante al riguardo: chi soffre di questo disturbo in modo grave e prolungato presenta diverse anomalie del cervello rispetto a chi é “in salute”; in particolare, sono state riscontrate delle alterazione dell’ippocampo, della corteccia cingolata anteriore (coinvolta nella capacità di risolvere i conflitti) e della corteccia prefrontale (l’area sede del pensiero critico e dell’abilità di organizzare, pianificare ed eseguire le proprie attività e il pensiero).
Seguendo i depressi per un arco di tre anni, lo studioso ha rilevato che questo deterioramento peggiora con il passare del tempo.

Anche l’ansia, quando è persistente, logora il sistema nervoso centrale: ad esempio, si è appurato che in questo disturbo aumenta il metabolismo chimico del cervello creando uno stato di iperattività e una condizione di eccessiva allerta; inoltre, rallenta le funzioni della corteccia prefrontale.

Chi ha letto fino a questo punto e soffre di questi disturbi avrà la sensazione che gli sia stata comminata una condanna all’ergastolo: tuttavia, un modo per “riparare” il cervello c’é e si chiama psicoterapia, specie quella ipnotica.

L’intuizione al riguardo va attribuita al premio nobel per la medicina Eric Kandel ed é stata provata scientificamente da una serie di studi presentati al 20° Congresso mondiale di Medicina psicosomatica” svoltosi a Torino nel 2009.

L’ipotesi più originale e verosimile su come questo sia possibile é stata formulata dai biologi russi Vladimir Poponin e Piotr Gariaiev.

Studiando il DNA, questi ricercatori, hanno scoperto che quello che é comunemente conosciuto come DNA spazzatura (Il 90% del nostro corredo genetico) é strutturato secondo le stesse regole delle lingue umane: confrontando la sintassi (il codice per coordinare le parole, così da produrre le frasi) e la semantica (il modo in cui attribuiamo un significato alle parole) questi studiosi hanno rivelato una coincidenza sorprendente: gli alcalini del nostro DNA sono governati da regole grammaticali sovrapponibili a quelle del linguaggio.

Per questo motivo, l’espressione verbale, attraverso la sua componente vibrazionale e ritmica, ha l’effetto di modificare il codice genetico e, nello specifico, di rigenerare il tessuto cerebrale e di ripristinare i collegamenti interrotti.

Naturalmente, perché le parole possano raggiungere il DNA ci vuole un veicolo: questo mezzo sono le emozioni ed é proprio quanto fa l’ipnosi, specie quella non verbale, che stimola l’amigdala, la struttura dove vengono elaborate tutte le nostre esperienze emotive.

Qualcuno avrà letto l’articolo con il cuore in gola. Può riprendere a respirare: tornare a una vita “normale” si può … la scienza ha riacceso la speranza!

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