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Il riconoscimento dei volti dipende dal cervello

Distinguere qualcosa di elementare, come capire che ci si trova di fronte ad una faccia piuttosto che ad una casa, richiede un tempo molto breve (circa 150 millesimi di secondo).

Tuttavia, realizzare se un volto ci é familare o meno può richiedere da 100 ms a 1 secondo a seconda di quanto siamo fisionomisti e in rapporto al fatto che quel volto appartenga ad una persona che abbiamo visto spesso o poco o che l’abbiamo rivisto a distanza di tempo (ad esempio, un compagno di classe delle scuole medie ritrovato quando entrambi abbiamo raggiunto i 30 anni).

Molte fattori possono contribuire alla facilità o alla difficoltà del riconoscimento di un volto: così, se stiamo parlando di qualcuno e poi lo vediamo, capiamo subito che di chi si tratta perché il discorso ha attivato la memoria di quella persona nel nostro cervello; per contro, se vendiamo qualcuno (anche se si tratta di una persona nota) in un contesto insolito (come il nostro vicino di casa a New York) possiamo non riconoscerlo.

In ogni caso, che si tratti di mettere a fuoco un volto familiare in una foto di gruppo o, individuare un pezzo di puzzle scomposto in mille pezzi é sempre la stessa area del cervello ad attivarsi:la circonvoluzione fusiforme o Area Fusiforme Facciale (FFA);
una regione implicata nel riconoscimento di forme complesse, dei numeri e dei volti.

Ora, grazie all’uso della fMRI (risonanza magnetica funzionale – che da modo di “filmare il cervello”) é stato possibile comprendere quale aspetto la renda più o meno efficiente: é la densità dei collegamenti dei neuroni a determinare la sua abilità, ma in un modo che non era prevedibile in base alle precedenti ricerche sul tema.

Il rapporto tra lo spessore della corteccia cerebrale (lo strato più esterno ed evoluto del cervello) e altri tipi di processi, come apprendimento motorio e l’acquisizione di competenze musicali sono, infatti, già stati osservati in precedenza.

E’ la prima volta che abbiamo trovato una relazione diretta tra la struttura del cervello e l’esperienza visiva“, ha dichiarato in un’intervista David Wilson, che capitanato il team di ricerca che é giunto a questa sorprende conclusione.

Il rapporto sembra relativamente semplice: ad esempio, la capacità di riconoscere i simboli di un pentagramma (lo spartito musicale), cioè chiavi, note, diesis, bemolle, semicroma, ecc. é legato al numero di nuove connessioni che si creano tra i neuroni del “settore” di pertinenza, rendendo quell’area più densa.

Grazie alla nuova ricerca é stato rilevato che lo stesso principio vale anche per le “competenze” della circonvoluzione fusiforme; sebbene, il riconscimento di oggetti o di facce dipenda da una densità diversa.

Per arrivare a questa conclusione, Gauthier e i co-autori, Rankin McGugin e Ana Van Gulick, hanno misurato la capacità di 27 uomini di identificare diversi tipi di oggetti divisi in due gruppi: viventi e inanimate .
Inoltre, hanno testato l’abilità dei volontari a riconoscere i volti.

Utilizzando le tecniche di brain-imaging, i ricercatori sono stati in grado di individuare la posizione esatta del FFA di ogni individuo; cosa che ha dato modo di misurarne lo spessore.

Quando hanno analizzato i risultati, i ricercatori hanno scoperto che gli uomini con un corteccia FFA più spessa erano più capaci a distinguere gli oggetti inorganici, mentre quelli con una FFA più sottile si mostravano più abili ad individuare i volti e le specie viventi.

Per approfondire

Questo risultato suggerisce che i buoni fisionomisti agiscono in modo istintivo, guardando qualcosa (come appunto un volto) nel suo insieme, oltre ad essere più empatici, cioé portati per le relazioni interpersonali; per contro, chi é più razionale acquisisce una capacità di mettere a cogliere figure complesse esaminandole in modo più analitico e tende ad essere più “freddo”.

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